giovedì, Settembre 19

Tutta la potenza dei Pasdaran Da 125mila-350mila uomini, con la forza paramilitare Basij e le Brigate al-Quds, sono anche e soprattutto un impero economico valutato attorno ai 95 miliardi di dollari e forse molto di più

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Ieri, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato, attraverso il Segretario di Stato, Mike Pompeo, che Washington inserirà i Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran) nella lista delle organizzazioni terroristiche. L’Iran è nella stringata lista degli ‘sponsor del terrorismo’ dal lontano 1984, ora nell’elenco finiscono anche i Pasdaran, «perchè attivamente coinvolti nel terrorismo», ha spiegato Trump.
L’ultima mossa che Washington poteva contro la Repubblica islamica; l’ultimo regalo di Donald all’amico Bibi (Benjamin Netanyahu, ovviamente, ha prontamente ringraziato: «Ringrazio Donald Trump per aver accettato un’altra mia richiesta che serve gli interessi delle nostre nazioni e di quelle nella regione»), poche ore prima che il premier israeliano affrontasse (oggi) le urne per cercare di portare a casa il quinto mandato.

 

Immediata la risposta di Teheran. Il capo della Magistratura iraniana, Hojjatoleslam Seyyed Ebrahim Raeisi, ha definito nulla la decisione degli Stati Uniti, dichiarando:  Questa misura non ha alcun valore politico, né legale agli occhi dei governi e delle Nazioni del mondo».

ha replicato dichiarando terroristi i soldati americani impegnati in Medio Oriente. Il Consiglio Supremo di Sicurezza nazionale dell’Iran ha deciso, su raccomandazione del Ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, l’inserimento del Comando centrale delle forze Usa (Centcom) nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dalla Repubblica Islamica.

Lato USA, è la prima volta che una simile iniziativa viene presa nei confronti di un’organizzazione che fa parte di un Governo straniero; lato Iran, idem.
Se fosse una partita, quella che si è consumata ieri, si chiuderebbe con un pareggio, o quasi.

Pompeo, annunciando la decisione di Trump ha messo in guardia banche e aziende straniere, alle quali ha chiesto di tagliare i legami con i Pasdaran: «Le aziende e le banche di tutto il mondo hanno ora il chiaro dovere di assicurare che le società con le quali conducono transazioni finanziarie non siano in alcune modo legate al Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran». Già perché i Pasdaran, oltre essere il corpo militare d’élite -difensore della visione ideologica del suo fondatore, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini– in grado di influenzare pesantemente la politica, sono anche il braccio economico del Paese.

Noti anche con il nome persiano di Pasdaran o Sepah, i Guardiani della Rivoluzione iraniana sono un’entità parallela all’Esercito. Fondati dopo la Rivoluzione islamica del 1979 dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini, con l’obiettivo di proteggere la Repubblica islamica dell’Iran dalle minacce esterne e per controbilanciare il potere dell’Esercito regolare, al cui interno restavano dei simpatizzanti dello Scià, i Pasdaran sono la gemma preziosa dei vertici del Paese.
Il loro capo indiscusso è il generale Mohammad Ali Jafari.

Hanno una propria forza militare, aerea e navale, oltre che propri servizi segreti. Si ritiene che gestiscano l’arsenale missilistico iraniano. Hanno testato missili balistici, del raggio di duemila chilometri, capaci di raggiungere le basi statunitensi nella penisola arabica fino a Israele.

Composti da 125mila-350mila uomini, comprendono la forza paramilitare Basij e le Brigate al-Quds (Gerusalemme) che si occupano di missioni speciali all’estero.

Il comandante dei Pasdaran è la Guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. Uno staff centrale coordina sia il dispiegamento dei Pasdaran, sia quello dei 530mila soldati che compongono l’esercito regolare.

Mentre l’Esercito regolare iraniano protegge i confini dell’Iran e mantiene la stabilità interna, i Pasdaran sono considerati i custodi dell’ideologia della Repubblica islamica dell’Iran. Negli ultimi anni si sono occupati principalmente di sicurezza interna, compresa la sicurezza ai confini, la lotta alla droga e le missioni di intelligence. Teheran ha anche affermato che la vittoria contro il sedicente Stato Islamico (Is) in Iraq e in Siria non sarebbe stata possibile senza i Pasdaran.

Le Brigate al-Quds sono accusate di sostenere gruppi militanti, come il movimento sciita libanese di Hezbollah e il movimento islamico palestinese di Hamas, entrambi inseriti dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche. Contestato anche il loro sostegno all’Esercito di Bashar al-Assad durante la guerra in Siria. All’interno dell’Iran, i Pasdaran si ritiene che lavorino come una Polizia segreta che compie azioni repressive nei confronti dei civili. Tra i compiti delle guardie, infatti, c’era quello di neutralizzare la guerriglia di sinistra e individuare i funzionari legati al regime filoamericano dello scià Reza Pahlavi rovesciato dalla rivoluzione.

L’influenza delle Guardie rivoluzionarie si è estesa quasi subito (dagli anni ‘80 in avanti) anche all’economia, e spesso è verso le società detenute dai Guardiani che si sono indirizzate le ripetute sanzioni americane. La loro forza, per assurdo, costituisce la minaccia politicamente più pericolosa per i riformisti iraniani, dal Ministro degli Esteri, Javad Zarif, al Presidente, Hassan Rohani.

Secondo una complessa inchiesta di ‘Reuters’ del 2013, l’impero economico dei Pasdaran ammonta a 95 miliardi di dollari, altre indagini, sostengono che la forza speciale controlli il 40% del sistema economico del Paese. Un impero che fa capo a Ali Khamenei, il quale, di fatto, determina, attraverso il Consiglio dei Guardiani, le candidature alle presidenziali.

Il settore militare è tra gli investimenti più importanti di questo corpo. Un’industria in espansione, fonte di business per i vertici dei Pasdaran e indispensabile per esercitare l’egemonia nella regione mediorientale. Dalle difese antiaeree e navali, dai droni all’arricchimento dell’uranio per le centrali nucleari, ecco come i Guardiani della rivoluzione iraniana controllano l’industria militare iraniana e sono ormai in grado di costruire armi e strumentazioni proprie, non più solo con materiale e know how d’importazione sovietica e grazie a un articolato complesso di compagnie.
Ma oltre alle armi, l’impero è composto da fabbriche, attività commerciali di ogni genere, grandi imprese, general contractor con fatturati miliardari e risorse umane esorbitanti, piuttosto che banche o compagnie petrolifere.
Una delle grandi cassaforti è Setad, un colosso, la definisce ‘Reuters’ (che al suo intero ha partecipazioni in quasi tutti i settori dell’industria iraniana, tra cui la finanza, il petrolio, le telecomunicazioni, la produzione di pillole anticoncezionali e persino l’allevamento di struzzi»).

Ora, a 40 anni dalla loro fondazione, i Guardiani della rivoluzione iraniana, anche macchina per fare soldi, sono nell’occhio del ciclone. Molto interessante sarà capire come reagiranno le banche e le multinazionali che fanno affari con la loro rete di aziende di ogni genere.

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