venerdì, Febbraio 28

Turchia: il crollo della lira “colpa di centinaia di account social” Caso Aquarius: Ue in contatto con alcuni Paesi per la divisione dei migranti

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La crisi della lira turca è anche colpa dei social. A dirlo è la Turchia che ha avviato un’indagine su 346 account. Lo ha reso noto il ministero dell’Interno, secondo cui centinaia di account di social media «che hanno pubblicato contenuti che hanno provocato la crisi del cambio lira-dollaro». Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan tranquillizza: «I fondamentali della nostra economia sono molto forti e per quanto riguarda la crisi della lira faremo il possibile per risolvere la questione». E ha annunciato che ci saranno altri piani per sostenere la moneta. Nel frattempo  il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che non ha chiesto al presidente Vladimir Putin alcun aiuto in relazione ai problemi dell’economia turca.

Ancora al questione migranti al centro delle cronache Ue. In particolare il caso dell’Aquarius, per il quale «la Commissione Ue è in contatto con un numero di Stati membri, che ci hanno contattato, per la suddivisione dei migranti, e quindi i Paesi cui destinarli. Come abbiamo fatto per casi precedenti, siamo pronti a prestare il nostro pieno sostegno e peso diplomatico, per una rapida soluzione», ha detto Tove Ernst, una portavoce dell’esecutivo.

Intanto il governo spagnolo ha deciso di portare avanti l’appello che l’esecutivo dell’ex premier Mariano Rajoy aveva presentato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la condanna di Strasburgo ai danni della Spagna per l’espulsione immediata di due immigrati africani alla frontiera di Melilla nel 2014. La volontà del governo è infatti quella di porre fine a questo genere di rimpatri.

L’Iran non aprirà alcuna trattativa con gli Usa, «un regime prepotente e truffatore». Lo ha affermato oggi la Guida suprema, Ali Khamenei, rispondendo all’offerta fatta la settimana scorsa dal presidente Donald Trump, che si era detto pronto ad incontrare in ogni momento il suo omologo iraniano Hassan Rohani.

Nel frattempo, le due Coree hanno concordato che il terzo summit tra i rispettivi leader, il presidente sudcoreano Moon Jae-in e quello nordcoreano Kim Jong-un, si terrà a Pyongyang entro la fine di settembre. Lo riporta l’agenzia Yonhap. I due leader si sono incontrati una prima volta in aprile e poi di nuovo a maggio in modo informale.

In Afghanistan si combatte per il quarto giorno consecutivo a Ghazni, teatro di un massiccio attacco dei talebani iniziato venerdì scorso. Il bilancio è di quasi 100 uccisi tra forze di polizia e dell’esercito e almeno 20 civili. Il portavoce delle forze Nato e Usa nel Paese ha comunque reso noto che Ghazni «rimane sotto il controllo delle forze afghane che stanno mettendo in sicurezza la zona, assistiti dai consiglieri statunitensi».

In Siria invece è salito a 69 morti il bilancio della colossale esplosione di un deposito di armi a Sarmada, in provincia di Idlib Almeno 52 vittime erano civili, fra cui 17 bambini. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i Diritti umani (Ondus). Secondo l’Ong, che ha base in Gran Bretagna, nell’esplosione hanno perso la vita anche 17 membri di Hayat Tahrir al-Sham (Hts), un’alleanza fondamentalista guidata dagli ex qaedisti di Al-Nusra. Intanto è stato confermato l’incontro tra Angela Merkel e Vladimir Putin al castello di Meseberg sabato 18 agosto, alle 18. Fra i temi sul tavolo, proprio il conflitto siriano, oltre alla crisi ucraina.

Andiamo in Israele, perché Benjamin Netanyahu è deciso ad andare a nuove elezioni se non passerà la legge di riforma sulla leva osteggiata dai partiti religiosi. Secondo alcune indiscrezioni, la data potrebbe essere quella di metà febbraio prossimo.

In Gran Bretagna, il ministro per le Comunità Locali, James Brokenshire, che ha annunciato un piano, limitato per ora alla più grande nazione del Regno Unito, che dovrebbe portare a 0 senzatetto nelle strade entro il 2017. Brokenshire ha promesso 100 milioni di sterline, pur ammettendo che non si tratta di nuovi fondi, bensì di una ‘rimodulazione’ di programmi sociali esistenti. Scettica l’opposizione laburista, secondo cui si tratta di «un piano debole che non riflette il senso d’urgenza».

Chiudiamo con Cuba, perché è partita oggi la consultazione riguardante il nuovo progetto di Costituzione, in un processo che si estenderà fino al 15 novembre.

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