lunedì, Dicembre 16

Ucraina: 8000 nuovi profughi in Russia

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kiev

La situazione in Ucraina dell’Est ha visto nelle ultime 24 ore un massiccio esodo di “profughi”. Come riferisce  il delegato russo per i diritti dei bambini Pavel Astakhov oltre 8.000 cittadini ucraini sono arrivati nella regione meridionale russa di Rostov sul Don, in fuga dalle violenze nell’est del Paese. Il governatore della regione di Rostov Vasili Golubev ha dichiarato lo stato di emergenza in 15 distretti al confine con l’Ucraina per il flusso di rifugiati. Il premier russo Dmitri Medvedev ha in seguito accusato le autorità ucraine di non dare notizie veritiere sulla situazione umanitaria nel Paese, che sta portando alla fuga in Russia di migliaia di persone, dando luogo a una crisi “senza precedenti“. «Le autorità ucraine non vedono problemi umanitari. Questa è una bugia». A suo dire, «oltre 4.000 persone» hanno chiesto recentemente lo status di rifugiato in Russia, creando «una situazione senza precedenti». Il primo ministro ha poi incaricato i vicepremier Igor Shuvalov e Dmitri Kozak di occuparsi dei problemi che stanno affrontando le regioni al confine, sottoposte a maggiore pressione dal flusso di migranti ucraini, soprattutto appunto la provincia di Rostov sul Don. La Russia sostiene che in realtà migliaia di persone si sono riversate in territorio russo per fuggire dalle violenze in corso nella parte orientale dell’Ucraina.

Si è continuato intanto a sparare nella notte a Donetsk, capoluogo dell’Est ucraino sotto il controllo dei separatisti filorussi, mentre si intensifica la campagna delle forze di Kiev nella regione. Le strade restano quasi deserte e controllate dagli insorti, che hanno proclamato una repubblica popolare indipendente da Kiev e allestito molti posti di blocco.

Putin dovrà anche rendere conto dell’accaduto ai premier occidentali nella vigilia dei festeggiamenti per lo Sbarco in Normandia previsti per domani. Infatti è atterrato oggi a Parigi dove ha incontrato il presidente francese Francois Hollande e il premier britannico David Cameron. Domattina invece arriva l’incontro con Angela Merkel e con il neo eletto ucraino Poroshenko.

Il G7 conclusosi oggi a Bruxelles vede al centro delle tematiche anche l’impegno per lo sviluppo di piani di emergenza energetica per l’inverno 2014/2015 a livello regionale. I paesi del G7 sosterranno gli sforzi della Commissione europea con riferimento alle preoccupazioni sui rifornimenti di gas russo in seguito alla crisi in Ucraina.  L’unico commento di Putin, escluso dal pranzo che lui stesso avrebbe dovuto ospitare a Sochi, è stato augurare al team “buon appetito”, come riferito ai giornalisti all’uscita di un della Società geografica russa, dove il presidente aveva presieduto una riunione sulle politiche nell’Artico.

La Francia, oltre a partecipare alla squadra dei paesi più industrializzati al mondo, ha un altro primato: sono “più di 30” i miliziani islamici di cittadinanza francese partiti per la Siria per combattere nei ranghi delle milizie ribelli ostili al regime di Bashar al-Assad e che sul fronte della guerra civile in corso in quel Paese hanno trovato la morte. A riferirlo è proprio il primo ministro francese al termine dei lavori della prima giornata del G7. Di fronte a questo fenomeno, che in misura variabile coinvolge anche altri europei e non solo europei, bisogna rafforzare la cooperazione soprattutto in materia di intelligence“, ha sottolineato Hollande, aggiungendo che iniziative al riguardo “andranno prese” e in parte “sono state già prese“.

La violenza si sposta dalla Siria al Brasile dove gli attivisti di Amnesty International hanno presentato al governo federale di Brasilia decine di migliaia di cartellini gialli, spediti da ogni parte del mondo per ammonire le autorità a rispettare il diritto di protesta pacifica. A Roma, gli attivisti di Amnesty International Italia consegneranno oltre 6000 firme a Leandro Zenni Estevão, consigliere e delegato sostituto dell`ambasciatore del Brasile. «Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Brasile, le autorità devono impegnarsi pubblicamente a non usare forza eccessiva nei confronti dei manifestanti e a indagare su ogni abuso. Se non lo faranno, le forze di sicurezza avranno carta bianca per commettere ulteriori violazioni dei diritti umani». E ancora: «La Coppa del mondo 2014 sarà un banco di prova decisivo per le autorità brasiliane. Sta a loro usare quest’opportunità per fare passi avanti e garantire che le forze di sicurezza incaricate di controllare le manifestazioni durante il torneo non commettano ulteriori violazioni dei diritti umani» – ha dichiarato Atila Roque, direttore di Amnesty International Brasile.

Mentre da una parte c’è chi cerca di placare le acque dall’altra c’è chi invece esorta alla rivoluzione sfruttando i poteri dei social network obbligato in parte a causa della sua condizione di detenuto. È un appello ai rivoluzionari a continuare a mantenere vivi i loro valori e a proseguire nelle manifestazioni del dissenso quello lanciato su Facebook dal carcere dal deposto presidente egiziano Mohammed Morsi.

«Ho commesso errori, ma non ho mai tradito la fiducia», scrive l’ex presidente rimosso il 3 luglio in seguito a un intervento dell’esercito guidato da Abdel Fattah al-Sisi, che ieri la Commissione elettore ha proclamato ufficialmente nuovo capo di Stato.

I territori palestinesi al confine con l’Egitto, a 3 giorni dalla costituzione del Governo di Unità Nazionale appoggiato dalla Comunità internazionale e con a capo Rami Hamdallah, vede come risposta da parte di Israele l’annuncio della costruzione di 1.800 nuove unità abitative negli insediamenti. Il ministro per gli Alloggi, del partito Focolare Ebraico israeliano Uri Ariel, ha annunciato la gara d’appalto per le nuove case negli insediamenti in Cisgiordania, spiegando che 500 abitazioni saranno costruite nella colonia di Beitar Elit, 200 a Efrat, e 80 ad Ariel, tra le altre.

Secondo dei media israeliani, il progetto era stato congelato tre mesi fa dal governo. Nelle giornate seguite alla dichiarazione di Netanyahu, di fomentare il fondamentalismo e il terrorismo con questo governo – che unisce al-Fatah e Hamas – la situazione torna ad essere di nuovo tesa, almeno fino all’incontro tra Peres e Abu Mazen nei giardini vaticani previsto per l’8 giugno.

Le proteste palestinesi per questa decisione si uniscono alle proteste cinesi seguite alla richiesta avanzata ieri della Casa Bianca per avere notizie sulle vittime della repressione della Piazza Tienanmen 25 anni fa. «Profonda insoddisfazione» è stata inoltre espressa dal portavoce del ministero degli esteri, Hong Lei. La Cina ha inoltre rafforzato oggi i controlli su internet nel tentativo di impedire che si diffondano notizie sul 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen – in cui il governo cinese uccise migliaia di studenti che avevano occupato la piazza –  e in particolare sulla veglia che si è tenuta ad Hong Kong, alla quale hanno preso parte più di 180mila persone. La manifestazione nell’ex-colonia britannica è stata la più grande ad essersi svolta ieri.

 

 

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