sabato, Ottobre 24

Turchia, nuovo attentato a Diyarbakir

0
1 2


Ancora sangue in Turchia. Un’autobomba è esplosa in una zona centrale a Diyarbakir, principale città curda. L’obiettivo dell’attentato un veicolo blindato della polizia nei pressi di un commissariato. A morire almeno 3 agenti, 45 le persone che sono rimaste ferite, tra cui dodici poliziotti e 7 civili, oltre presunti militanti del Pkk che si trovavano sul veicolo della polizia attaccato. Ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Una zona quella di Diyarbakir al centro da novembre di una offensiva del governo di Ankara proprio contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan, considerato una formazione terroristica. A dicembre poi la decisione delle autorità turche di dichiarare il coprifuoco in alcune regioni del sud-est, cosa che ha portato ad una serie di attentati. A marzo poi la dichiarazione del governo della fine delle operazioni nella regione, con un bilancio di almeno 300 vittime fra i militanti del Pkk.

Ma la Turchia è anche sotto accusa da parte della ong Human Rights Watch, secondo cui «le guardie di frontiera turche sparano ai richiedenti asilo siriani che cercano di raggiungere il Paese». Secondo l’ong ‘l’uso eccessivo della forza’ da parte dell’esercito di Ankara contro rifugiati e trafficanti di esseri umani ha causato 5 morti (anche un bambino) e 14 feriti. Per questo motivo è stata inviata una lettera al ministero degli Interni di Ankara chiedendo di «investigare sull’uso eccessivo della forza da parte delle sue guardie di frontiera». L’accusa infatti è che le forze dell’ordine picchino i migranti. L’accusa di HRW al governo turco è quella di continuare a proclamare una ‘politica delle porte aperte’ nei confronti dei siriani «nonostante stia costruendo un nuovo muro di confine». Il mese scorso anche Amnesty International aveva accusato la Turchia (che aveva smentito ogni cosa) di rimpatri forzati di rifugiati in Siria.

E proprio sulla questione migranti è arrivata la notizia del rinvio della riunione tra Ue e Turchia di venerdì sulla liberalizzazione dei visti per Ankara. A confermarla una portavoce della Commissione Ue, secondo cui «la decisione di riprogrammare l’incontro è stata presa in modo congiunto». E a chi teme che abbiano influito le dimissioni di Ahmet Davutoglu, arriva la smentita: «Ci sono contatti regolari con le autorità turche».

Viaggio in Asia dal 21 al 28 maggio prossimo per il presidente USA Barack Obama. Lo staff del leader della Casa Bianca ha annunciato che Obama sarà a Hiroshima con il primo ministro giapponese Shinzo Abe «per sottolineare l’impegno a perseguire la pace e la sicurezza del mondo senza armi nucleari». Una prima storica a Hiroshima per un presidente americano, che arriva dopo la visita il mese scorso del segretario di stato John Kerry, che nella città distrutta dalla bomba atomica sganciata nel 1945 aveva visitato il Memoriale della Pace. Nella visita però, dice Ben Rodhes, il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, Obama non farà mea culpa sulla decisione degli Stati Uniti di sganciare la bomba atomica. Per il presidente poi durante il suo tour altre visite cariche di significato in Vietnam, in particolare ad Hanoi e ad Ho Chi Min City.

Allarme terrorismo questa mattina a Monaco di Baviera, dove una persona è morta e altre tre sono rimaste ferite dopo essere state accoltellate da un uomo alla stazione di Grafing. Subito dopo l’aggressione l’uomo, che per molti ha urlato ‘Allahu Akbar’ durante l’assalto, è stato arrestato: si tratta di un giovane tedesco senza precedenti penali di 27 anni. Nelle prime ore gli investigatori parlavano di ‘motivazioni politiche’ dietro al gesto, poi durante una conferenza stampa hanno affermato che «non vi è alcun indizio al momento che possa collegare il giovane a un’organizzazione islamica, nè relazione con estremisti islamici». Ma il livello di allerta resta alto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore