giovedì, Novembre 14

Tutta la responsabilità sulle spalle del PD Occorre dare all’Italia una idea di futuro, che sia realmente alternativa all’idea di passato e di oscurantismo che ne danno Salvini e Meloni, con gli stellini da ridere per non piangere e Renzi destrutturatore, resta solo il PD

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La situazione di questo Paese, se non fosse purtroppo tragica e -lo so è una mia fissazione ma temo fondata- sull’orlo di cambiamenti perfino traumatici di regime, sarebbe comica, anzi, surreale. Visto che per ora di traumi pare che non si parli, diciamo senz’altro surreale.
Tale da aver creato una nuova specializzazione politologica e giornalistica. Dopo i vaticanisti, i cremlinologi, i sinologi, i trumpologi, ora spopola la categoria degli stellinologi: giornalisti e politologi, incapaci di ridere, che conoscono a fondo, studiano e interpretano gli stellini e i loro vati. Eh sì, perché almeno, i vaticanisti e i cremlinologi hanno un punto di riferimento fisso, gli stellinologi ne hanno almeno due di riferimento: Beppe Grillo e Davide Casaleggio, entrambi fuori del partito, ma padroni del partito, ma anche litiganti, un cocktail che altro che il Mojto, e poi ilcapo politico’ (che già il termine farebbe rabbrividire chiunque abbia letto il libro di testo della seconda elementare), i sottocapi concorrenti e i peones, che ogni tanto parlano pure loro, per lo più ripetendo a pappagallo frasi fatte da altri.

Per di più, Grillo, il vate, parla per apoftegmi allusivi di qualcosa di moltoalto’: giustamente, essendo il vate un ‘elevato’ da sé stesso, non so verso dove, il barone di Münchausen, insomma. E quindi, costui, dopo la débâcle umbra, prima scrive «credevo peggio», poi, visto che era troppo chiaro e critico, cancella la cosa (sapendo benissimo che tanto ne resta traccia indelebile) e la sostituisce con una citazione di non so quale canzonetta, ovviamente inglese.
Io immagino, torcendomi confesso dalle risa, gli stellinologi di cui sopra alla ricerca disperata e convulsa del testo della canzone, della sua traduzione e dell’interpretazione del suo recondito significato. L’unica cosa che, pare, accertata è che si tratta di una critica oscura al giovane Di Maio, che piagnucola che andare insieme al PD gli ha fatto male, si lamenta della ‘bua’, però -per la serie ‘il piede in due o tre scarpe’- , aggiunge che col PD si lavora bene!!!
«Meglio soli che male accompagnati», gli fa eco un certo Buffagni, che aggiunge «appuntiamo il messaggio in cameretta» … siamo ancora alle camerette e ai lecca-lecca. E tal Lannutti, un pensatore pare, dice serissimo: «Quando si tradiscono principi e valori, si cercano ancora giustificazioni alle sconfitte plurime? Senza correzioni degli errori, andremo dritti verso l’irrilevanza, se non l’estinzione» … sti cavoli, capito? Io no, ma non fa nulla, perché non faccio in tempo a grattarmi la testa per cercare di capire, che mi arriva tra capo e collo una sentenza di un’altra pensatrice, tal Lombardi (quella che perdeva le ricevute dei panini, mi pare!) che strilla «Quante sveglie dobbiamo prendere per capire che non è più tempo di traccheggiare?» lascio agli stellinologi l’interpretazione, io rinuncio. Se solo dicessero quali sono gli errori, e sorvolo sui principi, che in bocca ad uno stellino si leggono con l’accento sdrucciolo.

Tanto più che, poi, parla (per interposta voce, perché la sua carica gli impedisce di parlare lui proprio personalmente, dice) Roberto Fico, uno che eh hai visto mai, afferma che bisogna mantenere l’alleanza col PD, mentre altri dicono di no.
E il capo politico? Ah lui è uno che la pensa lunga e strofinandosi il punto dove il PD gli ha fatto la bua, afferma che deve coprirsi a destra, ‘io non posso passare per quello di sinistra’. «Perdo voti a favore della Meloni, lo capisci?», del resto, ribadisce, «io ero contrario all’alleanza col PD». E allora perché l’ha fatta, per masochismo? Qui ci vuole un buono psichiatra, Jonesco non basta e nemmeno Pasquino, che infatti lo tratta come merita.

Ecco qui però, questo è il punto reale, vero, unico. Altro che canzonette e partito biodegradabile (altra sentenza del vate, di nuovo delego agli stellinologi la traduzione) il punto è tutto lì. Si parla solo di manovre, posizioni, alleanze vere o fasulle, copertura a destra o a sinistra … roba da barone Mascetti, meno male che sono post- … vabbè, post e basta.

Questa, miei cari, questa è la politica degli stellini. E si stupiscono che perdono voti? Ma scusate uno perché li deve votare, quali progetti hanno, cosa propongono, dove vanno, dove vogliono andare? Non sanno nemmeno distinguere l’est dall’ovest, loro dicono che non vogliono, ma … . E non mi dite che Matteo Salvini è anche peggio. Certo, lo è. Ma lui gira l’Umbria a palmo a palmo, urla, minaccia, insulta, stimola gli istinti più beceri, promette di schiaffeggiare la Merkel e prendere a calci nel sedere Macron, invita all’odio contro i migranti, e schifa i 49 milioni e anche i 65, ecc. Non è certo politica buona, ma attira l’attenzione, la gente ha la sensazione che ci si occupi dei suoi problemi e che li vuole risolvere al solito modo suo, superficiale e parolaio, ma efficace dal punto di vista elettorale. Dice: ma lo abbiamo visto come li risolve, li incancrenisce e aggrava … sì, ma gli italiani sono male informati (la Bestia, no?) e hanno pochissima memoria.

Di fronte a questa politica assurda e surreale, di fronte a uno come Giggino che dice che con il PD non vuole avere a che fare, ma che il Governo deve continuare -basterebbe questo a chiamare la neurodeliri- e di fronte a Matteo Renzi che cerca in tutti i modi di approfondire i conflitti e di creane di nuovi, occorre reagire.
Non è una questione di parte, è una questione politica. La politica non è solo schieramenti e alleanze, ma progetti e disegni per il futuro. La destra, diciamolo chiaro, non ha progetti per il futuro, ma solo volontà di prendere il potere, anzi, ‘i pieni poteri’.

Premesso che come ho scritto varie volte il ‘centro’ non esiste, è solo un punto senza dimensione, un modo per essere di qua e di là, io credo che per la sinistra, che dica orgogliosamente di essere sinistra (purché lo sia), sia venuto il momento di mettere le carte in tavola, ma a muso duro, duro davvero.
Andrea Orlando parla di congresso, ma un congresso richiede mesi e questa situazione non può durare altri mesi, specie con un Presidente del Consiglio, sotto attacco pesante sia per il conflitto di interessi che per la questione Servizi segreti -dove ha evidentemente fatto pasticci- e ormai inviso a Giggino, al quale ruba il proscenio.

Ma, se mi è permesso, io non credo che la storia si ripeta, mai. Nel senso che non vedo proprio in Salvini e nel suo partito una formazione interclassista del tipo della vecchia DC, del resto mai abbastanza vituperata, ma che aveva un fondamento culturale e sociale vero. Cercare confronti può essere un simpatico esercizio culturale, ma quel partito resta a mio giudizio un pericoloso partito populista e di estrema destra, autoritario, non conservatore ma reazionario e perfino codino e razzista, il contrario dell’impianto democratico della nostra Costituzione.

Non credo che sia più tempo di mediazioni e di pazienza, ha ragione Nicola Zingaretti quando dice che non si può governare da avversari. Ma credo che anche Zingaretti capisca che andare così alle elezioni in Emilia, da separati in casa e con Renzi a punzecchiare di continuo, vuol dire perderle sicuramente; penso perciò che sia meglio mostrare i denti sperando che gli elettori apprezzino. In genere, Salvini docet, la gente apprezza chi punta i piedi, strilla, ha idee forti … se poi sono anche intelligenti, meglio. Questa è la scelta immediata che ha il PD dinanzi a sé, e si tratta di decidere in giorni, non in settimane.

Concordo, insomma, con l’idea per cui, posto che sia stato un errore presentarsi uniti nelle regionali umbre (ma come si faceva a farlo diversamente, dovendo scegliere un candidato?) ora, come scrive Nadia Urbinati, bisogna: «dare al Paese l’immagine di una compagine volitiva, impegnata e capace di fare cose buone, dare piccoli segnali di forza dirigente e direttiva: questo il governo doveva farlo da subito. E deve farlo ora, a tutti i costi». Ma come farlo quando una parte consistente e rumorosa del Governo, era esattamente questo che non voleva e non vuole e infatti ha subito bloccato e sminuzzato le cose fatte?

Resta, dunque, sulle spalle del solo PD elaborare una politica di lungo respiro, senza perdere tempo in inutili ‘vertici’, buoni solo a solleticare le manie di protagonismo di qualcuno (e qualcuna). Lo percepisce Orlando parlando di congresso e, certo un congresso piacerebbe alla quinta colonna renziana nel PD, ma c’è intanto una cosa da fare al più presto: dare all’Italia una idea di futuro, che sia realmente alternativa all’idea di passato e di oscurantismo che ne danno Salvini e Meloni. Ora come ora, il PD non ha una politica, almeno non ne ha una visibile e comprensibile. Deve darsela.
L’intervista di Zingaretti a Sky è solo interlocutoria e difensiva: non serve, anzi peggiora, non è il momento di prendere tempo e agli ‘amici’ non bisogna lasciare il tempo di pensare.
Si tratta veramente (non è retorica) di cercare di mettere un freno alla deriva ‘sovranista e populista’ che ci porterebbe a sbattere di brutto, e, da come stanno le cose, l’unica forza politica in grado e interessata a fare politica è oggi il PD. Certo, deve scaricare un po’ di zavorra anche di sottogoverno.
E dunque, in attesa di un congresso di là da venire (ma al più presto), occorre che Zingaretti punti i piedi, sia con gli stellini che con Renzi, ma anche, sì, proprio anche con Conte. Forse ha ancora il manico del coltello in mano, ma non per molto se non agisce.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.