domenica, Dicembre 15

Turchia pronta a invadere la Siria: chi ha visto Di Maio? L’invasione turca vorrebbe dire guerra totale nel nord della Siria tra turchi e curdi e quindi nuovi flussi di migranti e profughi che non andranno più in Turchia, ma in Europa. L’Italia avrebbe potuto e saputo avere un ruolo, se avessimo una politica estera e un Ministro degli Esteri

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Non vorrei disturbare il nostro famoso e occupatissimo Ministro degli Esteri, tutto preso, bella gioia!, ad occuparsi di riduzione del numero dei parlamentari (che come ho detto, nel caso specifico italiano, equivale a riduzione grave della democrazia e lo vedremo e lo pagheremo!) e simili importantissime cose, non vorrei disturbarlo facendogli notare due cose, delle quali sono certo siano attivamente informanti i nostri diplomatici pronti ad aggiornare anche lui se lo trovassero. In Siria si sta per scatenare l’inferno, a causa di un piccolo tradimentino dell’amico e patron di Giuseppe Conte, Donald Trump; in Israele, potrebbe anche, in un passaggio, però, molto delicato. In entrambi i casi, la diplomazia italiana potrebbe, dovrebbe e (non vorrei disturbare ancora di più il ragazzo) saprebbe molto bene cosa fare e come, perché, va detto chiaramente, la nostra diplomazia è una delle poche cose che ancora ha un valore nel nostro disgraziato Paese.

Sulla situazione in Israele sorvolo, dato che in questo momento c’è in atto un passaggio delicato, dal reazionario e razzista (sì, mi spiace è così, razzista) Governo di Benjamin Netanyahu ad uno nuovo, forse più aperto, visto che il predetto non ha vinto e non ha perso le elezioni. Il fatto è che, se Netanyahu riuscisse a tornare al governo, la sua politica antiPalestina riprenderebbe, e quindi Israele diventerebbe un luogo esplosivo.
L’Italia (ecco perché parlavo della nostra diplomazia) ha una lunghissima tradizione (strana se ci pensate, ma opportuna) di grande amicizia per Israele, anche ricambiata (grazie specie al fatto che l’antisemitismo italiano è stato sempre molto edulcorato), e una grandissima amicizia verso i palestinesi, e in genere verso il mondo arabo. Una azione intelligente e accorta di mediazione, di dissuasione dalla violenza e, magari, di pressioni economiche non sarebbero male. Abbiamo i mezzi economici, sia come Italia che come UE, per farlo, siamo considerati non ostili da entrambe le parti. Non c’è più un Matteo Salvini che va a gettare veleno e odio verso gli arabi e iterroristidi Hezbollah e questa non è cosa da poco, per non parlare degli ebrei italiani, troppo silenziosi, ma abbastanza poco felici della politica israeliana. Infine, abbiamo, al confine con Israele, un contingente armato, rispettato e benvoluto, e molto attivo e capace. Se lì scoppiano guai, a noi, lo dico brutalmente, non conviene, e non vedo molto i nostri cosiddetti governanti, più o meno nominati dagli americani, ad opporsi ad eventuali azioni inconsulte, tipo quella di Sigonella di molti anni fa.

Il problema della Siria è ancora molto più grave, e per di più di una drammaticità senza precedenti.
Come, purtroppo, era previsto da tempo (e noi siamo e siamo stati diplomaticamente assenti anche da ciò) l’aggressività della Turchia verso la Siria, e in particolare verso le zone curde della Siria, è divenuta incontenibile. L’Italia avrebbe potuto e dovuto giocare un ruolo in merito, non solo per le buone relazioni economiche con la Turchia (che fa parte del Consiglio di Europa, dove noi potremmo avere una certa voce in capitolo, se qualcuno spiegasse ai nostri governanti dove si trova), ma anche per le millantate buone relazioni con la Russia.
Il punto è che gli americani di Trump, con la lealtà e la dirittura morale che li contraddistingue, hanno deciso di abbandonare i curdi al loro destino. Quei curdi grazie ai quali l’ISIS è stato sconfitto e cancellato, almeno da lì; quei curdi che hanno combattuto eroicamente (proprio così) sul terreno, mentre gli americani facevano qualche bombardamento aereo per non sporcarsi gli stivali sul terreno.
I curdi hanno agito alleandosi con gli americani (errore storico, purtroppo), nella speranza che, date le ottime relazioni tra USA e Turchia, finalmente si potesse giungere ad una soluzione, almeno parziale, del problema curdo, permettendo ai curdi di costituire se non uno Stato, almeno una entità autonoma in quello che è il loro territorio in Siria, nella parte nord e nordorientale della Siria.
Ora i ‘coraggiosi’ americani si ritirano dalla zona di confine che separa la Turchia dalla zona curda, cioè permettono ai turchi di agire (hanno uno degli eserciti più potenti del mondo!), senza rischiare nemmeno di fare un graffio agli americani.

Mentre la Siria, pur contraria ad una indipendenza curda, aveva un atteggiamento, per dir così, benevolo verso la possibile, parziale autonomia curda, e la Russia, alleata della Siria, anche -i curdi sono invitati dai russi alla conferenza di Astana, e non è poco-, la contrarietà della Turchia era fortissima. Per due ragioni: la tradizionale ostilità verso il popolo curdo, e l’odio verso la Siria. Ma la Turchia era fortementefrenatanella sua azione dalla Russia, alleata della Siria di Bashar al-Assad, e poco propensa ad accettare eccessivi allargamenti della Turchia, nella speranza di allontanarla dagli USA. In questo Recep Tayyip Erdogan (che per molti versi assomiglia a certi politicanti italiani … non faccio nomi) è stato abilissimo, pencolando tra l’uno e l’altro, per poi convincere gli USA a andarsene dalla Siria, prima che Assad (contro il quale gli USA hanno inutilmente combattuto, perdendo) riconquistasse se non il pieno almeno il quasi totale controllo del proprio territorio. Ormai ad Assad resta solo da riprendersi la zona di Idlib e poi … appunto e poi, se possibile, assumere il controllo della zona curda, magari con un accordo decente di convivenza di tipo vagamente federale.

Ora, se il progetto turco di invasione del nord della Siria avrà luogo, accadranno due cose immediate: una situazione di guerra totale nel nord della Siria tra turchi e curdi e quindi nuovi flussi di migranti e profughi terrorizzati dalle zone di guerra, che, probabilmente, non potranno più fuggire … in Turchia!
La Turchia pensa di vincere facilmente, ma chiunque ricordi come combatterono (ed erano soli ed isolati allora) i curdi a Kobane, può immaginare che oggi non saranno da meno, tanto più che probabilmente potranno contare sull’aiuto di altri, magari l’Iran. Per tanto, una guerra totale tra turchi e curdi vorrebbe dire massacri dei curdi, ma tutt’altro che vittoria certa della Turchia.
Inoltre, ladisattenzionedel mondo a causa dei massacri in Kurdistan, permetterà ad Assad di scatenare l’offensiva contro Idlib, cosa finora non avvenuta per evitare massacri anche lì; finora la Russia ha tenuto a freno la Siria, ma ora potrebbe aver l’interesse opposto, anche perché la Turchia si è rivelato un alleato del tutto inaffidabile, e una Siria forte potrebbe essere un fucile puntato sulla Turchia.

Che l’interesse dell’Italia e della UE sia di evitare che tutto ciò accada è evidente. Ma per farlo occorrerebbe una politica estera e certo un Presidente del Consiglio ‘nominato’ da Trump e in odore di averlo aiutato in cose non proprio onorevoli, per di più con un non-Ministro degli Esteri, non credo che sia cosa prevedibile.

Direte: anche qui afflusso di profughi! Sì, certo. Ma, scusate, non pensa qualcuno che, una volta tanto, ci si potrebbe occupare di problemi di umanità, sì, umanità, insomma civiltà, che prescindono sia dalle pochette che dalla riduzione della democrazia?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.