martedì, Agosto 4

Turchia: ecco il Referendum che potrebbe cambiare il Paese

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Referendum che si tiene in un clima per niente positivo, né dal punto di vista sociale né da quello economico. Disoccupazione ai livelli massimi da sette anni, bassa produttività industriale e valuta in picchiata.

Il quadro dell’economia turca, a due giorni dal referendum chiave sulla riforma costituzionale, non è roseo. Anche se alcuni settori continuano a trainare la crescita, cominciano ad affiorare i primi segnali di debolezza strutturale della ‘Tigre del Bosforo’, accentuati dal fallito golpe dello scorso luglio, da una serie di attacchi terroristici, anche del sedicente Stato islamico (Is), e dall’escalation delle tensioni con i ribelli curdi. Non a caso le tre principali agenzie di rating hanno declassato i titoli di Stato di Ankara a livello ‘spazzatura’. In forte crisi appare in particolare il turismo, settore strategico per l’economia del Paese. Nel 2016 si è registrato un crollo del 29,7% rispetto al 2015, con le entrate che si sono fermate a 22,1 miliardi di dollari, a causa dei continui attacchi terroristici. La crisi del turismo, cui si somma il calo dell’export e dei consumi interni, ha avuto inevitabilmente effetti a livello occupazionale: il mese scorso la disoccupazione ha raggiunto il 12,7%. Un giovane su quattro tra i 15 e i 24 anni non ha lavoro.

A peggiorare il quadro sono stati l’ultimo dato sulla produzione industriale di febbraio che ha indicato un rallentamento, mentre l’inflazione a marzo è salita oltre l’11%, ai massimi dal 2008. Il Paese sta anche avvertendo l’impatto di una moneta in declino – il valore della lira è sceso di circa il 50% nel corso degli ultimi anni – e del calo delle riserve di valuta pregiata.

Gli effetti di tutto ciò cominciano ad avvertirsi chiaramente sulla crescita. Sebbene il pil nel 2016 sia avanzato del 2,9%, gli esperti stimano che sia necessaria una crescita di circa il 5% su base annua per creare un numero di posti di lavoro in grado di rispondere alla domanda. Nel 2006, nel bel mezzo del boom turco, il pil era avanzato del 6,9%. Proprio il boom economico era stato un carburante formidabile per la popolarità di Recep Tayyip Erdogan, che nel 2014 è diventato presidente dopo 11 anni alla guida del governo.

Dal punto di vista sociale il referendum si tiene mentre in Turchia – dal tentativo di golpe del luglio del 2016 – è in vigore lo stato di emergenza. Diversi deputati del secondo principale partito di opposizione erano in carcere quando il Parlamento di Ankara ha dato il via libera agli emendamenti affinché venissero sottoposti a referendum (restano tuttora in prigione, tra gli altri, il leader e la co-presidente del partito filo-curdo Hdp
Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag). L’opposizione ha potuto fare una campagna elettorale di fatto resa quasi impossibile.

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