giovedì, Ottobre 22

Tunisia e Israele, tra aperture e problemi Il rapporto complesso tra mondo arabo e Israele riguardo i visti turistici

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Negli ultimi mesi, uno dei principali argomenti di dibattito politico in Tunisia è stato costituito dalle vicende legate alla concessione di visti turistici a cittadini israeliani giunti nel Paese nordafricano. Lo scorso 9 marzo, le autorità tunisine hanno vietato a un gruppo di circa 20 turisti israeliani di sbarcare da una nave crociera norvegese attraccata al porto di Tunisi, con la motivazione di non essere ospiti graditi al Governo tunisino. La notizia ha prodotto forte scalpore all’interno dell’opinione pubblica internazionale, creando un vero e proprio caso diplomatico e portando nuovamente al centro delle attenzioni il controverso rapporto tra Israele e i paesi del mondo arabo.

Da molti anni la Sinagoga di Ghriba, che si trova a Djerba, è meta dei pellegrinaggi di ebrei provenienti da Israele, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Nonostante la Tunisia rifiuti ufficialmente di fare entrare cittadini israeliani sul proprio territorio nazionale, nei passati decenni tale divieto è stato aggirato tramite la concessione di visti speciali ai turisti provenienti da Israele. Dopo l’esplosione delle polemiche legate alla mancata concessione dei visti, la autorità tunisine hanno assentito, grazie all’intercessione dello stesso Premier Mehdi Jomaa, a fare entrare turisti israeliani direttamente con il proprio passaporto, senza ricorrere all’escamotage comunemente praticato. Il Primo Ministro ha giustificato la propria decisione, ritenendola necessaria per garantire maggiore trasparenza a pratiche che venivano messe in atto da anni. Mohammed Hamdi, leader della coalizione di centrosinistra Alleanza Democratica, ha affermato che i tunisini non hanno un problema con i «fratelli ebrei che giungono per il pellegrinaggio, ma con l’entità sionista che occupa i Territori palestinesi».

La scelta di garantire il libero ingresso ai turisti israeliani ha scatenato le proteste del parlamento tunisino, che ha presentato a metà aprile una mozione in cui veniva richiesto al Ministro del Turismo Amel Karboul di riferire sulla questione visti di fronte all’Assemblea. La mozione, firmata da 80 membri del parlamento, non ha ricevuto sostegno ufficiale dai membri del partito di maggioranza, Ennahda, che si è astenuto dal tenere una posizione unita sulla questione e ha lasciato libertà di scelta ai suoi membri.

Le relazioni tra Israele e Tunisia sono segnati dal bombardamento compiuto dalle Forze aeree israeliane in territorio tunisino nell’ottobre del 1985: jet israeliani compirono un raid su Hammam Chott, dove si trovava il quartier generale tunisino dell’Organizzazione di Liberazione Palestinese, uccidendo circa 60 persone. L’azione fu compiuta per rispondere all’assassinio di tre turisti israeliani compiuto alcuni giorni prima a Cipro da militanti dell’OLP. Come riporta la rivista web Tunisia Live, il membro dell’Assemblea Nazionale Samia Abbou ha attaccato il Governo, sostenendo che l’assegnazione di un lasciapassare ai turisti israeliani avrebbe costituito un tentativo di “normalizzare le relazioni con Tel Aviv”, compiuto senza tener conto di quando gli israeliani hanno assassinato i “figli dei tunisini” nel 1985.

La Sinagoga di Ghriba venne resa tragicamente famosa dall’attentato dell’11 aprile 2002, quando un membro del Gruppo Combattente Tunisino, organizzazione jihadista affiliata ad al-Qaeda, fece saltar in aria un camion carico di esplosivo nei pressi di un gruppo di turisti in procinto di entrare nel tempio. L’esplosione uccise 21 persone, 14 delle quali tedesche, e ne ferì oltre trenta. Al-Qaeda rivendicò in seguito l’organizzazione dell’attentato. Autore dell’attentato fu Niser Nawar, tunisino privo di precedenti penali proveniente dalla località meridionale di Ben Guerdane e con esperienze di studio e lavoro in Francia e Canada.

Il ruolo del turismo all’interno dell’economia tunisina è fondamentale (il suo valore si attesta all’8% del Prodotto Interno Lordo), e tale centralità spiega gli sforzi compiuti dal Governo di Tunisi per donare nuova stabilità al Paese, mantenere aperte le proprie porte e garantire la ripartenza del settore turistico. La Tunisia sta compiendo un numero crescente di sforzi per cercare  di far ripartire un’economia stagnante, la cui forza ha in passato poggiato sul flusso di cittadini stranieri che venivano nel Paese, attratti dalla sua tranquillità e ospitalità. L’instabilità seguita alla Rivoluzione del 2011 ha creato diffidenza e ridotto drasticamente l’arrivo di turisti, spaventati dal disordine dell’intera regione nordafricana: se nel 2010 erano giunti in terra tunisina 6,9 milioni di turisti, nel 2012 il numero era sceso a 6 milioni. Recentemente, il Ministro del Turismo Amel Karboul ha affermato che, secondo le recenti stime, la nuova stabilità del Paese garantirà un ritorno del numero di turisti ai livelli pre-rivoluzionari, circa 7 milioni. Ad aprile, il Governo statunitense ha annunciato di avere ritirato ufficialmente il “travel warning” emanato nel 2011 nei confronti della Tunisia, nel tentativo di sostenere la ripresa dei normali flussi turistici verso il Paese nordafricano. La notizia è giunta nei giorni successivi alla visita diplomatica del Premier Mehdi Jomaa a Washington.

 

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