sabato, Agosto 8

Uccidere chi prega

0
1 2


Per una religione che predica la sacralità della vita e vieta al fedele di non uccidere nessuno senza un giusto motivo, l’azione deliberata contro luoghi di culto (alcuni dei quali addirittura musulmani) stona in un modo tanto considerevole da rendere l’attacco degli uomini di Daesh una vera bestemmia ad ogni dettame sacro.

Considerando il mancato fondamento religioso negli attacchi dello Stato Islamico ai luoghi di culto, bisogna capire i reali motivi che spingono i jihadisti a uccidere chi prega.

In Medio Oriente i luoghi di preghiera, assieme ai mercati, sono i posti più frequentati e affollati nella vita di tutti i giorni: per tale ragione, colpire uno di questi due siti garantisce ai terroristi il maggior numero possibile di vittime, oltre che gettare nello sgomento i sopravvissuti, che tenderanno a improntare la propria vita quotidiana sulla paura di compiere una qualsiasi azione come comprare del cibo o visitare in pellegrinaggio un santuario. In Europa la triste tattica jihadista avviene seguendo simili ragionamenti.

Così, in questa afosa estate, il cittadino europeo deve aver paura di recarsi in chiesa, di passeggiare su una strada pedonale, di recarsi in un supermercato o in una stazione della metropolitana: non si tenta di compiere attentati eclatanti (di complessa pianificazione e più facilmente sventabili), bensì si uccide in posti comuni. Che sia presso paesi, piccole o grandi città, con coltelli o con bombe poco importa al Califfato: quel che conta per lui è che i cittadini dei Paesi in guerra contro lo Stato Islamico vivano in prima persona lo stato psicologico del conflitto, sperando così che l’opinione pubblica spinga i governi al ritiro delle proprie forze dalle zone di combattimento in Africa e in Medio Oriente. Tale ritirata occidentale garantirebbe all’ormai debolissimo Daesh non solo la sopravvivenza, ma una rinnovata espansione in quelle terre devastate dai precedenti conflitti.

Attaccare un luogo di culto, in sintesi, non costituisce un messaggio di guerra religiosa o di Jihad inteso secondo il concetto coranico: è semplicemente un modo facile per uccidere e ledere pesantemente la psicologia dell’opinione pubblica, un puro e (se così si può definire) banale atto di terrorismo.

Quello che i jihadisti non si aspettano o forse sottovalutano è il grande effetto collaterale causato da tale tipologia di attacco: la condanna da parte di tante ed eminenti autorità religiose.

Se il grande problema dell’Islam sta proprio nella sua estrema frammentazione e rivalità tra diverse interpretazioni del Corano e della Sunna, l’attentato deliberato contro luoghi di culto desta una certa preoccupazione anche in quelle autorità religiose che solitamente non condannano né approvano l’operato delle milizie jihadiste. È innegabile, difatti, che l’uccisione di persone in preghiera vada ben al di là del concetto medievale di Jihad del ‘combattere il male’.

Daesh, seppur vanti di essere il ricostituito Califfato dell’intero Mondo islamico appare così di anche agli occhi degli stessi musulmani una realtà blasfema, contro la quale già si scagliano milizie ed eserciti nazionali a quel famoso grido di ‘Dio è Grande’ che qui in Occidente viene inevitabilmente associato al terrorismo, ma nel mondo arabo è il grido di battaglia anche dei cristiani e dei musulmani che stanno sgretolando pezzo a pezzo il potere del ‘Califfo’ al Baghdadi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore