domenica, Aprile 5

Tunisia, dilaga la protesta Come in Svizzera, la Germania trattiene i soldi dei migranti. Macedonia riapre la frontiera con la Grecia

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Dopo la Rivoluzione dei Gelsomini di 5 anni fa, con la quale fu cacciato Zine el Abidine Ben Ali, una nuova ondata di violenza sta attraversando la Tunisia. Una serie di proteste si sono registrate dapprima a Kasserine – dove gli scontri si sono acuiti a seguito della morte di un giovane disoccupato che aveva minacciato il suicidio – per seguire al nord ovest, a Jendouba dove circa 300 manifestanti hanno invaso la sede del governatorato chiedendo le dimissioni del Governatore. Ancora ribellioni si sono registrate a Beja e Kairouane. A Sfax, delegazione di Shkira, sono stati bruciati pneumatici e bloccata la statale. Disordini e uso di lacrimogeni anche a Sidi Bouzid, Medenine, Siliana, Tozeur, Mahdia.

A guidare le manifestazioni i giovani diplomati e laureati che rivendicano il diritto al lavoro e allo sviluppo. Sul tema si è espresso il Presidente Habib Essid, parlando al World Economic Forum di Davos: «La storia moderna della Tunisia ci ha insegnato che abbiamo commesso molti errori che hanno a che vedere con il come sono stati trattati i giovani». Secondo Essid molti giovani tunisini finiscono in mano a gruppi jihadisti come lo Stato islamico perché non trovano opportunità in Tunisia. C’è un 60% di giovani che «non ha lavoro ed è attratto da certe organizzazioni radicali che offrono loro alternative e denaro per le famiglie e, per questo, si uniscono alle loro file», ha proseguito. E poi ci sono anche giovani che sono influenzati dai jihadisti «perché offrono loro il paradiso e ci credono», ha aggiunto.

 

Il World Economic Forum di Davos, è stato occasione d’incontro tra il Presidente argentino, Mauricio Macri, e il Premier britannico David Cameron per affrontare, tra l’altro, la disputa sulle isole Falkland, di cui Buenos Aires reclama la sovranità con il nome di Malvinas. «E’ stata una bella riunione», si è limitato a dire Macri al termine dell’incontro, mentre da Londra viene lanciata la notizia che i due capi di Governo «hanno convenuto che esiste una possibilità di dare inizio a un nuovo capitolo nei rapporti fra i nostri due Paesi».

 

Il fondamentalismo islamico prosegue la sua avanzata nella vicina Libia dove quest’oggi i jihadisti dello Stato islamico hanno tentato di penetrare nella città di Derna, nell’Est della Libia venendo però respinti dalle forze locali. Una fonte del ‘Consiglio dei mujahedeen di Derna’, gruppo che riunisce diverse milizie armate ha dichiarato che le forze in campo sono state «sostenute dai giovani della città, che hanno respinto un attacco dell’Isis la scorsa notte mentre hanno tentato di entrare a Derna da Ovest». «L’attacco è stato violento» ha aggiunto la fonte, «hanno usato razzi e armi antiaeree». Secondo la fonte, l’attacco sarebbe la risposta alla morte di cinque jihadisti, rimasti uccisi martedì scorso in scontri scoppiati alla periferia della città con i miliziani del ‘Consiglio dei mujahedeen’.

Non è da escludere che sia al centro della vendetta anche il nuovo attentato dell’Isis al terminal petrolifero libico di Ras Lanuf. La National Oil Corporation (Noc) nella persona di Mohammed al-Harari ha spiegato che «a seguito degli scontri verificatisi oggi nell’area di Ras Lanuf», alcune «cisterne sono state colpite da missili e sono state quindi danneggiate». Al-Harari ha precisato che la Noc «è in attesa di rapporti dettagliati sull’incidente» e ha escluso che ci siano stati feriti. Non si tratta di un caso isolato quello di oggi; in seguito alle autobombe fatte esplodere nel terminal di Ras Lanuf e di Sidra, altre 2 cisterne sono state oggetto di attacchi nei primi giorni di gennaio da parte dei miliziani insediati ad appena 250 km attorno a Sirte, a ovest della cosiddetta ‘mezzaluna petrolifera’ libica. Il rischio che altri impianti possano essere incendiati è molto alto data la dichiarazione del combattente dell’Isis Abu Abdelrahman al-Liby in un video pubblicato sul canale ufficiale del gruppo, Telegram: «oggi il porto di Es Sider e Ras Lanuf, domani il porto di Brega e dopo i porti di Tobruk, Es Serir, Jallo e al-Kufra», dice nel filmato.

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