martedì, Novembre 12

Turchia, gli arresti salgono a 10mila

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Continua ad essere preoccupante la situazione in Turchia, dopo l’annuncio ieri dello stato di emergenza per tre mesi e la sospensione della Convenzione europea sui diritti umani. I colpevoli del golpe subiranno un maxi-processo nella capitale Ankara. Ad annunciarlo il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag: «Non servono tribunali speciali. Servirà un grande spazio per gli accusati, gli avvocati, gli osservatori e le famiglie. Il processo si svolgerà nel distretto di Sincan ad Ankara». Ma intanto sale il numero dei coinvolti, ad oggi 10.607. Per 4.496 sospetti l’arresto è già stato convalidato mentre sono 10.856 i passaporti invalidati. 65 mila le epurazioni decise dalle autorità: inseriti nell’elenco anche 529 dipendenti, segnalati dal ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni, 197 da quello delle Risorse idriche e forestali, 300 dalla tv di Stato Trt e 29 dall’ente che regola le telecomunicazioni (Rtuk). Il presidente Erdogan però avvisa: se ce ne sarà bisogno, possibile un’estensione oltre i 3 mesi attualmente previsti dello stato d’emergenza in Turchia.

Negli Usa è stato il giorno di Donald Trump, che a Cleveland ha accettato ufficialmente la nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca. «Il 20 gennaio 2017 gli americani si sveglieranno finalmente in un Paese dove le leggi vengono fatte rispettare. Io sono il candidato dell’ordine e della legalità», uno dei passaggi più importanti effettuati in oltre un ora di discorso alla folla. Poi l’attacco: «Se volete menzogne andate alla convention democratica la prossima settimana», ma alla fine è stato un ripetersi dei suoi punti programmatici che lo hanno portato al trionfo. «Gli Stati Uniti devono immediatamente sospendere l’immigrazione da tutti i Paesi che sono coinvolti con il terrorismo fino a che non sia realizzato un meccanismo di controllo efficace», «ingresso solo a chi sostiene i nostri valori e ama la nostra gente» tra i suoi slogan. A contestarlo anche l’entourage dei Bush, che hanno detto: «Un discorso molto cupo e terribile, spaventoso». Mentre Hillary Clinton ha twittato: «Non sei la nostra voce. Sì, costruiremo un muro tra te e la presidenza, Donald Trump».

La Francia farà piena chiarezza sulla strage di Nizza. A dirlo il presidente francese, Francois Hollande: «Ho fatto appello alla riserva operativa della gendarmeria e della polizia, 15.000 uomini e donne saranno mobilitati, dalla fine di questo mese per integrare il dispiegamento di sicurezza sul territorio nazionale». Mentre non smettono le polemiche sulle misure di sicurezza e le nuove rivelazioni sull’attentatore, che avrebbe premeditato l’azione mesi prima, secondo quanto confermato dal procuratore di Parigi, Francois Molins. Proprio sulla strage sulla Promenade des Anglais, il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha ordinato all’Ispettorato generale della Police Nationale di avviare «una valutazione tecnica del dispositivo di sicurezza» messo in atto quel giorno.

I migranti continuano a bussare alle porte dell’Europa. Circa 400 da giorni sono accampati nel grande parco antistante la stazione degli autobus a Belgrado e oggi hanno cominciato uno sciopero della fame per chiedere la riapertura della frontiera ungherese. Alcuni degli organizzatori della protesta, citati dai media serbi, hanno detto che i migranti intendono continuare la protesta alla frontiera ungherese. Mentre intanto si aggiornano i numeri della tragedia. Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) sono ormai 3mila i migranti e rifugiati morti mentre cercavano di raggiungere l’Europa via mare dall’inizio dell’anno. Precisamente 2.977, ma non sono calcolati gli ultimi incidenti degli scorsi giorni. E’ il terzo anno consecutivo che il numero di decessi supera la soglia dei 3mila, ma quest’anno tale soglia è stata raggiunta molto prima del solito: nel 2014 era stata raggiunta in settembre e nel 2015 in ottobre.

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