giovedì, Luglio 2

Tunisia: una democrazia divisa Dopo le elzioni caratterizzate da un massiccio ‘non-voto di protesta’ che ha investito trasversalmente l’elettorato tunisino

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Tunisi
La Tunisia si riscopre, dopo le elezioni Legislative dello scorso 26 ottobre, un Paese spaccato in due. I risultati elettorali ufficiali preliminari attestano la vittoria di Nida Tounis, partito laico e progressista, che così avrebbe vinto contro il rivale Ennhada, partito islamico moderato seppur conservatore. Un risultato storico, che capovolge gli esiti delle prime elezioni democratiche della Tunisia dopo la ‘rivoluzione dei Gelsomini’ del 2011.

Con la presunta vittoria del partito guidato dall’anziano leader Beji Caid Essebsi, che si assicura 85 seggi contro i 69 di Ennhada (l’Unione Patriottica Libera –Upl- guidata da Slim Riahi è arrivata terza ottenendo 16 seggi, seguita dal Fronte popolare con 15 seggi e dal partito Afek Tunes con 8 seggi), si assiste quindi ad un cambio repentino alla guida del Governo, che passerà da un Esecutivo di unità nazionale a maggioranza islamica ad uno indirizzato da un partito laico a chiara vocazione neo-liberista.

Tutto ciò farebbe presuppore ad una piena debacle di Ennhada e delle forze islamiste all’interno del Paese. In realtà, queste elezioni sono state caratterizzate da un massiccionon-voto di protestache ha investito trasversalmente l’elettorato tunisino, sia tra i laici che tra gli islamisti, colpendo soprattutto quest’ultimi. Alla vittoria di Nida Tounis, si affianca quindi una ‘non sconfittadi Ennhada, che nonostante il calo di popolarità a seguito dei tra anni di Governo, rimane il secondo partito del Paese.

Nida Tounis ha ottenuto la maggioranza dei voti per un fattore di sicurezza, relativo al problema jihadista, per questioni economiche come il rilancio degli investimenti stranieri e del business locale, ma soprattutto per evitare che Nahda vincesse di nuovo”. Ziad Chalbi, 32 anni, è un giovane attivista del partito di Essebsi che non ha dubbi riguardo il futuro: “questi risultati daranno la possibilità a molti tunisini di rientrare in patria per rilanciare l’economia. E’ l’ora di cominciare a lavorare duramente”.

Non tutti sono però d’accordo nel delineare il quadro politico a seguito delle votazioni: queste elezioni sono state una farsa. La Tunisia è stata stretta in una morsa economica da parte di tutte quelle forze contrarie agli islamisti, ed è per questo che oggi hanno vinto i laici” afferma un commerciante della centralissima Avenue Bourghiba simpatizzante di Nahda.  

C’è poi un terzo fronte, rivelatosi fondamentale, che è quello degli astenuti. “Non ho mai votato. Sia alle elezioni del 2011 che a quelle del 2014. Non credo alla Democrazia qui in Tunisia. La mia vita non cambia di una virgola se al potere c’è Nahda o Nida Tounis”, dichiara un venditore ambulante della Kasba, lo storico quartiere all’interno delle mura della vecchia Tunisi, che si definisce “musulmano, ma non per il partito di Ghannouci”. Tra i motivi principali degli astenuti, la disillusione della popolazione, soprattutto quella più povera, nei confronti dei partiti e riguardo la loro capacità di gestione del potere

Nonostante tutto, queste elezioni hanno dato nuova spinta alla giovane democrazia tunisina. Il lavoro, d’altronde, non manca, e dovrà cominciare da subito. In questi ultimi 3 anni sono stati moltissimi i problemi che la Tunisia ed il precedente Governo di Ennhada hanno dovuto affrontare: omicidi politici, la sfida posta dai jihadisti degli Ansar al-Sharia, il deteriorarsi della sicurezza interna a causa della crisi libica, il crollo che ha investito il commercio e le banche ma, soprattutto, la mancanza di rilancio economico in grado di alzare il tenore di vita del tunisino medio.

Secondo molti analisti, questo quadro generale ha senz’altro penalizzato il partito islamico, che si è visto prima obbligato a condividere il potere con altri partiti per la redazione della Costituzione, e che si ritrova oggi con centinaia di migliaia di voti in meno (circa il 15%) rispetto alla scorsa elezione. Lo stesso potrebbe valere per Nida Tounis, che adesso si trova in prima fila nel percorso ad ostacoli che dovrà affrontare il nuovo Governo.

Molti indicano nella metamorfosi del partito di Ghannouci durante l’ultima tornata elettorale una maturità democratica non da poco, in quanto ha accettato pubblicamente la sconfitta subito dopo i primi risultati, e ha deciso in anticipo di non presentare alcun candidato alle elezioni presidenziali previste per il 23 novembre. Restano comunque dei dubbi: “anche se non mi piace il programma politico dei laici sono contento che Ghannouci abbia avuto il secondo posto in termini di preferenze. Il Presidente di Nahda è consapevole di quello che è accaduto in Egitto, ed ha fatto un passo indietro accettando subito i risultati anche per questo. Speriamo comunque che continuino a lavorare bene anche all’opposizione. Loro (i laici) non aspettano che un nostro passo falso”. Hafed non rivela la propria preferenza durante le elezioni. E’ però sicuro che la democrazia in Tunisia è l’unico modo per evitare il conflitto tra le due anime del Paese.

 

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