venerdì, Settembre 18

Trump tira il freno a mano: Cuba non è più ‘libre’

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Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, oggi annuncerà a Miami una revisione della politica di apertura verso Cuba voluta dal suo predecessore Barack Obama. Lo ha riferito ieri la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, confermando quanto anticipato da alcuni media Usa.

Secondo le indiscrezioni trapelate, Trump annuncerà non una marcia indietro totale, ma una brusca frenata, di una serie di restrizioni che di fatto potrebbero avere lo stesso effetto, ovvero riportare l’orologio delle relazione USA-Cuba a prima del 17 dicembre 2014, quando Obama da Washington e Raúl Castro da l’Avana avevano annunciato il via ad una serie di colloqui per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi  e per ristabilire i rapporti diplomatici . Cuba libre, si scrisse allora, da oggi non sarà più libre.

Vi sarà una stretta sui viaggi dei cittadini americani a Cuba e sugli affari delle aziende Usa con le imprese cubane controllate dai militari. Sotto tiro, in particolare, infatti gli affari con le società controllate dall’Esercito di Cuba.

Le nuove direttive colpiranno in modo significativo l’industria turistica dell’isola e la ripresa del flusso di turisti statunitensi avviata con la storica svolta di Obama. Secondo quanto rivelato da ‘Politico’, il Presidente intende ribadire l’importanza dell’embargo imposto all’isola comunista oramai 56 anni fa, istituendo un vasto divieto di transazioni finanziarie con società controllate dal Governo castrista.

«La politica della mia Amministrazione sarà guidata dalla tutela degli interessi nazionali e dalla solidarietà verso il popolo cubano», recita lo stralcio di bozza anticipato da ‘Politico’, «cercherò di promuovere un Paese stabile, libero e prospero per il popolo cubano. A questo fine dobbiamo assicurarci che i fondi americani non finiscano ad un regime che non rispetta neanche le più elementari basi di una società libera e giusta». La direttiva proibisce a turisti ed imprenditori americani di avere transazioni in particolare con la società Grupo de Administracion Empresarial S.A. (Gaesa),  il braccio commerciale del regime che di fatto controlla gran parte dell’economia dell’isola, in particolare alberghi e ristoranti dell’isola.

A chi organizza viaggi dagli USA verso Cuba verrà chiesto di presentare un programma dettagliato delle attività previste per «incontri con il popolo cubano, sostegno alla società civile e promozione dell’indipendenza dei cubani dalle autorità».I viaggiatori dovranno tendere un dettagliato resoconto di tutte le transazioni finanziarie compiute nell’isola, perché il Dipartimento del Tesoro potrebbe chiederne ragione per un lasso di tempo di cinque anni. Divieto di alloggiare negli alberghi e mangiare nei ristoranti gestiti dal Governo, preferendo le piccole pensioni e ristorantini a conduzione familiare dei ‘cuentapropista’, i piccoli imprenditori indipendenti.

L’Ambasciata americana all’Avanariaperta il 14 agosto 2015 rimarrà aperta e continueranno ad essere permesse le rimesse da parte dei cubani residenti negli Stati Uniti. Trump reintrodurrà la misura, chiamata ‘wet foot, dry foot‘, che per decenni ha aperto le porte del sogno americano a tutti i cubani, i famosi ‘balzeros’, che riuscivano a mettere il piede sulle coste della Florida. Lo scorso gennaio Obama l’aveva abolita, ascoltando chi la considerava un trattamento preferenziale rispetto agli altri immigrati dell’America Latina.

Gli effetti di questa svolta si vedranno non soltanto sull’economia americana e relativi investimenti americani sull’isola, ma sullo scenario internazionale. Il ripiegamento di Trump si tradurrà in una grande opportunità per la Russia di riaffermarsi come partner privilegiato su un’isola che si trova a soli 90 miglia dalla costa statunitense.

Secondo Jason Marczak, direttore del Latin America Economic Growth Initiative presso l’Atlantic Council’s Adrienne Arsht Latin America Center del Atlantic Council, con il ‘rollback’ di Trump si aprono le porte a uno slancio russo nell’area, non soltanto a Cuba, quindi, ma in tutto il resto dell’America Latina.

Le imprese statunitensi -nel settore della tecnologia, del turismo e dell’agricoltura- con l’avvio della normalizzazione delle relazioni, hanno aumentato i loro investimenti a Cuba. Cuba non è un grande mercato, ma le aziende hanno deciso che il potenziale a lungo termine riduceva il rischio che questi investimenti comportavano. Con la decisione di Trump, e considerando il fatto che le sue politiche a lungo termine non si riescono prevedere, il rischio iniziale non solo non è più compensato dalle prospettive, ma addirittura è di gran lunga aumentato, sostiene Marczak.

In questi due anni, i viaggi degli americani a Cuba sono valsi quasi 40 milioni di dollari, un flusso di denaro che ha interessato non solo il sistema delle imprese USA del settore, ma anche la piccola impresa cubana indipendente -poco più di mezzo milione di micro-imprese che nulla hanno a che fare con le aziende controllate dal Governo. «Questo nascente settore cubano privato è un crescente bastione contro le imprese controllate dal Governo». Gli investimenti americani, così come le rimesse provenienti dai cubani negli USA, sono stati gli elementi fondamentali per aiutare a crescere queste piccole imprese. Il blocco di Trump danneggerà non solo le imprese americane, ma soprattutto questo nascente settore privato. La politica di Obama scommetteva appunto sulla nascita e affermazione graduale del settore privato in grado di bilanciare il sistema dell’economia controllata dal Governo. E attraverso l’affermarsi dell’impresa privata innescare il percorso verso la progressiva democratizzazione. «Il ravvicinamento statunitense non era una concessione al Governo di Castro», non significava avvallare la violazione sistematica dei diritti umani del Governo. «Si tratta di provare dare al popolo cubano, con la crescita dell’economia privata, più forza e dunque più voce. Quanto più la cittadinanza di un Paese ha voce, tanto più chiederà il cambiamento». Era questo il proposito, sostiene Marczak.

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