venerdì, Novembre 15

Turchia-Usa, un rapporto sempre più complicato

0

Il recente successo elettorale di Recep Tayyeb Erdogan, che ha rafforzato i suoi poteri, non basta a fargli vivere giornate tranquille. Il presidente turco si trova ad affrontare più di una situazione critica. Il suo Paese, spaccato in due dal referendum del 16 aprile, sembra sprofondare sempre di più nella crisi economicamente e nella dittatura, tra giornalisti e oppositori politici dietro le sbarre, e licenziamenti in massa di professori e accademici universitari contari alle posizioni del governo. I rapporti con l’Unione Europea non sono certo idilliaci, con una crescente diffidenza e una profonda crisi di fiducia fra le due parti.

La questione dei migranti sembra essere l’unico anello a tenere insieme Ankara e Bruxelles, mentre si allontana sempre di più la possibilità per Erdogan di far entrare il suo paese nell’Unione Europea. Il processo di adesione è infatti bloccato in un limbo da diversi anni, e le recenti tensioni pre e post referendum fra i due Paesi, hanno allontanato possibili progressi su questa strada. Al momento per Ankara l’unica nazione occidentale con cui vale la pena stringere rapporti sono gli Stati Uniti, ma l’incontro fra il presidente turco e quello americano previsto per il 16 maggio non si preannuncia affatto semplice.

Il 9 maggio Donald Trump ha approvato l’invio di armi alle forze curde siriane che combattono l’Isis nel nord-est della Siria. Una decisione che di certo non ha fatto piacere alla Turchia. Erdogan ha invitato Trump a tornare sui suoi passi dichiarando: «Vogliamo credere che i nostri alleati preferiscano sedersi accanto a noi e non con un’organizzazione terroristica». Se le milizie curde, le Ypg, rappresentano per Washington il principale alleato per lanciare l’assalto terreste contro Raqqa, roccaforte del gruppo Stato Islamico in Siria, per Erdogan, la decisione di Trump è una minaccia ai suoi confini e al suo controllo territoriale. Il kurdistan siriano infatti gode di una certa autonomia, una condizione a cui aspirano da tempo anche i curdi che vivono in Turchia. Il più grande timore di Erdogan è che le armi in arrivo in Siria possano varcare il confine, e finire nelle mani del Pkk. «Sia le Ypg che il Pkk sono organizzazioni terroristiche, non c’è nessuna differenza. Cambia solo il nome e ogni arma che finisce nelle loro mani è una minaccia per la Turchia», ha dichiarato nei giorni scorsi il Ministro degli Esteri, Cavusoglu.

Ad Ankara sembra non importare che le Ypg da diversi mesi combattono con successo contro lo Stato Islamico in Siria. Dal canto suo Trump, ha cercato di tranquillizzare Erdogan sulla decisione presa, assicurandogli che i vertici militari americani controlleranno le forniture di armi e proiettili per evitare violazioni e abusi. I curdi siriani, da parte loro, hanno tutto l’interesse a mettersi sotto la protezione degli Stati Uniti, mentre la Turchia non può fare molto per impedirlo.

L’incontro fra i due presidenti previsto per la settimana prossima si preannuncia quindi assai complicato. Lo scorso mese raid turchi hanno colpito obiettivi curdi sia in Siria che in Iraq, per altro in zone dove erano attive anche forze militari americane. Un attacco condannato immediatamente dal Comando Centrale americano, che ha definito i curdi «partner degli Stati Uniti, impegnati attivamente e con successo nella lotta al terrorismo».

Trovare un accordo che permetta ai rapporti già abbastanza tesi fra Washinghton e Ankara di reggere, richiederà tempo e un concreto impegno diplomatico, in caso contrario le difficili relazioni con la Turchia, Paese membro della Nato, continueranno ad incidere sulle decisioni e l’operato degli USA in Medio Oriente ed Europa. Uno scenario che Trump deve cercare di allontanare considerando anche il fatto che in Siria sembra agire senza una strategia che sia ben definita.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore