domenica, Luglio 21

Turkish Stream e la partita del gas

0

Il Medioriente non è solo la regione geopolitica più instabile del globo, è anche quella dove sono presenti e distribuite una quantità elevata di risorse energetiche. Quest’ultimo fattore ha attirato l’attenzione nel corso dei secoli di molti attori importanti e determinato una stretta interconnessione tra l’incertezza politica e l’utilizzo delle risorse energetiche.

Nel corso degli ultimi mesi la questione delle risorse energetiche ha riguardato un importante attore fondamentale, la Turchia, a causa della possibile costruzione del Turkish Stream, un importante gasdotto di stampo Gazprom, il colosso russo delle risorse energetiche. Questo progetto era già in cantiere fino al famoso abbattimento da parte della Turchia dell’aereo russo. Sullo sfondo dell’intricata questione dello Stato Islamico, questo fatto ha generato il gelo tra Mosca e Ankara e fatto saltare la costruzione del gasdotto. La costruzione di questo gasdotto non sarebbe esclusivamente un rapporto commerciale tra Russia e Turchia, ma è funzionale alle politiche di potenza non solo dei due Stati citati ma anche dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Il Turkish Stream ha una storia recente e incarna l’alternativa del defunto South Stream, un gasdotto che doveva arrivare fino in Europa e rifornire i Paesi membri passando dalla Bulgaria, bloccato a causa delle divergenze sulla questione Ucraina con la Comunità Europea e di difficili negoziati con il Governo bulgaro.

Il Turkish Stream doveva avere una lunghezza offshore di 990 km e onshore di circa 180 km, doveva partire dalla costa russa nella zona di Anapa per arrivare fino alla parte europea della Turchia, vicino al confine con la Grecia, la quale a giugno 2015 ha firmato l’accordo di cooperazione a continuare il percorso del gasdotto all’interno del proprio territorio. La portata del Turkish Stream doveva essere di 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, rispettivamente 16 per la Turchia e 43 per Paesi Europei, in particolare per i Paesi mediterranei, dato il tracciato. Il percorso di portare il gas tramite Gazprom solo fino alla Turchia è reso indispensabile a causa della norma della Comunità Europea, il Terzo Pacchetto Energia del 2009. Questa norma prevede che la produzione e la trasmissione del gas debbano essere gestite da soggetti diversi.

La realizzazione del gasdotto ha rivestito, forse tutt’ora, un importante soddisfacimento economico sia per Mosca che per Ankara. Alla prima avrebbe permesso di esportare una quantità elevata di gas, tralasciando definitivamente il passaggio ucraino, sia verso la Turchia sia verso l’Unione Europea, il che significava da una parte assicurarsi consistenti finanziamenti futuri; all’altra avrebbe permesso di affermare ancora una volta la predominanza e dipendenza dal gas russo da parte di entrambi i soggetti coinvolti. Inoltre, avrebbe rafforzato la il binomio commerciale Russia-Turchia in altri settori. La Turchia viceversa ha visto crescere negli ultimi anni il suo fabbisogno energetico, basti pensare che 27 miliardi di metri cubi di gas rappresentano solo il 56%  del consumo annuo di Ankara. L’inasprimento della questione siriana ha determinato un arresto del progetto e complicato ancora di più la situazione.

Di questo avviso è anche Margherita Paolina, responsabile scientifica di Limes e del master in geopolitica online della SIOI: “La questione è molto complessa, è necessario guardarla sia dal punto di vista russo che turco. Per quanto riguarda la Russia è un attore che probabilmente sta giocando su più tavoli, da una parte il progetto Turkish Stream e dall’altro il potenziamento del North Stream, altro gasdotto che rifornirebbe a i Paesi dell’Unione Europea passando dal baltico. Mentre la Turchia è un vorace consumatore di gas e per questo ha bisogno di ingenti riforniture, questo porta lo sguardo turco anche verso Azerbaigian  e Turkmenistan. Il primo ha attraverso il progetto futuro del Tanab, altro progetto che dovrebbe rifornire l’Unione Europea in modo da alleggerire le dipendenze dalla Russia può essere un alternativa ma ha ancora dei tempi molto lunghi e il percorso è incerto. Il secondo attualmente sembra più orientato verso accordi commerciali con i cinesi“. Il progetto Tanab dovrebbe essere reso funzionante nel 2020, un tempo di attesa non sostenibile dai Paesi della Comunità Europea, in particolare se consideriamo la volontà di rispettare gli impegni presi riguardanti le riduzioni di CO₂, prodotti da combustibili fossili più inquinanti (carbone e petrolio) del gas. Evidentemente risulta difficile per l’Unione Europea fare a meno del gas russo.

Le difficoltà nel reperimento di fonti energetiche e la difficile situazione mediorientale hanno portato la Turchia anche a ragionare su possibili logiche alternative e fuori dagli schemi. Sottolinea la Paolini: “Ultimamente si nota un avvicinamento tra la Turchia e Israele e questo è fatto curioso. Israele di recente ha chiesto un risarcimento all’Egitto per danni riguardanti un accordo economico sul gas che non è andato a buon fine. Che cosa significa questo possibile avvicinamento a Israele? È un segnale di reciproca consapevolezza della debolezza comune, oppure cosa?“.

Forse questa nuova possibile vicinanza della Turchia a Israele può essere considerata come un progressivo riallineamento verso le posizioni occidentali che mirano a un isolamento della Russia nella questione siriana. Di riflesso l’abbandono del Turkish Stream rientra in questa strategia. Secondo la Paolini però la cosa è più complessa: “Non attribuirei la diatriba tra Turchia e Russia esclusivamente alla questione siriana. D’altronde se guardiamo la storia, l’Impero Russo e quello Ottomano hanno avuto rivalità secolari e la ragioni dello scontro possono derivare anche dal loro passato. È possibile che le vere ragioni dell’abbandono del Turkish Stream non siano ancora rese note, non si capisce in realtà cosa vuole Ankara da Mosca e viceversa“.

In questo quadro si possono evidenziare due considerazioni. La prima è che la partita delle risorse energetiche è ancora aperta, perché Turchia e Unione Europea in particolare non sono riuscite ancora a trovare un’alternativa alla dipendenza russa, ammesso che esista. La seconda è che la situazione di instabilità mediorentale ha sicuramente influito nei rapporti economici tra i vari attori, anche se probabilmente non è l’unico motivo di distacco. La questione del Turkish Stream resta incerta: è vero che la situazione attuale non sembra tendere a una riapertura dei negoziati, ma è altrettanto vero che al momento non sembrano esserci alternative valide a sopperire la necessità di gas sulle quali Unione Europea e Turchia, la seconda in particolare, avevano impostato la partita del gasdotto con la Russia.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore