domenica, Novembre 17

UE – Mercosur: trovato l’accordo! Trump, ora, suda freddo Bruxelles e Sudamerica si accordano su meno dazi doganali dopo vent’anni e lanciano un chiaro messaggio a Trump, ne parliamo con Antonella Mori

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Era l’anno in cui l’Unione Europea ideava l’euro, l’anno in cui veniva varata la Commissione Prodi, l’anno in cui tutti si preparavano a dire addio al secondo millennio: era il 1999. Al tempo, l’Unione Europea impostava delle trattative commerciali con i Paesi sudamericani del Mercosur (Mercado Común del Sur). Quelle trattative con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay si sono concluse solo quattro giorni fa (vent’anni dopo il loro inizio), all’undicesimo piano della Commissione Europea a Bruxelles.

E se pensiamo a tutto quello che è successo tra il 1999 e il 2019, vent’anni sembrano estremamente lunghi: la crisi economica argentina, gli attentati di New York, l’azzardo immorale di Lehmans Brothers, l’allargamento europeo ai Balcani occidentali, la Brexit, la Presidenza Trump, la crisi venezuelana, … Vent’anni di dure prove per la stabilità regionale di UE e America Latina; vent’anni nei quali il Venezuela è stato sospeso dal Mercosur, nel 2017, per via del deterioramento dell’ordine democratico durante la Presidenza di Nicolas Maduro.

In passato, molti fattori esterni hanno tolto un incentivo a trovare un compromesso tra UE e Mercosur: la crisi europea del debito sovrano, il default argentino del 2001, la crisi del Venezuela – che non ha mai partecipato ai negoziati, ma la sua crisi ha comunque creato delle tensioni all’interno del Mercosur”, ci spiega Antonella Mori, docente di ‘Macroeconomia e scenari economici’ all’Università Bocconi di Milano e responsabile del programma America Latina di ISPI.

Eppure, Bruxelles e i quattro Paesi di Mercosur sembrano avercela fatta. Quello che il Presidente brasiliano, Fernando Henrique Cardoso, e il premier spagnolo, José Maria Aznar, avevano iniziato nel 1999, si è finalmente concluso con una foto di gruppo e una stretta di mano. L’accordo è arrivato nonostante i forti dubbi coltivati dall’Uruguay che, fino a qualche mese fa, sembrava destinato ad affossare le trattative per sempre. Infatti, Montevideo ha sempre seguito con vivo interesse gli sviluppi della BRI (Belt Road Initiative – Nuova via della seta) in risposta alle continue interruzioni delle trattative con gli europei.

Secondo le statistiche ufficiali del Mercosur, nel 2018, l’Asia è stata il primo partner commerciale dei quattro Paesi sudamericani – grazie, soprattutto, alla forza commerciale di Pechino. Leggendo gli ultimi dati, aggiornati ad aprile 2019, scopriamo che il Mercosur ha esportato in Cina beni e servizi per quasi 21 miliardi di dollari, mentre ne ha importati per un valore di 17 miliardi.

La Cina è interessata ad un rapporto stretto con l’America Latina per acquistare materie prime, ma non mette in discussione il sistema multilaterale e il vantaggio del commercio come sta facendo Donald Trump”. Secondo Mori, con la firma di questo accordo, l’Unione Europea ha chiaramente ricordato alla Casa Bianca che Bruxelles crede nel vantaggio del commercio e della liberalizzazione, delle regole del WTO (World Trade Organisation), e non nel protezionismo che può essere un danno all’economia e al commercio mondiale”.

In ogni caso, le trattative tra UE e Mercosur hanno continuato a singhiozzare per via di veti incrociati e varie polemiche – ad esempio, quella scatenata dallo scandalo della carne avariata in Brasile. In questi vent’anni le battute di arresto principali sono state due: dal 2004 al 2010, dal 2012 al 2016. Dieci anni su venti in cui i leader dei Paesi in questione non hanno voluto discutere di accordi commerciali di libero scambio per incomprensioni in materia di prodotti agroalimentari.

In Europa la liberalizzazione delle importazioni agricole – soprattutto quelle europee protette dalla Politica agricola comune – sono state un deterrente per il raggiungimento di un compromesso”, ci spiega Mori. Il Mercosur, invece, aveva più preoccupazioni sulla liberalizzazione dei prodotti industriali, dove gli europei sono più forti”.

Non a caso, le esportazioni dal Mercosur riguardano per 3/4 prodotti primari, di cui oltre la metà sono prodotti agricoli – soprattutto semi di soia (12,8%) e farina di soia (11,5%), usata come cibo ultra-proteico per gli animali d’allevamento. Tra le esportazioni anche paste chimiche di legno di conifere (alla soda o al solfato) usate per produrre carta bianca (14%), caffè (12,5%), carne bovina, pollame e succhi di frutta.

L’Unione Europea, d’altra parte, non esporta prodotti agroalimentari, bensì prodotti manifatturieri come propellente per aerei (16,5%), benzina e prodotti petrolchimici (15,8%), medicinali (22,8%), parti di automobili e veicoli (13,8%).

E se nel 2016 il negoziato è ripreso, è stato grazie alla pressione congiunta di Brasile, Argentina e Paraguay sul Presidente uruguayo, Tabaré Vázquez – sempre più vicino a Pechino. Anche l’Unione Europea ha dovuto superare qualche resistenza interna: la Francia si oppone dal 1999, ancora quando Jacques Chirac era l’inquilino dell’Eliseo (1995-2007). L’attuale Presidente, Emmanuel Macron, è stato convinto dagli argomenti del Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, e da quelli della Cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Il tiro alla fune tra Parigi e il resto dell’Europa è stato molto combattuto: Macron – come sappiamo accade ad ogni Presidente francese – è particolarmente dipendente dall’operato e dalla sensibilità della lobby agricola francese. Dettaglio non da poco se consideriamo le statistiche che abbiamo riportato prima: le importazioni dal Mercosur riguardano in gran parte prodotti agroalimentari. Lo stesso problema, ad esempio, era emerso in Italia durante la firma con il Canada del CETA (Accordo economico e commerciale globale).

La riluttanza francese è stata vinta anche dalla virtuosa volontà del Presidente argentino Mauricio Macri che ha saputo costruire un ponte fiduciario con Parigi e ha saputo mediare lo scontro di ideali e di personalità tra il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro e Macron. Le trattative si sono prolungate a margine del recente vertice FAO, per poi concretizzarsi a margine del tanto discusso G20 di Osaka, mentre nella sede della Commissione Europea di Bruxelles il tavolo di discussione erano pieno di documenti e stilografiche di importanti decisori politici. La Commissione Juncker, ormai arrivata a fine mandato, ha trovato ragione di chiudere l’accordo per poter vantare un successo importante”, afferma Mori. C’è stata una vera e propria convergenza di opportunità che ha aperto una finestra per la conclusione del negoziato”.

Lo strattone definitivo alla fune è partito da Osaka, a 9000 chilometri di distanza dalla sede delle trattative di Bruxelles, come racconta La Nacion. Macri, Macron e Bolsonaro hanno seguito le trattative di Bruxelles su Whatsapp, insieme al premier Giuseppe Conte, a Merkel, Sánchez e gli altri leader europei e del Mercosur presenti in Giappone. Mauricio Macri è stato quello che ha tirato con più forza quella fune, ma senza peccare di metodo e di sensibilità diplomatica.

Infatti, in una pausa del G20, Macron e Bolsonaro sono stati invitati da Macri per una riunione a porte chiuse con l’obiettivo di avvicinare le parti. Il Presidente francese opponeva resistenza perché non poteva concepire la dipartita di Brasilia dagli Accordi sul cambiamento climatico di Parigi. La firma finale dell’acccordo, però, ci racconta una vittoria diplomatica di prestigio per Macri – e per il suo Ministro degli esteri Jorge Faurie.

Il Presidente argentino raccoglie un successo importante per l’economia affossata del suo Paese, che potrà sfruttare nelle elezioni presidenziali del prossimo 27 ottobre – per le quali risulta favorito nei sondaggi. Anche se Mori non crede che il cittadino argentino cambierà preferenza politica per la firma di questo accordo con Bruxelles: è una tematica abbastanza lontana dall’elettorato argentino”.

Passiamo alle cifre, però. L’accordo commerciale UE-Mercosur crea un mercato di 800 milioni di persone nel quale viene prodotto un quarto del PIL mondiale. Questo accordo è pensato per ridurre i dazi sull’esportazione europea di 4 miliardi ogni anno: il più grande risultato, in questo campo, della storia a 12 stelle gialle. Ma l’accordo non si ferma alle tariffe: Mercosur e UE si sono accordati su appalti pubblici, protezione di denominazioni geografiche degli alimenti e maggiore libertà nello scambio di servizi.

Entrambe le parti avranno vantaggi non da poco. Il Mercosur vedrà eliminate le tariffe sul 93% delle sue esportazioni verso l’UE e un ‘trattamento preferenzialesul restante 7%. In Europa vedremo presto un ampio ingresso di carni bovine, pollame, zucchero ed etanolo: i consumatori europei dovrebbero avere un vantaggio di prezzi più bassi al consumo, suggerisce Mori.

L’Unione Europea, dal canto suo, potrà finalmente riservare vantaggi notevoli alle piccole e medie imprese del suo territorio. L’accordo elimina i dazi sul 91% delle merci europee importate dai quattro Paesi sudamericani. Il mercato europeo festeggia il taglio dei dazi sull’esportazione di parti automobilistiche, macchine, prodotti chimici e tessili, macchinari e anche di vino e formaggi.

Il Mercosur è un mercato importante e molto ricco, oltre che largamente protetto da dazi doganali su molti prodotti del settore manifatturiero”, analizza Mori. Con l’accordo, questi dazi diminuiranno progressivamente, dando alle imprese europee il vantaggio di esportare prodotti manifatturieri e a quelle di costruzione il vantaggio di partecipare ad appalti pubblici in regioni vaste e bisognose di infrastrutture come Argentina e Brasile. Allo stesso modo, avranno eguali vantaggi anche le imprese di costruzione sudamericane in territorio europeo”.

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