martedì, Novembre 12

Turchia: ‘terzo incomodo’ in Africa per Occidente e Cina Erdogan punta ad incrementare l’influenza turca in Africa, ne parliamo con Asli Okyay ricercatrice IAI e Emre Caliskan, ricercatore della Oxford University

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Si conclude proprio oggi l’ennesimo tour diplomatico del Presidente turco Recep Tayyp Erdogan sul territorio africano. Nei giorni scorsi ha già fatto tappa in Algeria, in Mauritania, in Senegal e concluderà i suoi cinque giorni nei Paesi africani, con la visita in Mali. Il Primo Ministro turco ha rivolto le sue attenzioni all’Africa sin dall’inizio del suo mandato. Nel 2016 ha visitato tre volte i Paesi africani recandosi a Gibuti in Etiopia e in Somalia durante un primo viaggio, in seguito ha intrapreso un secondo viaggio in Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Senegal e Guinea ed infine nell’ultimo viaggio si è recato nuovamente in Somalia, in Kenya e in Uganda. L’apertura della Turchia verso l’Africa risale alla fine degli anni 90, precisamente al 1998, anno in cui fu preparato il Piano d’azione per l’apertura dell’Africa‘, che fu principalmente guidato dalla ricerca di nuovi mercati di esportazione.

A causa degli effetti del terremoto del 1999 e della crisi economica del 2001, questo piano non è mai stato attuato fino a quando non è stato ripreso dopo che l’AKP (Justice and Development Party), il partito attualmente al Governo con radici islamiche, è salito al potere nel 2002. La strategia di apertura ha fatto un ulteriore passo dalla dichiarazione turca del 2005 come l’Anno dell’Africa e lo svolgimento del Vertice Turchia-Africa nel 2008”, ci dice Asli Okyay ricercatrice turca dello IAI (Istituo Affari Internazionali). Il 2008 è effettivamente l’anno in cui alla Turchia è stato dato il titolo di partner strategico da parte dell’Unione Africana. Sempre nel 2008 si è tenuto il primo Vertice di Cooperazione Turchia-Africa con la presenza di ben 49 stati africani. Nel 2014 a Malabo in in Guinea Equatoriale, si è tenuto il secondo Vertice, e il prossimo è in programma per il 2019 in Turchia. Nel 2016, inoltre, il Ministero dell’Economia turco e l’Unione Africana, hanno organizzato ad Istambul il ‘Business Economic Forum Turkey-Africa’ dove si sono presentati 45 Paesi africani intenzionati ad allacciare relazioni commerciali con la Turchia. “L’apertura all’Africa, come l’aumento dell’attivismo della Turchia nella sua regione, faceva parte della politica estera dell’AKP negli anni 2000, che mirava a diversificare e ampliare l’impegno politico ed economico turco in modo da andare oltre la portata limitata delle relazioni con l’Occidente, cioè, l’UE e gli Stati Uniti.”, afferma Okyay .

Le frequenti visite di Erdogan in Africa sono un chiaro segno che la Turchia sta cercando di incrementare la sua influenza nella regione. Questo è ciò che emerge anche dalla dalla seconda conferenza ministeriale tenutasi lo scorso febbraio a Istanbul tra il ministro turco degli Affari esteri, Mevlet Cavusoglu, i suoi omologhi africani e la Commissione dell’Unione africana. In quest’incontro è stata chiaramente espressa la volontà di aumentare di cinque volte il volume degli scambi con l’Africa nei prossimi cinque anni e approfondire le relazioni con il continente in diversi settori per rafforzare la partnership strategica’. Dal 2004, sono esattamente 24 i Paesi africani nei quali sono state effettuate visite ufficiali dal Presidente turco. Se nel 2009 le ambasciate turche in Africa erano 12, oggi se ne contano 40, con l’ultima aperta a Freetown, capitale della Sierra Leone. Ahmet Yıldız, Viceministro degli esteri turco ha chiaramente espresso l’intenzione di aprire ambasciate turche in tutte le capitali africane. Negli ultimi cinque anni sono state aperte ad Ankara 22 sedi diplomatiche africane e sono attivi 21 Uffici di coordinamento gestiti da Tika, l’agenzia turca per la cooperazione e lo sviluppo internazionale, che realizza in Africa diversi progetti di sviluppo sostenibile. “Attori non statali, come le ONG  che si occupano di attività di aiuto umanitario, spesso lavorando in armonia con lo Stato turco, hanno svolto un ruolo importante nel formare legami sociali e contribuire all’approfondimento dell’impegno in particolare con l’Africa subsahariana”, afferma Okyay.

Inizialmente la Turchia si è concentrata sul rafforzamento delle relazioni economiche e sugli aiuti umanitari, nel tempo, e in particolare nel 2010, le relazioni della Turchia con l’Africa hanno acquisito anche dimensioni politiche e di sicurezza. “La strategia orientata al commercio della Turchia ha prodotto risultati piuttosto positivi, il volume degli scambi tra Turchia e Africa (incluso il Nord Africa) è aumentato da 5,4 miliardi di dollari nel 2003 a 18,8 miliardi di dollari nel 2017”, afferma Okyay. Nonostante la crescita è impressionante, però, il commercio con l’Africa non detiene una quota importante del volume commerciale complessivo della Turchia: “le esportazioni turche in Africa nel 2017 hanno costituito il 7,4% di tutte le esportazioni turche, mentre le importazioni dall’Africa rappresentano solo il 3,1% di tutte le importazioni effettuate dalla Turchia”, commenta Okyay.

Secondo Emre Caliskan analista e ricercatore della Oxford University, la Turchia ha tre grandi obiettivi in Africa: ‘’il primo è quello di essere un Paese orientato all’esportazione, come gli altri Paesi commerciali quali India o Cina”, dichiara. “La Turchia vuole trovare nuovi mercati nell’Africa subsariana. Per quando riguarda le visite nei Paesi africani, il fattore economico è il punto principale dell’agenda turca”. ‘’Il secondo obiettivo riguarda il fatto che la Turchia vuole essere un commerciante in Africa per diverse ragioni. Una delle maggiori è che ha bisogno del supporto africano nelle organizzazioni internazionali e nelle questioni che riguardano la Turchia, questa vuole essere un influente giocatore politico nella ragione”, afferma Caliskan. Infine l’ultimo ma non meno importante obiettivo turco, è quello di usare l’Islam per aumentare la sua importanza in Africa. “La regione africana ha una popolazione musulmana, la metà della società africana proviene da ambienti musulmani. La Turchia quindi, usa i suoi legami culturali a livello politico ed ambisce a essere un importante attore politico in Africa”, conclude Caliskan.

La Turchia ha giocato un grande ruolo nella ripresa economica della Somalia. Nel 2005 si è aperta al Medio oriente dopo 2/3 anni dall’arrivo al Governo nel 2002 dell’AKP. “La Turchia ha iniziato ad avere rapporti con i Paesi del Medio oriente. Il 2005 è un anno di successo per quanto riguarda l’apertura della Turchia in Medio oriente e il Paese ha incrementato il suo commercio”, prosegue Caliskan. “Il Governo turco, nel caso della Somalia, ha cercato di intervenire nella crisi somala portando sul tavolo due strategie. Da un lato attraverso gli aiuti economici ha cercato di risollevare l’economia, dall’altro con gli aiuti umanitari ha cercato di aiutare la società”, ci dice Caliskan e afferma : ‘’Il successo della Somalia può essere un buon modello per la Turchia, che potrà attuare in altri Paesi africani. Oggi in Africa molti Paesi avrebbero bisogno di aiuto e questo rappresenta una motivazione per la Turchia di intraprendere altri step in Africa”.

Inoltre, in particolare nella regione del Corno d’Africa, e in particolare nel caso della Somalia dopo la visita del primo ministro Erdogan del 2011, la Turchia sta emergendo come attore sempre più visibile nel settore della sicurezza, attraverso, ad esempio, la formazione per Ufficiali militari somali e forze di polizia in Turchia. “Con l’apertura della più grande base militare d’oltremare della Turchia a Mogadiscio nell’ottobre 2017 ,dove verrà addestrato l’esercito somalo, la Turchia ha notevolmente aumentato la sua visibilità nel settore della sicurezza”, spiega Okyay.

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