martedì, Maggio 21

Tutto l’oro sotto la luna, è iniziata la corsa L’umanità guarda alle materie prime dello spazio, ne parliamo con Andrea Sommariva

0

Le grandi potenze mondiali si muovono da anni in vista di una corsa nello spazio per le materie prime. Un discorso che sembrava relegato alla fantascienza del secolo scorso, è ora realizzabile. Stati Uniti e Lussemburgo hanno già regolamentato lo sfruttamento minerario dello spazio. Russia, Cina, India ed Unione Europea investono molto in progetti aerospaziali. L’economia e il commercio sono pronti a superare il ‘limite del cielo’.

Il progetto americano NASA, Gateway, è emblematico in questo discorso. Le agenzie spaziali europea (ESA), giapponese (JAXA), canadese (CSA) e russa (Roscosmos) collaborano per costruire una piattaforma orbitale lunare. Una stazione che orbita intorno alla Luna e che potrebbe diventare nel tempo una base per viaggi nello spazio più profondo. La tecnologia a disposizione rende tutto questo possibile, la collaborazione internazionale tra agenzie funziona.

La presenza di materie prime rare interessa gli uomini d’affari, che però devono fare i conti con la realtà. Le prime risorse indispensabili per il sostentamento di questa ‘impresa rischiosa’ (venture) sono idrogeno ed ossigeno. Solo con il tempo si potranno mettere le mani sopra le ‘ricchezze spaziali’ e le ‘terre rare’.

In questo scenario, il diritto internazionale è chiamato ad esprimersi ed aggiornare il Trattato sullo Spazio del 1967. In vista di questa nuova corsa allo spazio sono importanti regole di diritto ed economiche comuni. Per un quadro più chiaro e preciso, è stato fondamentale l’intervento di Andrea Sommariva, professore associato e direttore dello Space Economy Evolution Lab (SEE Lab) per la School of Management dell’Università Bocconi.

 

Che ruolo hanno le imprese private nei progetti spaziali di estrazione mineraria?

A scanso di equivoci, ricordo che imprese private molto popolari come SpaceX e Blue Origin (links) sono i manifatturieri dei veicoli aerospaziali. La questione mineraria, invece, vede altre e diverse imprese in azione, soprattutto negli Stati Uniti. Le più rilevanti sono Deep Space Industry (DSI) e Moon Express. La prima è interessata agli asteroidi, mentre la seconda all’estrazione mineraria sulla Luna. Il progetto della DSI, però, necessita di molto tempo. La Luna, invece, suscita molto più interesse nell’immediato. Questa avventura dello space mining, con molta probabilità, raggiungerà come prima tappa la Luna, tra 5-10 anni. Gli asteroidi sono la tappa seguente, ma in un futuro più lontano, nei prossimi 30-40 anni.

Il Trattato sullo spazio (Outer Space Treaty, OST) del 1967 quanto influisce su questa visione commerciale ed economica dello spazio?

L’Outer Space Treaty delle Nazioni Unite asserisce che nessuno Stato si può appropriare della sovranità di un corpo celeste. Questo principio è nato in un’epoca di Guerra fredda. Al tempo, l’interesse convergente dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti era quello di non far degenerare la corsa agli armamenti, non volendo estendere la competizione militare allo spazio. Di fatto, questa è stata la motivazione sottostante alla nascita di questo trattato, mentre il discorso sulle risorse spaziale era ritenuto fantascientifico. Il trattato tocca molto vagamente la questione economico-commerciale, e soprattutto quella legata al diritto di proprietà della risorsa. La regolamentazione differisce, ad esempio, da quella delle miniere terrestri.

In questo scenario, il diritto internazionale in che direzione deve muoversi?

Siamo in un ‘limbo’ di transizione. Solo Lussemburgo e Stati Uniti hanno implementato una legislazione specifica che va a regolamentare il diritto di proprietà della risorsa, senza intaccare il principio dell’OST circa la sovranità sui corpi celesti. A mio avviso, una situazione di questo genere è transitoria. Sarebbe, dunque, necessaria una rivisitazione degli articoli specifici su questo argomento, in modo da evitare una competizione non regolamentata tra Stati ed un probabile impatto negativo sulla geopolitica. Una revisione dei trattati circa i diritti di proprietà, però, è improbabile nell’attuale clima internazionale. Nell’epoca del sovranismo di America first, Europe first ed Italy first, non vedo una grossa possibilità di revisione. Ma, certo, non è detto che questo clima prevalga per sempre.

Le prime spedizioni per estrarre materie prime a cosa puntano?

Le materie prime che riceveranno da subito un grande interesse saranno idrogeno e ossigeno (e acqua) per il supporto della vita nello spazio e la produzione di propellente. Le prime ventures private, che si stabiliranno sulla Luna, avranno questo in mente. Dall’acqua, estratta sotto forma di ghiaccio, con il processo di elettrolisi si possono separare idrogeno ed ossigeno. Bisogna, però, pensare a questa produzione come esclusivamente riferita al sistema economico ‘spaziale’. Questo nuovo sistema economico si costruisce attorno ad un nuovo ‘mercato lunare’. Le prime ventures costituiranno un piccolo mercato, che offrirà propellente, ma anche ossigeno e acqua per la vita nella piattaforma ‘Gateway’.

Le materie prime nello spazio costano meno rispetto a quelle terrestri?

Nello spazio, i minerali e le risorse estratte dalla Luna costano molto meno rispetto a quelle inviate dalla Terra. Le materie prime lunari possono essere utilizzate, ad esempio, per costruire componenti della stazione spaziale ‘Gateway’ con costi di gran lunga inferiori rispetto al trasporto di componenti dalla Terra. In ogni caso, come detto in precedenza, i benefici sono da calcolare in base al tragitto e alla posizione nello spazio, ad esempio, di un razzo. Infatti, per un razzo che viaggia verso la Luna o l’orbita geostazionaria, è molto più conveniente fare rifornimento in orbita bassa terrestre (a metà strada), piuttosto che partire pienamente carico dalla Terra. Un razzo che parte dalla Luna deve affrontare una forza di gravità minore rispetto ad uno che parte dalla Terra, ciò significa minor propellente per la partenza, e minori costi.

Inoltre, il mercato ‘lunare’ può costituire un grande vantaggio per quello terrestre. Prendiamo come esempio il neodimio, una delle ‘terre rare’, che è componente essenziale nella ‘dinamo’ dei motori elettrici. Le proiezioni degli esperti avvertono che, tra vent’anni, il 50% del mercato automobilistico mondiale sarà costituito dall’auto elettrica nelle sue varie versioni (elettrica, ibrida o ad idrogeno). Dobbiamo aspettarci un aumento sostanziale della domanda di terre rare. Il problema è che la raffinazione di queste è altamente inquinante. Fatto sta, che molto miniere sono state chiuse per motivi di inquinamento ambientale. L’America del Nord è stata per anni grande produttrice, la Cina ha grandi giacimenti di terre rare, anche la Russia ha enormi depositi in Siberia. Con un aumento della domanda, o si aprono le miniere terrestri danneggiando l’ambiente (ad esempio, minacciando il permafrost in Siberia e rilasciando enormi quantità di metano nell’atmosfera) o si estraggono quelle risorse sulla Luna. Risulta chiaro quanto sia conveniente il ‘mercato lunare’ sotto molti punti di vista.

Se si viene a creare un ‘mercato lunare’ o ‘spaziale’, come si regola?

Il mercato spaziale che si verrebbe a creare sarebbe inizialmente regolato da se stesso. Poi, logicamente, ai primi problemi pratici seguirà una regolamentazione. La stessa cosa è capitata nella storia dell’umanità. Le prime fasi sono di libero mercato, la regolamentazione subentra in risposta ai problemi che sorgono. Le ‘linee guida’ alle imprese private le danno gli Stati, ma queste devono essere allineate agli accordi e alle carte internazionali. Poi, la storia insegna che quando sono gli Stati in competizione, anche in presenza di un quadro legale internazionale, una soluzione spesso è la guerra. Ma, quando sono i privati in competizione, la soluzione è quasi sempre non violenta.

L’equilibrio diplomatico mondiale è a rischio in questa corsa spaziale alle materie prime?

Non credo. I maggiori progetti in questo campo si fondano sulla cooperazione internazionale. Essa è fondamentale per l’avanzamento del campo aerospaziale.  Le agenzie spaziali uniscono risorse, fondi e obiettivi. La competizione è tra le industrie, al centro c’è l’innovazione. L’equa competizione deve essere garantita dalla stessa collaborazione. In ogni caso, parlare di Stati in relazione allo spazio è una visione superata, legata al passato.

Sul fronte europeo: il Lussemburgo è un passo avanti per quanto riguardo il diritto. Invece, l’Unione Europea e l’ESA come si stanno muovendo in questo campo?

Se Lussemburgo e Stati Uniti sono gli unici al mondo ad aver adottato leggi a riguardo, quello europeo è un programma molto interessante. Dalle spedizioni passate si è sicuri ci sia ghiaccio sulla Luna. Si è anche in grado di localizzarlo. L’ESA ha un programma, che partirà nel 2020, di esplorazione per migliorare le conoscenze geofisiche circa la presenza di ghiaccio e altre risorse minerarie sulla Luna. Questo prospecting è alla base delle decisioni per l’estrazione mineraria, come accade per le miniere terrestri: l’Unione Europea si muove a favore dello space mining. Allo stesso modo gli Stati Uniti: nel caso di Moon Express, il Congresso americano ha approvato l’invio di una sonda robot sulla Luna per identificare e creare una mappa precisa delle risorse, per poi un giorno andare a sfruttarle.

Invece l’Italia come figura in questa corsa spaziale alle materie prime?

La partecipazione a questo tipo di venture è riservata ai grandi gruppi aerospaziali, come l’europeo Airbus Group. Sono loro che possono avere interesse a portare avanti questo tipo di attività. Anche se, ci sono attività da indotto per le piccole imprese aerospaziali, che collaborano e partecipano con i loro prodotti. Vengono, infatti, impiegate la robotica e l’intelligenza artificiale (AI), ad esempio. In Italia ci sono eccellenze in questi due campi, sia a livello di centri di ricerca che di imprese. Per una venture lunare come quella di ‘Gateway’ serve una collaborazione ampia tra agenzie spaziali, imprese e centri di ricerca. L’Italia è, sicuramente, competitiva per compartecipare a questo tipo di progetto.

Nella prossima settimana, approfondiremo le questioni legate al diritto internazionale dello spazio con la Prof.ssa Viviana Iavicoli dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI-CNR).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore