mercoledì, Settembre 30

Ucraina al voto: ecco chi sono i candidati papabili Volodymyr Zelensky in testa ai sondaggi, Petro Poroshenko e Yulia Timoshenko testa a testa: sono i 3 sul totale di 39 che ce la possono fare

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39 candidati per 35 milioni di elettori: queste sono le elezioni presidenziali del 31 marzo in Ucraina. A contendersi la presidenza, di fatto, sarebbero solo 3 candidati:  l’attuale Presidente Petro Poroshenko, Yulia Timoshenko e Volodymyr Zelensky.

Poroshenko e l’ex premier Tymoshenko sono rimasti fino a ieri testa a testa in tutti sondaggi, in seconda o terza posizione. Solo nelle ultime ore si è registrato uno stacco del Presidente uscente: la media di tutti i sondaggi segnala il 14,3 per cento delle preferenze per Poroshenko e il 12,3 per Tymoshenko.
Il primo, nei sondaggi, rimane da settimane il comico Volodymir Zelensky. Anche se si presenta come esterno al sistema, a trasmettere i suoi show è l’emittente televisiva ‘1+1’ del tycoon Ihor Holomoisky che alcuni indicano come il burattinaio in contumacia (è fuggito dalle inchieste della magistratura) della discesa in campo dell’attore.
Se nessuno dei candidati supererà il 50% si andrà al ballottaggio in aprile. Ma chi sono questi 3 candidati?

Petro Poroshenko

Da tecnocrate a campione di patriottismo. Il Presidente uscente Petro Poroshenko si presenta alle elezioni di domenica con una veste diversa, idealmente la mimetica che ha davvero indossato in diverse occasioni in questi anni e che sembra aver sostituito l’abito blu da pragmatico magnate interessato a trasformare il suo paese in una democrazia liberale.
A far dimenticare i risultati -deludenti, per molti, solo realisticamente lenti per altri- sul fronte delle riforme necessarie al Paese per rilanciare la sua economia, e i diversi casi di corruzione e nepotismo che hanno macchiato il suo mandato, vi è la dichiarazione dello stato marziale un mese dopo il sequestro delle navi e dei marinai ucraini nello stretto di Kerch da parte delle forze russe lo scorso novembre, la nascita della chiesa ortodossa autocefala il mese successivo a coronamento di un processo avviato dal Presidente, la difesa della lingua Ucraina e le misure per escludere la cultura e la propaganda russa nel paese.
Il suo slogan, ‘Esercito, lingua, fede’, è stato in questo senso azzeccato. Non chiaro se in modo sufficiente a vincere le elezioni. Impresa, quella di rimanere Presidente per un secondo mandato, riuscita solo in un’occasione in Ucraina a Leonid Kuchma rieletto nel 1999.

 In questi mesi di campagna elettorale di guerra, Poroshenko ha sottratto spazio ai candidati patriottici ed è risalito nei sondaggi che all’inizio lo davano per spacciato (era al sei per cento delle intenzioni di voto lo scorso luglio). Ha quindi pescato consensi prima di tutto all’ex Ministro della Difesa, Anatoliy Hrytsenko, leader del partito Posizione civica, unico personaggio politico in Ucraina slegato dai poteri economici, e fra l’altro sostenuto da riformisti della prima ora e anche in alcuni ambienti occidentali.

Yulia Tymoshenko

Yulia Tymoshenko è stata premier e oppositrice, ‘reginetta del gas’ e ‘dissidente’. Alla Verkhovna Rada dal 1996, non può presentarsi come estranea ai giochi politici. Anche perché il suo operato in Parlamento la inchioda al conservatorismo, per quanto europeista. Chiede e promette cambiamento, laddove per cambiamento intende, in una campagna elettorale incentrata sulle critiche a Petro Poroshenko, suo vero rivale, cambiamento di leadership.
Domenica quindi sfida direttamente il Presidente per riuscire ad arrivare al voto di ballottaggio di aprile se, come prevedono i sondaggi, a vincere la maggioranza dei voti al primo turno sarà il comico Volodymir Zelensky.
In questi mesi, la leader del partito Batkivshchyna (Madre Patria), a cui tutto si può contestare esclusa la combattività che la pone anche come forza divisiva, ha girato il Paese in lungo e in largo con toni populisti e vaghi contenuti socialisti e comunque contraddittori (contro i diktat dell’Fmi ma anche favorevole all’Ue che tali condizioni ha sottoscritto).
Per quanto sfuggente possa sembrare la politica di Tymoshenko, non è fra i deputati che hanno sostenuto la modernizzazione da quanto sono stati eletti o rieletti nell’ottobre del 2014.
Si è opposta alla maggioranza delle nuove leggi sollecitate dal Fondo monetario internazionale per liberalizzare l’economia e contrastare la corruzione.
Da premier aveva sancito con la Russia un accordo sul prezzo del gas che sarà poi al centro del caso giudiziario montato contro di lei sotto Viktor Yanukovich, che nel 2011 le valse una condanna a sette anni di carcere per abuso di potere e per cui sarà incarcerata, incarnando, nella cella videosorvegliata 24 ore su 24 che le era stata destinata nell’est del Paese, la condizione unica posta dall’Unione europea a Kiev sul fronte del rispetto dei diritti civili. La sua scarcerazione, avverrà solo il giorno della vittoria della Maidan, con la fuga di Yanukovich del 22 febbraio del 2014. In serata Tymoshenko, che nella rivoluzione arancione del 2004 aveva incantato la folla sulla piazza principale di Kiev, questa volta viene fischiata.

 Dopo la sconfitta al primo turno alle presidenziali del 2014, quella del 2010 al secondo turno contro Yanukovich, a questo nuovo voto si è sentita predestinata a una vittoria che potrebbe non arrivare, tanto che in molti la paragonano a Hillary Clinton, per la sicurezza che nel 2016 la candidata democratica aveva di vincere e arrivare alla Casa Bianca e la sconfitta a cui è poi andata incontro.
Nei suoi anni di governo, non è riuscita a smontare il legame simbiotico e corrotto fra politica e mondo degli affari che soffoca la crescita dell’Ucraina. Sulla cresta dell’onda dalla rivoluzione arancione del 2004, con la treccia bionda e gli abiti tradizionali che la rendevano riconoscibile a elettori e osservatori come candidata anti elite, è cresciuta con la mamma a Dnepopetrovsk (stessa regione di origine di Zelensky). Laureata e con dottorato in ingegneria, si è arricchita dalla fine degli anni Ottanta, prima con un negozio di cassette video per arrivare in pochi anni al settore del gas in cui ha primeggiato nella seconda metà degli anni Novanta, e che per questo era chiamata ‘reginetta del gas’.
E’ stata vice premier con Leonid Kuchma Presidente. Licenziata, dopo il carcere è tornata in politica durante la rivoluzione arancione.
Dopo un anno come premier con Viktor Yuschchenko presidente, lascia il governo, così come anche Poroshenko. Per essere rinominata premier alla fine del 2007, carica che terrà fino al 2010. Sconfitta al voto per le presidenziali di poco da Yanukovich, viene subito incriminata e condannata.

In questi anni ha fatto diversi passi falsi. Fra cui quello di aver voluto sfruttare la fama della pilota militare detenuta in Russia Nadia Savchenko, eletta in assenza alla Verkhovna Rada con il partito di Tymoshenko. Una volta tornata in patria, Savchenko è stata coinvolta in uno dei casi più bizzarri della storia politica del paese, accusata di aver voluto rovesciare il governo, ed è in carcere con l’accusa di terrorismo.

Volodymir Zelensky

 Il ‘servo del popolo’ Volodymir Zelensky porta nella realtà il ruolo che lo ha reso celebre in Ucraina: l’uomo qualunque che diventa Presidente per il candore e la sincerità del suo slancio contro la corruzione.
L’ex insegnante Vasyl Holoborodko che lui interpreta, reso famoso suo malgrado da uno studente che mette in rete la registrazione di una lezione in classe contro la corruzione, nella sua versione reale, è riuscito a scalare in queste ultime settimane i sondaggi, superando il Presidente uscente Petro Poroshenko e l’ex premier Yulia Tyoshenko, in vista del primo turno delle elezioni presidenziali di domenica.
Ideatore dello show, ‘Vecherniy Kvartal’ (cartello della sera) in cui ironizza su politici di tutte le fazioni, Zelensky è originario della regione orientale di Dnipro e propone l’avvio di negoziati diretti con la Russia sul Donbass e quindi un referendum sul loro esito. Non nasconde lo scetticismo per una integrazione con l’Unione Europea ed è critico delle politiche dell’Fmi, dai cui stanziamenti il Paese dipende. Non è inquadrabile come esponente filorusso, anche se in questi mesi ha raccolto i consensi che erano di quello che fu il Partito delle regioni di Viktor Yanukovich, oramai disperso come il Blocco che ha tentato invano di prenderne l’eredità.
Gli show prodotti dalla sua società Kvartal 95 sono in genere in lingua russa. E una parte significativa dei profitti, fino al 2014, arrivavano dalla Russia. Anche se l’attore ha ancora partecipazioni nell’industria cinematografica russa e anche per questo, malgrado il sostegno che ha assicurato al nuovo Governo, viene attaccato dai nazionalisti che lo accusano di voler favorire l’occupazione culturale russa, soprattutto per aver difeso la fratellanza culturale e linguistica fra i due paesi da bandi e liste nere imposti in questi ultimi anni.
Kolomoiski, ex azionista di Privatbank, una delle principali banche ucraine nazionalizzata nel 2016 con un presunto buco da 5,6 miliardi di dollari che il governo ucraino cerca di recuperare, possiede il canale televisivo ‘1+1’. Zelensky ha omesso dalla sua dichiarazione dei redditi una villa di 15 stanze a Forte dei Marmi del valore di 3,8 milioni di euro, che si aggiunge a proprietà a Kiev, in campagna a Yalta e in Gran Bretagna.
Due diversi ex Ministri riformisti di Poroshenko sono passati alla squadra di Zelensky che ha cominciato a raccogliere un programma di Governo serio. L’ex Ministro dell’Economia di origini lituane, Aivaras Abromavicius, autore di una delle riforme più importanti varata con Poroshenko Presidente, il sistema di approvvigionamento per il pubblico elettronico e trasparente Prozorro, e l’ex Ministro delle Finanze Oleksandr Danilyuk lavorano con l’ex comico, contro Poroshenko.

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