sabato, Dicembre 7

Turchia vs Olanda: Erdogan tira in ballo Srebrenica

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La querelle fra Olanda e Turchia non smette di stupire. Una escalation senza fine e l’assoluto protagonista sembra essere il presidente Recep Tayyip Erdogan. «Conosciamo l’Olanda e gli olandesi dal massacro di Srebrenica. Sappiamo che carattere marcio hanno dal loro massacro di 8000 bosniaci» è l’ultima sua dichiarazione al vetriolo, nella quale accusa l’Olanda di essere «responsabile della peggiore strage dalla Seconda guerra mondiale».

Oggi intanto era arrivata la decisione da parte di Ankara  di sospendere le relazioni ad alto livello tra la Turchia e l’Olanda come risposta al trattamento riservato a due ministri turchi, a cui è stato impedito di svolgere comizi a Rotterdam. Inoltre è stato deciso dalla Turchia di chiudere il proprio spazio aereo ai diplomatici olandesi fino a quando l’Olanda non adempierà alle richieste di Ankara. Lo ha affermato il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, aggiungendo che non sarà permesso all’ambasciatore olandese in Turchia, attualmente in vacanza fuori dal Paese, di rientrare.

Ad intervenire la comunità internazionale, a partire dalla Ue, che chiede alla Turchia di abbassare i toni, mentre la Nato chiede ad entrambi gli alleati un ‘approccio misurato’. Ma per tutta risposta dalla Turchia arriva una nuova minaccia, di quelle forti perché si tocca un tasto davvero scoperto, ossia i migranti. Il ministro turco per l’Europa, Omer Celik, ha annunciato infatti di voler rivedere l’accordo. Inoltre Ankara ha annunciato che si rivolgerà alla Corte dei diritti dell’uomo per la vicenda.

Passiamo a parlare di indagati. In Francia il candidato della destra François Fillon lo è da questa mattina per diversi capi di imputazione tra i quali appropriazione indebita di fondi pubblici nell’inchiesta sugli impieghi fittizi che riguarda la moglie Penelope e i due dei suoi figli. L’ex premier ha deciso di rispondere ai giudici, non avvalendosi della sua immunità parlamentare: una difesa scelta, ad esempio, da Marine Le Pen. Nei prossimi giorni intanto potrebbe essere indagata anche la moglie Penelope, al centro dell’indagine, con due dei figli: in tutto si parla di oltre 1 milione di euro intascati per attività da assistenti parlamentari. Fillon comunque, nonostante il calo nei consensi, ha deciso per la strategia del ‘combattente’.

In Brasile invece c’è stato il primo interrogatorio di Luiz Inacio Lula da Silva da imputato nell’inchiesta Lava Jato sui fondi neri Petrobras. «Da circa tre anni sono vittima di un massacro», ha dichiarato l’ex presidente del Brasile, «Ogni giorno, a colazione, pranzo e cena, appare qualcuno insinuando: ‘Quel pentito deporrà davanti ai giudici e denuncerà Lula’».

In Libia invece le forze militari fedeli al generale Khalifa Haftar hanno riconquistato i principali terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra. Secondo fonti governative però i combattimenti sono ancora in corso. Intanto aerei da ricognizione americani hanno individuato un aereo da trasporto russo e un grande drone russo in una base aerea nell’Egitto occidentale, vicino al confine con la Libia: lo rivela la ‘Cnn‘, secondo cui questo è un segno che Mosca è vicina alle questioni del Paese nordafricano.

In Gran Bretagna giornata importante, visto che il Parlamento è arrivato il via libera del Parlamento di Westminster alla legge per attivare la Brexit. Theresa May ha affermato che è un «momento storico per tutto il Paese». La premier britannica ha sottolineato che viene così rispettata la sua tabella di marcia che prevede l’avvio dei negoziati con Bruxelles entro la fine di marzo. La May ha poi attaccato i nazionalisti scozzesi dell’Snp, che hanno chiesto un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia: «Oggi non bisogna fare giochi politici e creare incertezza o divisione».

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