lunedì, Ottobre 26

Trump tira il freno a mano: Cuba non è più ‘libre’

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Una politica condivisa dagli americani: tre anni fa un sondaggio aveva rilevato che il 56% degli americani era a favore di questo cambio di rotta di Obama; con il crescere della normalizzazione la percentuale dei favorevoli è cresciuta a 65%, come ha rilevato un sondaggio di poche settimane fa. I primi risultati della normalizzazione, per altro, hanno iniziato convincere anche gli elettori cubano-americani della positività della scelta di Obama.

La Russia coglie al volo tutte le occasioni per essere una spina nel fianco degli interessi statunitensi, per tanto, secondo Marczak, la decisione di oggi farà crescere il coinvolgimento russo a Cuba, ma anche in Venezuela, in primo luogo, e sarà benzina nel serbatoio delle relazioni russe in tutto il subcontinente latinoamericano, considerando che la marcia indietro che Trump oggi ingranerà raccoglierà il dissenso di gran parte dei Paesi latinoamericani.

Cuba è stata fortemente dipendente dall’Unione Sovietica e ha patito gli effetti del suo crollo. I cubani hanno cercato di imparare la lezione che la loro sopravvivenza economica a lungo termine dipendeva dalla diversificazione dell’economia e delle relazioni. In questo contesto si è inserito l’avvio di una serie di rapporti economici su altre aree, ma sono ricascati nell’errore di un rapporto troppo privilegiato con Venezuela. Da questo Paese ora dipendono in primo luogo per il petrolio. La crisi che oggi il Venezuela sta attraversando preoccupa assai il Governo di Castro, infatti, se il regime di Nicolas Maduro cade, Cuba sprofonda. E’ evidente che se contestualmente viene meno l’apertura sugli USA è tempesta perfetta.

«Qualsiasi mossa da parte degli Stati Uniti che faccia un passo indietro nei rapporti con Cuba non solo aggrava le tensioni con l’isola, che darà vita ad un nuovo momento di antiamericanismo a Cuba, -ridotto sostanzialmente negli ultimi due anni», ma soprattutto Cuba sarà spinta a cercare nuovi partner per le sue esigenze economiche e la sopravvivenza politica. «E i russi sono più che disposti a prendere una quota più grande in un’isola a soli 90 miglia dalle rive degli Stati Uniti», afferma Marczak.

E nel futuro di Cuba vi sarà ulteriore spazio per l’altra potenza avversa agli USA, la Cina, che nel Paese è impegnato oramai da tempo, in particolare dal 2010 in avanti.

Ricordando che le nuove relazioni USA-Cuba erano importanti non solo per l’economia ma anche per questioni quali la prevenzione del traffico di droga, la prevenzione sanitaria e dei disastri naturali, Marczak ricorda che Cuba è stata fino al 2014 una spina nel fianco delle relazioni statunitensi con il resto dell’America Latina -in tutta la regione vi era una crescente frustrazione con la politica degli Stati Uniti nell’isola-, la normalizzazione aveva reso molto più facile ai partner americani nel subcontinente parlare con gli Stati Uniti.

Ma Cuba svolge un ruolo importante nella politica estera globale. Ecco perché la svolta di Trump per un verso congelerà il processo di democratizzazione dell’isola, dall’altra avrà ripercussioni a livello latinoamericano e poi globale, attraverso il fronte russo.

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