mercoledì, Settembre 30

Trump: torna l’America gendarme in Siria

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Il Presidente americano Donald Trump, a qualche mese dal suo insediamento alla Casa Bianca, ha già modificato diverse linee politiche strategiche che vanno ad interessare aspetti vitali della sicurezza nazionale ed internazionale, prima tra tutti la Siria.

Gli Stati Uniti hanno lanciato nella mattinata del 7 aprile, una salva di 59 missili da crociera Tomahawk contro la base aerea siriana di Al Shayrat, una delle più grandi e meglio equipaggiate di tutta la Siria.
L’attacco è stato lanciato tramite due cacciatorpediniere americani USS Ross e USS Porter, del gruppo da battaglia della portaerei USS Bush che si trovano dislocate nel Mediterraneo.  Sotto i Tomahawk americani è finita la base di Shayrat, nei pressi di Homs, che, secondo le informazioni di intelligence americane, sarebbe quella da cui sono partiti i velivoli, responsabili del raid chimico.

Diversi analisti temevano che l’uso di aerei da combattimento da parte dell’aviazione americana avrebbe fatto scattare la risposta della contraerea e dell’aviazione russa, nonostante le avvertenze dell’attacco si è preferito dunque usare missili da crociera meno rintracciabili.  Considerato, inoltre, che lo spazio aereo di Damasco è posto sotto il controllo delle forze governative di Bashar al-Assad, è importante sottolineare come quella americana sia stata un’aperta violazione della sovranità siriana e l’eventuale risposta russa avrebbe avuto ragione di esistere proprio in virtù di tale violazione.
Il Presidente Trump è intervenuto con un’operazione unilaterale, non solo perché non è stata chiesta né coinvolta alcuna aviazione alleata, ma soprattutto perché le procedure sono state avviato senza chiedere l’autorizzazione del Congresso, come consentono di fare le leggi approvate dopo l’11 settembre.
Si tratta della prima volta che Washington attacca il Paese di al-Assad anche se, a livello militare, è sbagliato parlare di un semplice attacco, ma sarebbe corretto usare il termine rappresaglia‘, avvenuta dopo l’attacco chimico che martedì 4 aprile ha ucciso oltre settanta persone vicino a Idlib, di cui gli americani, con prove dell’intelligence, ritengono responsabile il regime di Bashar el Assad.

Trump, che si trovava in Florida, per un incontro con il Presidente cinese Xi Jinping, ha ricevuto la visita del capo del Pentagono Jim Mattis, il quale deve avergli illustrato i piani d’azione con cui intervenire sulla base siriana. È prevedibile che il Comando del Pentagono che si occupa di Medio Oriente, il CentCom, avesse già pronti i programmi militari per colpire la Siria, considerato che è da anni che ormai il Paese è in nelle mire della politica estera americana.

Nella base Al Shyrat sarebbe stato presente anche personale russo, avvisato del previsto attacco.
La presenza di forze militari russe, porterebbe a pensare che Mosca era, in realtà, a conoscenza che i caccia siriani stavano decollando con a bordo armi chimiche in aperta violazione delle Convenzioni firmate al Consiglio di Sicurezza dell’ONU dallo stesso Assad.
Quei missili Tomahawk, che volano a velocità subsonica, hanno sorvolato, partendo dalle unità della US Navy nel Mediterraneo, le aree della Siria controllate dall’Armata Russa, come la base aereonavale di Lantaka, se ne deduce che sicuramente i radar russi hanno visto e tracciato l’attacco senza fermarlo in alcun modo.

Se si considera l’eventuale conoscenza dell’uso di armi chimiche in Siria da parte dei russi, il sorvolo della base di Lantaka appare un avvertimento velato anche alla politica di Mosca, che tenta irrimediabilmente di coprire un crimine di rilevanza internazionale andando a minare la sua posizione nel Mediterraneo.
Washington avrebbe comunicato ai vertici militari di Mosca dell’attacco, al fine di evitare equivoci che avrebbero potuto far pensare ad un possibile attacco americano contro la base ed il personale militare russo, una situazione che avrebbe ovviamente portato ad escalation militari in molte regioni geopolitiche.

Questa azione, più spettacolare che militarmente devastante, tanto che su 59 missili lanciati solo 23 sono arrivati a segno, sembra sempre più diretta a dimostrare come gli Stati Uniti odierni sono più operativi rispetto al passato e che non perderanno occasione di ricordare la funzione di gendarme che da sempre li contraddistingue in politica internazionale.

Il bombardamento mette gli Stati Uniti in una posizione difficilissima, considerando che il regime siriano gode della copertura militare di Russia ed Iran. Ma il Presidente, in una conferenza stampa in cui ha invitato tutte le ‘Nazioni civilizzate’ a unirsi nelle operazioni americane, ha definito l’azione un ‘interesse vitale per la sicurezza nazionale’ nonostante nessun militare o mezzo americano è stato lesionato dall’attacco del 4 aprile.

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