martedì, Luglio 16

Ucraina: ancora scintille tra Mosca e Kiev Dopo gli incidenti nel Mare di Azov, continua lo scambio di accuse tra russi e ucraini: il punto di vista di Aldo Ferrari (ISPI)

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Ancora non è chiara la dinamica dell’incidente avvenuto la sera del 25 novembre nel Mare di Azov, al largo della penisola di Crimea, tra le Marine Militari russa ed ucraina. Secondo le ricostruzioni disponibili, imbarcazioni russe ed ucraine sarebbero venute in contatto sullo Stretto di Kerč‘: ne sarebbe scaturito un conflitto a fuoco in cui tre marinai di Kiev sarebbero rimasti lievemente feriti; tre imbarcazioni ucraine sono poi state fermate e poste sotto sequestro da parte della Marina russa; lo Stretto è stato chiuso al traffico navale.

Immediatamente è iniziato lo scambio di accuse tra i Governi di Ucraina e Russia. Da Kiev, il Presidente Petro Porošenko ha parlato di un attacco gratuito, ingiustificato ed ingiustificabile, dichiarando la legge marziale e mettendo in stato di allerta le Forze Armate sul confine orientale. Le Autorità russe, dal canto loro, hanno parlato di una provocazione da parte delle imbarcazioni ucraine che avrebbero invaso le acque territoriali di Mosca e avrebbero intrapreso manovre pericolose di fronte all’intervento delle unità della Marina della Federazione, provocandone la reazione violenta. Le accuse di Mosca, attraverso il Ministro per gli Affari Esteri, Sergej Lavrov, la dichiarazione della legge marziale in Ucraina non farà altro che esasperare ulteriormente gli animi aumentando il rischio di una degenerazione della crisi. Inoltre, Lavrov ha affermato che la provocazione ucraina era preparata da tempo ed organizzata con il sostegno politico dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Da parte loro, i rappresentati della UE (e dei principali Paesi dell’Unione, tra cui Francia, Germania ed Italia), degli USA e della NATO si sono immediatamente schierati a favore di Kiev, chiedendo al Governo russo di rilasciare le imbarcazioni ucraine sequestrate e di riaprire lo Stretto di Kerč’ al traffico navale. Secondi le ultime notizie, lo Stretto sarebbe nuovamente navigabile.

Secondo il Professor Aldo Ferrari, a capo del programma dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) che si occupa di Russia, Caucaso ed Asia Centrale e docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ciò che è accaduto ancora “non è chiaro perché le informazioni, come sempre avviene in questi casi, sono contrapposte e, per avere una comprensione corretta di quello che è avvenuto, bisognerebbe conoscere con assoluta precisione e certezza le diverse fasi della vicenda: queste imbarcazioni ucraine erano autorizzate ad entrare nello spazio conteso? Avevano fatto tutti i passi formali necessari, oppure no?”. Da queste informazioni dipende ogni tipo di valutazione sulla vicenda; al di là dell’episodio specifico però, continua Ferrari,  “ciò che si può dire è che questi eventi derivano dal fatto che tuttora, purtroppo, si è lontanissimi da un accordo politico tra Russia ed Ucraina e, quindi, incidenti del genere possono avvenire a causa della perdurante ostilità tra i due Paesi”.

Le acque del Mare di Azov, infatti, sono strategiche, tanto per l’Ucraina quanto per la Russia, per il trasporto di molti beni, tra cui grano e legumi, ma anche idrocarburi. Nel 2003 il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin e l’allora Presidente della Repubblica Ucraina, Leonid Kučma, firmarono un trattato secondo cui le acque del Mare di Azov e dello Stretto di Kerč’ erano considerate sia ucraine che russe. Con le ribellioni dei ribelli filo-russi nelle regioni di Crimea, del Donbass e Lugansk,  nel 2014, i rapporti tra i due Stati si sono profondamente deteriorati: il Donbass e Lugansk si sono costituiti in Repubbliche formalmente indipendenti ma legate politicamente a Mosca; la Crimea, invece, è stata annessa alla Federazione Russa tramite un referendum nel 2014. Nonostante gran parte della Comunità Internazionale non riconosca le Repubbliche di Doneck e Lugansk, né tanto meno l’annessione della Crimea da parte di Mosca, il Cremlino non ha mai esitato nel considerare la penisola parte del proprio territorio. Subito dopo l’annessione della penisola, il Governo di Mosca iniziò, infatti, i lavori per un ponte che collegasse la Crimea al territorio della Federazione; il ponte, terminato nel 2018 ed inaugurato da Putin in persona, è un’opera colossale che, secondo le accuse di Kiev, servirebbe ai russi per controllare il passaggio strategico e danneggiare gli interessi ucraini.

La tensione tra russi ed ucraini, insomma, non è una novità degli ultimi giorni e affonda le sue radici lontano nel tempo (secondo alcuni addirittura al tempo dello Zar Ivan IV che, nel XVI secolo, fece distruggere la città di Novgorod colpevole di essersi alleata ai suoi nemici polacchi). Proprio per questo, in assenza di informazioni precise, è molto difficile capire quali, tra le reciproche accuse, siano reali e quali no: Kiev accusa Mosca di aver attaccato senza ragione; Mosca accusa Kiev di ripetute provocazioni e sconfinamenti. Secondo il Professor Ferrari, è molto difficile stabilire chi possa aver scatenato l’incidente: “chi dei due ha interesse a creare tensione o ad attirare l’attenzione su di sé? Tra i due Paesi, forse, si può dire che quello che ne ha più bisogno è l’Ucraina: tra non molto, alla fine di marzo, ci sono le elezioni presidenziali. nei mesi scorsi, l’Ucraina si è attivata con grande successo in un ambito diversissimo ma ricollegabile, ovvero con la richiesta dell’autocefalia per la Chiesa Ortodossa di Kiev. Inoltre, l’Ucraina è in una situazione economica difficilissima, quindi i vertici ucraini avrebbero interesse ad accrescere la tensione per ricompattare il Paese in vista delle elezioni. Questa, però, è solo una possibilità”.

Dalla parte opposta, continua Ferrari, “la Russia apparentemente non ha questo interesse perché in questo momento è in netto vantaggio: ha l’acquisizione, reale anche se non riconosciuta dalla Comunità Internazionale, della Crimea e, attraverso l’instabilità nella regione del Donbass, tiene l’Ucraina sotto scacco; non ha certo bisogna di acuire la tensione. Questo, però, non vuol dire nulla ed è assolutamente possibile che gli incidenti siano avvenuti per colpa russa”.

Per sintetizzare, insomma, forse l’Ucraina avrebbe maggior interesse nel provocare questi incidenti, non si può escludere, però, che si sia trattato semplicemente di un incidente: in questo caso, la  responsabilità potrebbe essere tutta ucraina come tutta russa.

Nonostante i toni accesi e le minacce, nonostante la legge marziale e la mobilitazione delle Forze Armate ucraine, appare improbabile che l’attuale crisi possa sfociare in uno scontro armato tra russi ed ucraini. Secondo Ferrari, infatti, “la situazione verrà risolta in maniera diplomatica”; questo perché, al di là dell’inevitabile tensione che un incidente del genere può provocare, una soluzione armata “non è interesse né dell’Ucraina, che nonostante l’appoggio dei Paesi occidentali è militarmente molto più debole della Russia, né della Russia, che non otterrebbe nessun vantaggio nel rinfocolare la questione”. Ciò detto, continua Ferrari, “resta aperto il problema geopolitico del rapporto tra Russia ed Ucraina che, purtroppo, non sembra in corso di soluzione”.

C’è inoltre la questione del ruolo che, in caso di scontro aperto, giocherebbero gli alleati occidentali di Kiev, UE ed USA in primo luogo. La politica UE, nonostante da anni non sia caratterizzata da rapporti particolarmente cordiali con la Russia, tenta sempre di trovare un’intesa che eviti lo scontro diretto (delle ultime ore la notizia di una proposta di mediazione tra le parti che arriva da Berlino); allo stesso modo, anche gli USA, nonostante le altalenanti invettive dai toni aggressivi del Presidente Donald Trump, non avrebbero interesse in uno scontro con una potenza militare forte come la Federazione Russa. Ferrari afferma: “UE, USA e NATO sono chiaramente schierati sin dal 2013-2014 a sostegno dell’Ucraina e, quindi, non farebbero mancare il proprio supporto. Evidentemente, però, questo supporto dovrebbe restare ben lontano dallo scontro armato: stiamo parlando di una potenza nucleare come la Russia e non c’è nessun desiderio o volontà di portare la contrapposizione ai massimi livelli di scontro. In ogni caso è certo che l’Occidente sosterrà l’Ucraina come ha fatto negli ultimi anni”. “Ragionevolmente, quindi”, conclude Ferrari, “si andrà verso una rapida soluzione della crisi”.

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