martedì, Ottobre 20

Trump-Ue, è guerra commerciale

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Donald Trump è pronto a lanciare il primo affondo nei confronti della Ue. Si valutano da parte dell’amministrazione americana dazi punitivi del 100% su diversi prodotti di punta, tra cui gli scooter Vespa (Piaggio), l’acqua Perrier (Nestle’) e il formaggio Roquefort. Il tutto in risposta al bando europeo sulla carne di manzo americana di bovini trattati con gli ormoni. A dirlo il ‘Wall Street Journal‘.

Già in campagna elettorale, Trump aveva attaccato la politica commerciale degli Stati Uniti minacciando più volte di colpire le principali economie mondiali con pesanti dazi per presunte violazioni dei trattati commerciali. E i prodotti Ue potrebbero essere i primi ad essere colpiti. Secondo il Wto però gli Usa possono imporre dazi punitivi solo su importazioni per un valore di circa 100 milioni di dollari.

Le decisioni del presidente Trump preoccupano il Vaticano, fa sapere il card. Peter Turkson, capo dicastero per lo Sviluppo umano integrale, secondo cui «per fortuna anche negli Stati Uniti ci sono voci di dissenso, voci contrarie, in disaccordo esplicito contro le posizioni di Trump: il suo bando contro le immigrazioni è stato bloccato da un avvocato delle Hawaii. E’ un segno che ci può essere un’altra voce e si spera che tramite i mezzi politici mano a mano Trump stesso cominci a ripensare alcune sue decisioni. Contiamo anche sull’azione di lobby della Chiesa Usa».

Intanto dal congresso del Ppe a Malta, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker lancia un messaggio chiaro, anche oltreoceano: «La Brexit non è la fine di tutto. La dobbiamo rendere l’inizio di qualcosa di nuovo, più forte e migliore. Non è la fine. A molti piacerebbe che fosse così, anche a persone in altri continenti, come il nuovo presidente degli Stati Uniti è stato felice che ci fosse la Brexit, ed ha chiesto che altri Paesi facessero la stessa cosa. Se continua così promuoverò l’indipendenza dell’Ohio e di Austin Texas dagli Usa».

E proprio riguardo la Brexit, il governo di Theresa May pensa ad una transizione morbida e stabile verso la fine della legislazione Ue in Gran Bretagna. Il programma si trova in un ‘libro bianco’ sul Great Repeal Bill, la legge destinata a revocare la giurisdizione delle norme e delle Corti europee sul regno. La Grande Legge di Revoca entrerà in vigore a conclusione dei negoziati sulla Brexit con Bruxelles, prevista entro due anni, ma nel frattempo il testo dovrà essere sottoposto al parlamento di Westminster e dovranno essere create le condizioni per la sua attuazione.

In merito a questo, il ministro britannico per la Brexit David Davis ha chiarito: «Non ci sarà più nessun ruolo per la Corte di giustizia dell’Unione europea. Ma fa già discutere l’iniziativa del governo che vuole utilizzare per un periodo di tempo limitato poteri per modificare circa mille provvedimenti della legislazione europea senza lo scrutinio completo di Westminster. Critiche feroci sono piovute dai Labour.

La cooperazione fra la Russia e gli Usa sulla Siria si rafforza e questo è un buon segnale. A dirlo Vladimir Putin dal forum dell’Artico: «In alcuni campi importanti, come la cooperazione in Siria, nonostante diverse dichiarazioni esterne, si amplia e diventa più profonda, sentiamo l’interesse dei nostri partner americani in questo senso ed è un segnale buono». Putin che però deve incassare le parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: «Gli alleati e la Russia continuano ad avere un chiaro disaccordo sulla crisi in Ucraina dove la situazione della sicurezza resta di profonda preoccupazione e le violazioni del cessate-il-fuoco nell’Ucraina Orientale hanno raggiunto livelli record». Nel frattempo il presidente russo si muove e il prossimo 3 aprile incontrerà il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko a San Pietroburgo per discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi ma anche di rapporti economici.

Intanto il tribunale di Mosca ha rigettato l’appello presentato da Alexei Navalny e ha confermato l’arresto amministrativo di 15 giorni, ma i suoi avvocati sono pronti a ricorrere alla Corte Europea per i Diritti Umani.

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