sabato, Agosto 8

U-2: così l’America ha spiato il mondo da Area 51

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Qualche giorno fa Pino Scaccia ha pubblicato, su ‘L’Indro‘, un servizio (‘Area 51: ufo o esperimenti militari?‘) sul suo viaggio, lungo e pieno di insidie compiuto nel deserto del Nevada per scoprire l’Area 51, un sito che ufficialmente non è mai esistito. Ebbene, in quella zona così lontana e segreta ha iniziato a volare un grandissimo progetto aeronautico ricordato da Scaccia, che merita ricostruire per l’importanza strategica e politica che ha assunto l’elaborato nella metà del secolo scorso. E’ il Lockheed U-2, una ‘macchina di rara bellezza aerodinamica e dalle prestazioni per quei tempi inammissibili, che sicuramente hanno rafforzato le conoscenze nel campo delle strutture aeronautiche, delle capacità di navigazione ad alta quota, ma anche, operativamente, hanno permesso la scoperta di molti segreti militari custoditi oltre la cortina di ferro.

La storia deve riportarci indietro, all’immediato dopoguerra. Gli Stati Uniti, con lo sgancio di Little Boy su Hiroshima e di Fat Man su Nagasaki, avevano dimostrato una superiorità strategica tale da decidere le sorti dell’umanità e concludere unilateralmente un conflitto. Ma poco dopo, gli stessi Stati Uniti si resero conto che il privilegio di essere stati i più forti non sarebbe durato a lungo, e che presto l’Unione Sovietica avrebbe avuto la capacità di sostenere e ampliare la competizione. Noi ora sappiamo che la Guerra Fredda, nome sapientemente trascritto dal Consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann ma genialmente coniato dallo scrittore inglese George Orwell -dopo la conferenza di Yalta-, fu un equilibrio di forze che per la loro micidialità non sarebbero mai state utilizzate, ma chi ha vissuto quei momenti ha avuto veramente consapevolezza del panico di un mondo che appariva eccitato dalla potenza e esaltato dalla sua esibizione. E l’America era terrorizzata. I suoi cittadini, abilmente trascinati da una medialità molto allenata alla coniugazione di sicurezza e supremazia, non si posero troppi quesiti alla voracità della ricerca militare in campo di nuovi armamenti e suoi accessori e contagiati dalla paura di un’imminente guerra nucleare con l’Unione Sovietica, lasciarono campo libero ai vertici delle forze armate nella volontà di fermare a qualunque costo i loro avversari.
Il generale Curtis LeMay, che tra i suoi uomini aveva un nomignolo irripetibile, quando comandava lo Strategic Air Command, continuando a richiedere nuovi bombardieri, amava ripetere: «Colpiamoli mentre hanno le braghe calate!». In questo clima era evidente la necessità, oltre che di stipare gli arsenali, anche di conoscere gli affari altrui e individuare tutti quegli obiettivi che sarebbero stati i primi bersagli da colpire nei casi in cui la diplomazia avesse ceduto alle armi.
Così, al concorso bandito, nel 1953, da US Air Force, rispose Lockheed con un nuovo ricognitore ad alta quota, battendo l’M-195 sviluppato dalla Fairchild, l’X-16, proposto dalla Bell e la Martin che aveva presentato il RB-57D. Sono nomi ormai entrati nell’oblio, ma erano tutte industrie di altissimo livello che avevano rappresentato le punte più estreme delle tecnologia aerea americana, in guerra come in pace. Solo che Lockheed aveva un asso che per ora può considerarsi irripetibile in campo progettuale, questi era Clarence Kelly Johnson.
Nativo di Ishpeming, una città dello stato del Michigan, la sua vita fu guidata da una regola molto semplice: ‘poche persone in gamba, capaci di risolvere i problemi in anticipo con un metodo semplice e diretto’, e con questo criterio progettò macchine straordinariamente belle come l’F-104 Starfighter, il ricognitore SR-71 Blackbird e, ovviamente, l’U-2, che inizialmente aveva la sigla CL-282, ma che poi fu riconvertita opportunamente in un indice che nelle designazioni americane definisce gli Utility, ovvero gli aerei usati essenzialmente per l’agricoltura.
Ma Kelly Johnson proprio non aveva pensato ai campi di pannocchie del Midwest quando fu chiamato dal Pentagono a illustrare la sua idea. Pur inizialmente ignorato, il progetto di Johnson in seguito ebbe le attenzioni dell’USAF e anche da parte di molti membri civili della commissione, incaricati di scegliere il migliore tra i progetti presentati. Occorreva un aereo lento che consumasse poco carburante per avere il massimo dell’autonomia disponibile, ma che volasse talmente alto da non poter essere intercettato in alcun modo. Il progetto piacque a Allen Dulles, il direttore della Cia, che convinse il Presidente Dwight Eisenhower a firmare un primo lotto di 20 velivoli per il valore di 22 milioni di dollari. Un prezzo contenuto, dopo tutto.

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