sabato, Maggio 30

Tunisia, dalle elezioni al terrorismo

0
1 2


La Tunisia è forse il Paese, tra quelli influenzati dalla Primavera Araba, dove i semi delle rivolte hanno germogliato un risultato più consono alle prospettive. Un Paese per certi aspetti ‘modello’, dove le forze che hanno preso parte alla deposizione del Dittatore Ben Ali hanno poi nel corso degli anni cercato d’intraprendere un percorso condiviso e mettere a frutto l’esperienza rivoluzionaria. Ovviamente questo percorso non è stato privo di turbolenze, crisi di Governo e la vicinanza con Paesi instabili hanno complicato il tragitto.

Nonostante le difficoltà interne ed esterne all’inizio dell’anno la Tunisia sembrava aver trovato un suo assetto politico in grado di favorire il concentramento degli interessi verso la ripresa economica e il rafforzamento dell’equilibrio interno. Questa prospettiva sembrava possibile anche in ragione del comportamento delle due forze politiche Ennhada (islamisti) e Nidaa Tounes (secolaristi), prima nella stesura e promulgazione della Costituzione, e poi nella formazione dell’ultimo Governo uscito dalle urne.

La Costituzione adottata nel Gennaio del 2014, seppur attraverso un percorso non facile che ha visto anche un ruolo della religione islamica alleggerito, ma pur sempre presente, è stata votata da 200 deputati su 217, segno evidente di una larga condivisione finale. Il 2014 è stato anche caratterizzato da una difficoltà del Partito Ennhada al Governo per non essere stato in grado di influenzare positivamente l’economia, tanto da dover tornare alle elezioni alla fine dello stesso anno, precisamente a Ottobre per l’elezione del Parlamento e a Novembre per l’elezione del Capo dello Stato.

Per le elezioni di fine 2014 il Partito islamista ha impostato una campagna elettorale capillare, propagandando nuovi strumenti per una ripresa economica e puntando tutte le sue risorse per le elezioni parlamentari, tanto da autoescludersi per le elezioni presidenziali. Nonostante gli sforzi, il risultato è andato nettamente a favore del Partito nazionalista Nidaa Tounes, che ha raccolto circa il 39% dei consensi, ottenendo ben 85 seggi su 217. Ennhada si è fermato al 32% ottenendo 69 Parlamentari. Béji Caïd Essebsi è stato eletto Presidente della Repubblica.

Essebi non è propriamente un figlio della Rivoluzione dei gelsomini, in quanto ha avuto incarichi durante il regime di Ben Ali. Nonostante l’ottimo risultato ottenuto, Nidaa Tounes non era nelle condizioni di costituire un Governo che escludesse il Partito islamico e questo ha generato alcune frizioni interne al Partito di maggioranza che sono riaffiorate recentemente.

Per la formazione del nuovo Governo, Essebi ha dato l’incarico all’ex Ministro dell’Interno Habib Essid. Il nuovo Governo a guida Essid è frutto di complesse trattative e caratterizzato da una variegata composizione di forze politiche, ha ricevuto la fiducia in Parlamento il 5 febbraio del 2015 con 116 voti favorevoli su 217. Il Partito Nidda Tounes riceve sei ministeri, a Ennhada va il Ministero del Lavoro, mentre Afaq Tounes e UPL, due Partiti liberali hanno ottenuto tre ministeri ciascuno. Dei 25 ministeri presenti, tredici vengono attribuiti a esponenti di forze politiche, mentre i restanti vengono assegnati a indipendenti o tecnici. Seppur questa soluzione ha sottolineato la frammentazione politica del sistema tunisino, allo stesso tempo è riuscita ad unire le maggiori forze politiche istituzionali per quello che all’inizio del 2015 poteva essere un rilancio del sistema Paese.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore