domenica, Dicembre 8

Turchia e l’attacco al giornalismo indipendente

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Non più tardi di 5 giorni fa la procura di Istanbul ha chiesto l’ergastolo per 16 giornalisti, accusati di aver sostenuto il fallito golpe di luglio in Turchia e di avere legami con la rete di Fethullah Gulen. Ma l’informazione libera sembra essere utopia nel Paese.

Ultimo caso anche quello che vede coinvolto l’italiano Gabriele Del Grande, che aspetta di ritornare in patria. Da Ankara fanno sapere che sta bene e che è stato fermato perché si trovava in una zona del Paese in cui non è consentito l’accesso. C’è da dire però che per i giornalisti ormai è sempre più dura lavorare in Turchia. I controlli nei confronti dei reporter, anche stranieri, si sono ulteriormente irrigiditi con l’introduzione dello stato d’emergenza, decretato dopo il fallito golpe della scorsa estate. Non ci sono dati ufficiali, ma sono decine i giornalisti arrestati senza processo, circa 170 organi di stampa sono stati chiusi e centinaia di tessere giornalistiche annullate in Turchia dal luglio scorso.

Dal Festival del giornalismo di Perugia ha parlato anche la giornalista turca Ece Temelkuran, che ha così definito la situazione nel suo Paese: «Noi turchi, specie noi giornalisti, abbiamo perso la battaglia quando ci siamo accaniti sul singolo episodio, travolti dal desiderio di smascherare la bugia. E’ stata una sfinente contesa che ha esaurito le nostre forze e ci ha lasciati con un pugno di mosche in mano». «Siamo stati ossessionati dal mito della oggettività, spesso l’abbiamo confusa con la neutralità o, al contrario, ci siamo concessi alla politica, insomma non è stato fatto un lavoro in profondità», ammette.

E Amnesty International lancia l’allarme e chiede a tutti di firmare il suo appello: «I media indipendenti in Turchia non sono ancora morti, ma sono stati gravemente feriti. La repressione deve finire. I giornalisti e gli altri operatori dei media devono essere liberati da estese e punitive carcerazioni preventive. Devono poter fare il loro lavoro, perché il giornalismo non è un crimine. Con oltre 120 giornalisti e altri operatori dei media in prigione, varie migliaia di disoccupati per la chiusura di oltre 160 aziende del settore, l’effetto dell’ultima ondata di erosione della libertà di stampa è chiaro: il giornalismo indipendente, in Turchia, è sull’orlo di un precipizio».

(video tratto dal canale Youtube del Committee to Protect Journalists)

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