giovedì, Ottobre 22

TTIP, parola a Greenpeace Italia

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Stavolta parliamo del Ttip direttamente con Greenpeace Italia. La denuncia è arrivata dall’organizzazione tramite la pubblicazione dei leaks poco più di una settimana fa, testi che riportano i negoziati tra Stati Uniti e Europa. La novità, stavolta, sta nel fatto che è possibile leggere le posizioni della delegazione statunitense. Fino a questo momento i documenti pubblicati dall’Unione, a seguito di svariate richieste sulla trasparenza dei dialoghi, riguardavano unicamente le posizioni negoziali europee. E’ vero che l’accordo ancora non c’è, come non c’è un testo definitivo tra le parti, però quello che è in ballo non riguarda solo i cosiddetti ‘dazi doganali’, ma l’armonizzazione tra due sistemi molto diversi tra di loro, come tutti sappiamo i concetti di base sono diametralmente opposti. Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia, ci ha spiegato dove è il pericolo qualora il Trattato diventasse realtà. Paure e preoccupazioni che riguardano milioni di persone e non solo. Gli ambiti di azione del Trattato transatlantico riguardano tutto gli aspetti della vita: ambiente, salute, servizi, importazione ed esportazione.

Rispetto a quelli che sono pubblicati sul sito dell’Unione Europea, questi documenti rappresentano un precedente, giusto?

I primi sono i testi negoziali che ogni volta vengono aggiornati, modificati. I leaks, che sono stati pubblicati da Greenpeace sono aggiornati a poco prima dell’ultimo round che si è svolto a New York, l’ultima settimana di Aprile. I testi che pubblica la Commissione riguardano la posizione dell’Europa, in questo caso specifico si possono vedere anche le posizioni e le richieste della delegazione statunitense. Fino a questo momento non si è mai avuto accesso ai testi (con duplice posizione) perché da parte degli Stati Uniti non c’è mai stata la pubblicazione di questi documenti e  delle negoziazioni in corso. Quando dicono che il Trattato servirà ad abbassare le tariffe doganali, se andiamo a vedere, tra Stati Uniti e Europa i dazi (le barriere tariffarie) sono già basse. Il problema vero, su cui si concentra questo accordo, sono quelle non tariffarie.

Nei Testi, come avete detto, mancano elementi strutturali importanti, come le “Eccezioni Generali” e non c’è il Principio Precauzione…

Tra i documenti che sono stati resi pubblici sono circa la metà dei capitoli in discussione, ovviamente noi ci riferiamo a quelli resi pubblici; gli altri documenti rimangono segreti, né noi né nessun altro li ha visti nel dettaglio. Nei capitoli pubblicati il grande assente è proprio il Principio di Precauzione dove non viene citato in nessuna parte e nemmeno le Eccezioni Generali non sono nominate.

Forse, essendo ancora sono in fase negoziale, mancano delle parti giuridiche? Si spera che il Trattato definitivo (qualora si arrivasse alla fine) contenga tutti i riferimenti normativi…

E’ possibile tutto teoricamente. Fino a che non viene concordato un testo finale (ricordiamo che i negoziati sono in corso da due anni e mezzo) e  dal momento che non si conoscono le tempistiche e quanto andranno avanti, il testo potrebbe cambiare totalmente. Il problema di base, al di là delle parole scritte in questi documenti, è che il principio stesso di base rimane estremamente preoccupante per noi. L’approccio è chiaramente puntato sul commercio e sugli investimenti prima di tutto. Oltretutto c’è la creazione di comitati/gruppi di lavoro che andrebbero a dare input diretti e pressanti a coloro che dovrebbero essere i regolatori, i decisori politici, che si metteranno a legiferare su un determinato aspetto. Il margine d’azione va dal mondo del lavoro, alle sostanze chimiche, ai pesticidi, agli OGM. C’è un chiaro intento di influenzare direttamente ed è chiaro che (soprattutto per quanto riguarda la parte americana) il mondo dell’industria è interpellato con regolarità. E’ come se andassimo a spostare l’asse della democrazia verso interessi economica e non verso una reale rappresentanza politica.

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