venerdì, Febbraio 28

Turchia: le ambizioni di Erdogan

0
1 2


Per quanto riguarda la questione curda, Erdogan ha dichiarato: «Non tollereremo un Kurdistan alle porte di casa», affermando il suo rifiuto rispetto ad un referendum sull’ indipendenza curda e annunciando un’ imminente offensiva militare contro il Nord della Siria, nel tentativo di spazzare via la continuità territoriale che i curdi sono riusciti a conquistare nell’ area. Quale prospettiva si dipana per il rapporto tra Erdogan e i Curdi?

Il governo dell’ AKP, dalla fine del 2012 fino all’ estate del 2015, aveva portato avanti dei negoziati per la risoluzione della questione curda che comprendeva anche l’ ala terroristica, in riferimento al PKK. Negoziati che comprendevano anche il leader storico dei curdi, che si trovava in prigione, Abdullah Öcalan. Questo processo è venuto meno nell’ estate del 2015, quando, da parte curda si è posto fine alla tregua per il cessate il fuoco e da parte del governo di Ankara è stata aumentata la retorica anti-curda e quindi si è arrivati alla ripresa dello scontro armato tra le forze di sicurezza e i militanti del PKK. Scontro che in due anni ha portato a migliaia di vittime, tra civili, militanti curdi, forze di sicurezza e ha trasformato le province dell’ Anatolia meridionale, di Diyarbakir, il cuore del Kurdistan turco, in un vero e proprio teatro di guerra. La questione curda ha dei riflessi a livello regionale e contribuisce a spiegare il ruolo della Turchia nel conflitto siriano. In Siria, sappiamo che le forze curde sono quelle più impegnate sul terreno della lotta allo Stato Islamico e sono quelle che hanno avuto un forte sostegno militare, logistico e finanziario da parte degli Stati Uniti. E questo è un punto molto critico nelle relazioni tra Ankara e Washington. In Siria, l’ obiettivo della Turchia è non soltanto porre fine al regime di Bashar al-Assad, ma anche e soprattutto evitare che si formi una fascia di autonomie curde nel nord del Paese. Un’ autonomia che potrebbe, in una prospettiva di riconoscimento internazionale, fungere da forza di attrazione per i curdi in Turchia. Quindi attraverso un prisma di sicurezza interna, nazionale va letto il coinvolgimento della Turchia in Siria così come anche l’invio di truppe, ricordando l’ ‘Operazione Scudo dell’ Eufrate’, che si è conclusa pochi mesi fa, ma che non ha posto fine all’ invio di contingenti militari turchi nel nord della Siria per poter limitare, appunto, la continuità territoriale delle zone occupate dai curdi siriani considerati stretti alleati del PKK.

Come può essere definito, al momento, il rapporto tra la Turchia e la NATO, considerando anche le epurazioni dei militari dissidenti?

Il rapporto tra Turchia e NATO è altalenante in questo momento. La Turchia è un importante Paese all’ interno della NATO, fornisce il secondo esercito rispetto al numero di effettivi, è fondamentale nella lotta al terrorismo internazionale, chiave nell’ area mediorientale e nella lotta allo Stato Islamico. Tuttavia, l’ evoluzione delle dinamiche degli ultimi tempi, come i disaccordi con Washington sul sostegno ai curdi, hanno portato a delle tensioni con gli Stati Uniti e con altri Paesi della NATO come la Germania. La Turchia, proprio in risposta alla mancata estradizione di militari turchi che hanno chiesto asilo in Germania, ha vietato l’ accesso alle autorità tedesche nella base di Incirlik, nella base di Konya, dove ci sono dei contingenti tedeschi della NATO. Tanto che nel caso delle truppe tedesche stanziate a Incirlik, questo ha fatto sì che fossero spostate in Giordania. Quindi si tratta di rapporti non  privi di tensioni in questa fase.

In questa ambiguità nei rapporti con la NATO, influisce un rinnovato legame con la Russia di Putin?

Con la Russia di Putin ci sono degli stretti legami, soprattutto, economici. Stretti legami dovuti al fatto che la Russia rappresenta il più importante fornitore energetico della Turchia. La Turchia è un importatore netto di idrocarburi. Inoltre il gasdotto Blue Stream fornisce il 60% del gas consumato in Turchia. Quindi legami energetici ed economici. Non credo che ci sia uno stretto rapporto tra le tensioni all’ interno della NATO e il riavvicinamento della Turchia alla Russia nell’ ultimo anno, anche se la collaborazione tra i due Paesi riguarda anche altri ambiti come la lotta al terrorismo ed ultimamente c’è stata da parte turca l’ interesse ad acquistare un sistema missilistico dalla Russia.

Da tempo si registra un attrito tra Erdogan e la Cancelliera tedesca Merkel. Quali sono i contorni di questa divergenza?

Anche per quanto riguarda la Germania, i rapporti sono altalenanti. Storicamente la Merkel non è stata la prima sostenitrice dell’ adesione della Turchia all’ Unione Europea, anzi, fin dall’ inizio, la Cancelliera ha parlato di partnership strategica in alternativa alla membership. Oggi, la posta in gioco è l’ accordo sui migranti siglato nel marzo del 2016 voluto proprio dalla Germania. La Turchia sta giocando un ruolo importante nella gestione dei flussi di migranti del corridoio del Mediterraneo orientale. Per la Cancelliera Merkel, anche a fini elettorali, è importante che questo accordo tenga. Ricordiamo che in Germania si svolgeranno le elezioni legislative nel prossimo autunno. E questo spiega perché, al di là delle tensioni sull’ ingresso dei parlamentari tedeschi nelle basi turche, al di là della questione dei militari sospettati di far parte dell’ organizzazione di Gulen ospitati dalla Germania, è necessario che l’ accordo sui migranti tenga e che la Turchia continui a giocare la sua parte.

Quindi, dal suo punto di vista, fin dove si possono spingere, nel fare pressione, la Germania e più in generale l’ Unione Europea rispetto alla Turchia di Erdogan?

In questo momento, non molte nel senso che c’è in ballo l’ accordo sui migranti, c’è in ballo la cooperazione della Turchia nella lotta al terrorismo e allo Stato Islamico. Al di là di questo, i negoziati di adesione della Turchia all’ Unione Europea sono bloccati, soprattutto a causa dell’ evoluzione politica interna dell’ ultimo anno, con l’ erosione dello Stato di diritto, con l’ erosione del processo democratico, uno stato di emergenza che consente ad Erdogan di compiere arresti sommari ed epurazioni nel Paese sulla base di semplici sospetti. Quindi l’ Unione Europea in varie situazioni ha espresso la profonda preoccupazione per la situazione politica interna in Turchia: non da ultimo, ad inizio luglio, il Parlamento europeo ha votato con una grande maggioranza una risoluzione a favore della sospensione dei negoziati di adesione nel caso in cui le riforme costituzionali fossero, di fatto, implementate e che trasformerebbero il regime turco in senso autoritario. La risoluzione del Parlamento non è vincolante, ma è esemplificativa e sintomatica di profonde percezioni che ci sono nei Paesi europei nei confronti della Turchia e del processo di adesione all’ Unione Europea.

Secondo Erdogan, «l’ Europa ci fa perdere tempo» e si è detto pronto a firmare una legge approvata dal Parlamento per l’ introduzione della pena di morte. Il Presidente della Commissione europea ha ribadito la necessità che la Turchia rispetti le libertà democratiche. Il Presidente turco ha ancora interesse a far aderire la Turchia all’ UE?

Devo dire che da parte turca, nel corso degli anni, l’ interesse è diminuito, anche per responsabilità dell’ Unione Europea che ha tenuto una posizione ambigua. Però anche da parte turca c’è una grande ambiguità, soprattutto da parte dei vertici turchi perché nei momenti critici il Presidente Erdogan non esita ad esprimere che la Turchia ha altre opzioni, ha altre possibilità e che quindi l’ Unione Europea non è più un obiettivo come lo era una volta. Subito dopo la vittoria al referendum costituzionale, il governo turco ha fatto un passo indietro, riaffermando un interesse al processo di adesione, come obiettivo prioritario di politica estera. Quindi da parte turca c’è un uso strumentale dell’ obiettivo europeo.

Anche perché l’ Unione Europea costituisce anche un mercato verso cui la Turchia guarda.

Assolutamente sì, ci sono dei legami economici molto forti perché l’ Unione Europea rappresenta il primo partner commerciale un’ importante fonte di investimenti per la Turchia. Ricordiamo che la Turchia è legata all’ Unione Europea dall’ Unione doganale quindi ci sono dei legami economici molto stretti.

Rispetto alla crisi diplomatica che vede al centro il Qatar, dove sta andando la Turchia di Erdogan?

Inizialmente la Turchia, nella crisi diplomatica che coinvolge le monarchie del Golfo, ha cercato di svolgere un ruolo di mediatore, considerato che ha buoni rapporti con l’ Arabia Saudita, con gli Emirati e soprattutto con il Qatar. La scelta, poi, di sostenere il Qatar è stata importante perché con l’ Emirato ci sono degli stretti legami economici, finanziari e militari, nel senso che era stato siglato un accordo, la cui entrata in vigore è stata accelerata in occasione della crisi. Quindi l’accordo militare era precedente alla crisi diplomatica, però è servito per dare un segnale forte del sostegno turco al piccolo Emirato. Un altro elemento importante da tenere in considerazione è che tanto la Turchia quanto il Qatar sostengono i Fratelli Musulmani, la cui ascesa è stata massima subito dopo le rivolte arabe e con l’ elezione alla presidenza egiziana di Mohammed Morsi, ma che poi hanno avuto una fase di declino molto forte. Fratellanza Musulmana che viene, invece, osteggiata, per motivazioni religiose e politiche, da Arabia Saudita ed Emirati. Questo rappresenta un altro punto importante di convergenza tra Turchia e Qatar.

Qual’ è l’ ambizione di Erdogan rispetto alla Turchia dei prossimi mesi, dei prossimi anni?

L’ obiettivo di Erdogan è quello di fare della Turchia una potenza regionale, aumentando il prestigio della nazione anche sul piano internazionale. Diciamo che in una prima fase, nella fase di attuazione della politica ‘zero problemi’ con i vicini, prima dello scoppio delle rivolte arabe e prima dello scoppio della crisi siriana, la Turchia veniva considerata una potenza regionale emergente, grazie allo sviluppo economico, grazie all’ identità di democrazia islamica, al suo soft power, al fatto che si considerasse mediatore delle crisi regionali. Tutto questo oggi non c’è più, ma l’ ambizione rimane quella di essere una potenza regionale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore