giovedì, Gennaio 23

Trump vs Iran: gli Stati Uniti non certificano l’ accordo Kurdistan, Barzani: appello per impedire una nuova guerra nella regione. Unesco, Germania: 'Decisione Usa deplorevole'

0

E’ ormai scontro frontale tra Usa e Iran. Il Presidente ha comunicato che “non può certificare, nel quadro dell’accordo sul nucleare, che il sollevamento delle sanzioni introdotto è proporzionale ai benefici osservati in seguito a tale accordo”. Il primo affondo di giornata è arrivato, neanche a dirlo, da Donald Trump, che è sempre più intenzionato a negare a Teheran ogni via per l’arma nucleare, oltre a neutralizzare la sua influenza ‘destabilizzante’ nella regione e ‘contenere’ la sua aggressione. Tra gli altri obiettivi della sua nuova strategia per l’Iran negare i fondi per le sue ‘attività maligne’, ‘rivitalizzare le tradizionali alleanze’ Usa e opporsi alle guardie della rivoluzione.

Soprattutto il primo punto (dei sei varati) è importante, perché porta a bloccare il suo supporto per il terrorismo e i militanti. Come quarto punto è indicato il contrasto delle minacce agli Usa e ai suoi alleati derivanti dai missili balistici e da altre armi asimmetriche. Gli Usa intendono poi «riunire la comunità internazionale per condannare le evidenti violazioni dei diritti umani dell’Irgc e la sua ingiusta detenzione di cittadini americani e di altri stranieri con accuse pretestuose».

Tra le attività nel mirino Usa anche il sostegno iraniano al regime di Assad, l’ostilità verso Israele, la minaccia alla libertà di navigazione, in particolare nel Golfo Persico, i cyber attacchi contro Usa, Israele ed altri alleati e partner degli americani in Medio Oriente.

«E’ tempo per il mondo intero di unirsi a noi nel chiedere che il governo iraniano metta fine al suo perseguimento di morte e distruzione», l’appello lanciato dal presidente Trump, che nel mostrare la sua nuova strategia ha detto: «E’ il punto d’arrivo di nove mesi di discussioni con il Congresso e i nostri alleati su come proteggere meglio la sicurezza dell’America». Ma soprattutto il presidente ha fatto capire che la Casa Bianca «non ripeterà gli errori» di Obama.

Dall’Iran è arrivata intanto la replica del presidente del parlamento iraniano Ali Larijani, che da San Pietroburgo ha lasciato intendere che se gli Usa si ritirano dall’accordo sul nucleare, anche Teheran farà lo stesso. E questo aprirebbe una frattura ancor più larga e pericolosa.

Intanto il premier del Kurdistan, Nechirvan Barzani, ha lanciato a sua volta un appello all’ayatollah al Sistani, a tutti i partiti iracheni, all’Onu, all’Ue, agli Usa e alla Coalizione anti-Isis «perché si mobilitino con urgenza per impedire una nuova guerra nella regione»: «Chiediamo alle forze irachene e straniere di evitare di incitare al conflitto, perché questo avrebbe gravi conseguenze sulla situazione interna del Paese e in tutta la regione».

Fa ancora discutere l’uscita dall’Unesco degli Usa. Ad intervenire oggi la Palestina, che in una nota fa sapere che ‘si rammarica’ per la decisione ‘altamente politica’ di Washington: «Ci rammarichiamo per la decisione, che è altamente politica in un ente che intende limitare lo scopo del suo operato sulle questioni culturali, dell’istruzione e del patrimonio culturale. Siamo fiduciosi che l’organizzazione possa sopravvivere a tale comportamento, come è sopravvissuta in passato ad altre intimidazioni simili, e continuerà a proteggere la totale indipendenza e la professionalità dell’organizzazione».

Nella vicenda entra a gamba tesa anche la Germania con il portavoce della Merkel, Steffen Seibert: «Il governo tedesco ritiene l’uscita degli Usa dall’Unesco deplorevole: così si dà un segnale sbagliato». Tuttavia, ha continuato, anche il governo tedesco ha criticato in passato la tendenza alla politicizzazione dell’organizzazione e Berlino spera che col nuovo direttore generale in futuro «si possano evitare abusi a fini politici».

L’Italia è «un Paese così arrogante», ha detto Cesare Battisti intervistato dal quotidiano brasiliano ‘Folha de S.Paulo’. L’ex terrorista è tornato sulle ultime vicende che lo hanno coinvolto e sulla possibilità di estradizione. «A Roma sono convinti che sia un compito per loro facile portarmi via dal Brasile», ha aggiunto, dicendo poi che il presidente Michel Temer ha l’occasione di compiere «un grande atto di giustizia e umanità» nei miei confronti. «Vorrei che il presidente Temer prendesse coscienza profonda della situazione anche perché ha tutti gli strumenti giuridici e politici per fare un atto di umanità e lasciarmi qui in Brasile. La mia arma per difendermi non è fuggire. Mi trovo dal lato della ragione, ho tutto dalla mia parte». Ad intervenire sul caso anche il sindaco di San Paolo, João Doria: «Adesso abbiamo un governo veramente democratico in Brasile e non possiamo dare protezione a un criminale. L’estradizione deve essere fatta».

Nuovi dati sui migranti in Europa. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Oim), 2.775 migranti e rifugiati sono morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno mentre tentavano di raggiungere il Vecchio Continente. Dall’inizio dell’anno a oggi, 142.913 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare, oltre il 75% dei quali in Italia, precisa l’Oim. Nel corso dello stesso periodo dell’anno scorso, erano stati registrati 318.791 arrivi.

Chiudiamo con il Sudafrica, dove un tribunale ha confermato che la decisione adottata nel 2009 dai procuratori dello Stato di far cadere 783 accuse di corruzione e frode contro Jacob Zuma era irrazionale. La Suprema Corte di Appello ha affermato che centinaia di accuse di corruzione formulate contro Zuma sono state avviate nel 2005, prima che diventasse presidente e dopo che il suo partner di affari Shabir Shaik venisse condannato per frode e corruzione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore