mercoledì, Novembre 25

Tunisia, al centro della bufera Ecco perchè

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«Il governo nato dall’Accordo di Cartagine (del 2016) è diventato fonte della crisi politica e non è più dunque un governo di unità nazionale» è la nota di Nidaa Tounes, partito laico che vinse le elezioni politiche tunisine del 2014, oggi la seconda forza politica in Parlamento. A spingere a questa dichiarazione, la sospensione da parte del presidente della Repubblica tunisina, Beji Caid Essebsi, dei lavori per la firma della revisione dell’ ‘Accordo di Cartagine’, un’ intesa contente i punti di governo che era stata firmata dai principali partiti e sindacati del Paese. Nidaa Tounes ha affermato di non accettare lezioni sulla stabilità del Paese e ha condannato fortemente la campagna d’ odio che si è mossa contro il Capo dello Stato. La riunione dei dirigenti di Nidaa Tounes non si chiuderà oggi, ma per domani il partito ha annunciato una riunione straordinaria dei suoi parlamentari.

«L’interesse del paese prevale su quello dei partiti e degli individui. E’ stato deciso tutto sul Documento di Cartagine 2 durante la riunione di venerdì scorso durata tre ore » ha detto ieri il presidente Essebsi, prima di annunciare la sospensione del nuovo patto di “Cartagine 2”, motivando questa decisione con la mancanza di consenso sul ruolo del premier Youssef Chahed. Secondo alcuni, quasi tutti i membri della Commissione dei presidenti dei partiti firmatari del documento di Cartagine, ad eccezione degli esponenti del movimento islamico Ennahda, avrebbero accettato di firmare il documento per esonerare dall’incarico l’attuale premier. Quel che appare chiaro è che l’ incertezza contraddistingue il destino del governo Chahed che dovrà poi passare al vaglio del parlamento dato che, secondo l’articolo 98 sella Costituzione, il capo del governo può chiedere all’Assemblea dei rappresentanti del popolo un voto di fiducia sulla continuazione dell’azione dell’esecutivo. Senza fiducia, sarebbe destinato alle dimissioni.

In queste ore, il presidente dell’Istanza superiore indipendente per le elezioni (Isie), la commissione elettorale della Tunisia, Mohamed Tlili Mansri è stato destituito dall’incarico dopo 20 giorni dalle elezioni municipali tenute in Tunisia il 6 maggio scorso, le prime dalla rivoluzione del 2011: c’ erano state irregolarità, ad esempio, nelle schede elettorali consegnate nel municipio di Mdhilla, nel governatorato di Gafsa in Tunisia orientale. Per questo, le elezioni di Mdhilla erano state sospese e poi annullate per essere ripetute il 27 maggio scorso. Ma Mansri era stato criticato sin dalla sua nomina, venendo accusato di mancata imparzialità per la sua presunta vicinanza al movimento Ennahda, parte della coalizione al governo della Tunisia.

E le tensioni tra i vari protagonisti del Patto, sulla strategia da adottare, anche a seguito dei risultati delle ultime elezioni comunali del 6 maggio scorso, hanno creato forti divergenze: in questi ultimi giorni  si sarebbe dovuto approvare un nuovo documento in cui si ridefiniscono in 64 punti quali sono le principali azioni del governo fino alle elezioni politiche presidenziali del 2019, e su quale debba essere il candidato a presiedere il governo stesso.

Da una parte il sindacato Ugtt, che non appoggerebbe più Chahed e, dall’ altra, il partito islamico Ennhadha, a lui favorevole. E’ per questo che l’Uggt, attraverso il suo segretario generale, Noureddine Taboubi, ha deciso di ritirarsi dall’ accordo. Nei giorni scorsi anche Hafedh Caid Essebsi, direttore esecutivo del partito modernista-laico Nidaa Tounes, partito anche del presidente Chahed, e figlio del presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, aveva chiesto ufficialmente l’ inserimento delle dimissioni del capo del governo nell’ordine del giorno della riunione degli aderenti all’Accordo di Cartagine.

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