mercoledì, Agosto 12

Turchia, Erdogan volta le spalle all’Unione Europea?

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Adesso che la Brexit risulta essere in dirittura d’arrivo, n che modo evolveranno le relazioni tra Inghilterra e Turchia?

I rapporti tra Gran Bretagna e Turchia sono stati tradizionalmente molto stretti. Ad ampliare le possibilità di cooperazione è oggi, principalmente, la maggior empatia tra i due Governi frutto della reazione di Londra al tentato colpo di stato del luglio 2016. Al contrario di molto Paesi europei, la Gran Bretagna ha mostrato maggior ‘comprensione’ – come recentemente rivendicato dal Foreign Office britannico – verso la Turchia, verso il dramma vissuto dal Paese e, in particolare, verso la necessità di reagire alla minaccia con fermezza. Ciò ha spianato la strada al rafforzamento della relazione bilaterale, tanto più in reazione all’atteggiamento più ambiguo, da una parte, e più critico, dall’altra, tenuto dalle altre principali cancellerie europee innanzi al rischio di rovesciamento del Governo e alla successiva reazione dello stesso. Il Brexit potrebbe offrire nuove opportunità di crescita alla relazione bilaterale, rendendo più flessibile e ampliando un interscambio economico che già oggi rappresenta un elemento cardine della relazione stessa.

Perché gli europei hanno negato ai ministri di Erdogan di fare campagna politica nei rispettivi Paesi in vista del referendum turco? Perché solo la Francia non si è opposta?

Non so, bisognerebbe chiedere a osservatori della politica interna di questi Paesi. Dal di fuori, si possono fare giusto un paio di considerazioni. La prima, banale, è che questo tipo di atteggiamento non fa che approfondire il solco dei fraintendimenti e delle tensioni tra la Turchia e singoli Stati dell’UE. Tensioni che, al loro volta, si riverberano sul più ampio rapporto tra Ankara e Bruxelles e sull’immagine stessa dell’Europa. La seconda è invece che tutta la vicenda delle campagne elettorali turche nello spazio europeo – nei Paesi bassi come in Germania o in Francia – mostra un’Europa (come sempre frammentata) quasi disorientata rispetto alla gestione di problematiche che, attenendo ai diritti delle minoranze etniche, sono anzitutto di natura interna prima ancora che di politica estera. Che fosse o meno una ‘provocazione calcolata’ quella turca – come sostengono alcuni in Turchia, per guadagnare margini di consenso in casa e all’estero in vista del referendum – resta il fatto che l’Europa ha restituito una pessima immagine di sé. Un’immagine che contribuisce a rafforzare quel senso di debolezza e di declino che viene percepito dall’esterno del suo spazio, cui mi riferivo prima. Un’immagine, ed è questo il punto più pericoloso, che contribuisce a ledere la legittimità del suo modello liberal-democratico – già messa evidentemente in crisi da altre pessime immagini di muri o di xenofobia dilagante. Ciò è tanto più pericoloso perché la forza dell’UE, in quanto ‘potenza normativa’, risiede nel suo essere, nel modello socio-istituzionale che rappresenta e sulla base del quale si relaziona e si proietta verso l’esterno. Di conseguenza, le critiche che sempre più spesso vengono mosse all’Unione o a suoi membri sul piano normativo e valoriale – dall’accusa di mancanza di rispetto per i diritti umani a quella di neonazismo, solo per citare quelle pervenute dalla Turchia – rappresentano per l’UE una sfida molto più profonda di quelle, tradizionali, di sicurezza o economiche.

Si può parlare d’interdipendenza tra Turchia ed UE? Quanto è importante la Turchia per l’Unione? E quanto, invece, l’Unione è importante per la Turchia? Qualora i rapporti tra UE e Turchia cessassero del tutto, chi avrebbe di più da perdere?

Non solo si può parlare di interdipendenza, ma a mio giudizio è doveroso farlo – e non solo in senso meramente economico – per evidenziare la portata degli interessi comuni che legano Turchia e UE in aree determinanti dello spazio eurasiatico – dai Balcani al Mediterraneo orientale, dall’area del Mar Nero al Medio oriente o al Caucaso meridionale. Per questa ragione, mettere sulla bilancia gli interessi di ciascuna delle due parti al mantenimento di buone relazioni sarebbe un errore. Che l’Unione Europea benefici di una ‘asimmetria di potere’ rispetto alla Turchia è evidente. Ma questo non significa che i costi diplomatici, economici e di sicurezza di alienare la Turchia sarebbero sostenibili per l’UE. Come si diceva prima, attraversiamo un momento difficile nel quale le regole della convivenza internazionale, siano esse giuridiche o meramente comportamentali, sembrano sgretolarsi. La portata della sfida impone soluzioni condivise, tanto più con un attore determinante come la Turchia.

Le comunità turche nei Paesi europei sono numerose. La tensione diplomatica tra UE e Turchia, e le mutue accuse che ne conseguono, rischiano di inasprire anche gli equilibri sociali? Influenzano la convivenza, sino ad oggi funzionante, tra comunità turche ed europei in Europa?

Il rischio è evidente e la sfida, come dicevo prima, è tutta interna allo spazio europeo.

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