mercoledì, Novembre 25

Ucraina, entra in gioco anche la Cina I massicci soccorsi cinesi al governo di Kiev potrebbero agevolare la ricerca di una soluzione pacifica del conflitto sempre aperto

0

Adesso è bastata una visita a Kiev nello scorso dicembre di un vice premier cinese con l’annuncio, pur sempre non altisonante, di nuovi accordi ed impegni reciproci di crescente portata, per richiamare una viva attenzione su di essi e sul loro più ampio significato attuale. Al punto che, ad esempio, una pubblicazione del Consiglio atlantico giunge ad intitolare un proprio commento sul tema ‘Con la Russia ai bordi, la Cina entra aggressivamente in campo in Ucraina’.

Le dimensioni del fenomeno sono comunque imponenti, ben al di là degli scambi commerciali aumentati del 18% nel 2017 salendo ad un valore complessivo di quasi 8 miliardi di dollari e portando la Cina al terzo posto tra i partner dell’Ucraina dopo l’Unione europea (con la quale vige un accordo di libero scambio) e la Russia. Alla ben nota attrazione per chiunque della vasta gamma e dei bassi costi della produzione industriale c inese fa riscontro qui il tangibile interesse di Pechino per la capacità ucraina di esportare ingenti quantità di prodotti agricoli, gas naturale nonchè armi di vario genere e spesso di elevato livello tecnologico, a suo tempo preziose per l’intera Unione Sovietica.

A questo interesse si aggiunge quello per la posizione strategica dell’Ucraina riguardo alle vie di comunicazione e di trasporto intercontinentali, per lo più da estendere o costruire ex novo anche sul suo territorio. Compito, questo, che Pechino mostra di volersi assumere senza risparmio di mezzi, finanziando progetti comuni (come ha appena annunciato il vice premier Ms Kai) per 7 miliardi di dollari di vivo interesse anche per Kiev. Un paio di questi riguardano il rinnovamento della metropolitana della capitale ucraina e la realizzazione di un collegamento ferroviario tra la stessa città e il suo aeroporto.

Un altro progetto, di particolare rilievo non solo economico, concerne l’ampiamento, già iniziato da parte cinese, dei porti commerciali di Mariupol e Berdiansk, situati nel piccolo Mare di Azov che appariva destinato al predominio russo dopo l’annessione della Crimea mentre le rispettive città, non a caso, si trovavano già sotto tiro da parte dei ribelli dell’adiacente Donbass.

Di fronte a questa nuova e spettacolare proiezione di iniziative cinesi in ogni parte del pianeta comprese le aree più critiche gli osservatori non mancano di domandarsi contro chi possa essere rivolta l’asserita ‘aggressività’ di Pechino o quanto meno a chi possa maggiormente giovare oppure nuocere. Che giovi indiscutibilmente all’Ucraina o, se si preferisce, a Poroshenko e compagni, non c’è dubbio. Come è stato seccamente puntualizzato da qualcuno, l’Ucraina ha urgente bisogno di soldi, la Cina li ha e glieli dà. E senza sottilizzare troppo, si può aggiungere, su come vengano usati o scialacquati.

Quanto agli altri, la maggioranza degli esperti sembra propendere a individuare l’Occidente come principale se non unico danneggiato, anche perchè troppo schizzinoso, e tenendo ovviamente conto dell’amicizia, dell’affiatamento e del prevalente allineamento, finora, tra Mosca e Pechino. La Cina, si argomenta in sostanza, aiuta con i soldi la Russia a vincere la partita in corso a nord del Mar Nero, e in prospettiva anche altre analoghe nel Vecchio Continente.

Ma c’è anche una minoranza che non manca di buoni argomenti. Si dovrebbe infatti ricordare innanzitutto che Pechino, pur appoggiando di regola Mosca in ogni sede, non ha mai riconosciuto formalmente l’annessione russa della Crimea. Lo scorso anno, invece, si è proposta come mediatrice tra tutte le parti in causa nel conflitto in corso in Ucraina e nel più ampio contenzioso che lo riguarda. La proposta, finora, è rimasta lettera morta, ma potrebbe riscuotere maggiore successo ora che la Cina scende anch’essa in campo quanto meno implicitamente e a suo modo.

In secondo luogo, e soprattutto, Pechino sarebbe a questo punto decisamente contraria a qualsiasi mossa o gesto tale da provocare un inasprimento o allargamento del conflitto in corso e mettere quindi a repentaglio i copiosi investimenti cinesi nella regione. Quale parte potrebbe più probabilmente compierli, nelle attuali circostanze, non è facile capire, data l’elevata fluidità della situazione in ogni suo aspetto. Mosca, ad ogni buon conto, non sembra potersi permettere di contrariare platealmente un amico forte di così buoni titoli per assurgere a nuova superpotenza mondiale. E la pace, in fondo, dovrebbe stare a cuore a chiunque altro.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore