lunedì, Aprile 6

Trump pronto a togliere Usa dall’accordo sul clima di Parigi

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Donald Trump è pronto a togliere gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima, il famoso Cop21. Lo riferisce il sito web ‘Axios‘ citando «due fonti vicine all’amministrazione». Secondo il sito, a lavoro su questo un team, a cui fa parte il capo dell’agenzia per la difesa dell’ambiente (Epa) Scott Pruitt. Si deve stabilire se avviare un completo ritiro formale, che potrebbe richiedere fino a tre anni, o una uscita dal trattato delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che potrebbe essere una soluzione più veloce ma anche più estrema.

In un tweet Trump non smentisce e fa sapere: «Annuncerò la mia decisione sull’accordo di Parigi nei prossimi giorni. Facciamo di nuovo grande l’America».  E Trump può revocare questo accordo senza passare per il Congresso. Infatti la ratifica Usa porta la firma di Obama, che lo fece senza l’approvazione del Senato (richiesta in genere per i Trattati) perché la sua amministrazione lo ha ritenuto un ‘accordo esecutivo’ per il quale basta l’autorità del presidente. E sfruttando un meccanismo analogo, Trump è pronto a togliere l’approvazione a tale intesa.

In Germania intanto è atterrato il primo ministro cinese Li Keqiang, che domani avrà un colloquio bilaterale con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Si parlerà soprattutto di rapporti commerciali e questioni di politica estera, anche in vista del G20 di luglio ad Amburgo. La sua visita in Germania precede il vertice Ue-Cina che si apre domani a Bruxelles. Sia Cina che India sono fortemente impegnati per gli accordi di Parigi sul clima, ma la Merkel ha precisato ieri che gli incontri con Modi e Li non devono essere considerati un atto contro gli Stati Uniti, ma come l’auspicio di Berlino di potenziare i rapporti con partner strategici.

Ma emerge l’intenzione della Ue, nel vertice di venerdì, di annunciare «dettagli sulle misure concrete di attuazione» dell’accordo. Lo indicano fonti europee, secondo cui l’eventuale ritiro degli Usa «non è la fine del mondo».

Intanto Trump incassa l’ira dell’opposizione. «Una sbalorditiva abdicazione della leadership americana e una grave minaccia al futuro del nostro pianeta», commenta la leader dei Democratici alla Camera Nancy Pelosi, «sta negando le verità scientifiche, rimuovendo le tutele che proteggono la nostra salute e il nostro ambiente, protegge gli inquinatori e minaccia la nostra sicurezza nazionale e quella globale».

Ancora sangue in Afghanistan. Un’autobomba è esplosa sulla piazza Zanbaq di Kabul, nella zona diplomatica, provocando almeno 80 morti e 350 feriti. La missione Nato ha confermato che l’attentato è avvenuto vicino al suo quartier generale. L’esplosione è stata così violenta che ha distrutto o danneggiato oltre 30 vetture ed ha mandato in frantumi i vetri degli edifici circostanti per un raggio di circa un chilometro. Nell’attentato sono rimasti feriti anche alcuni dipendenti dell’ambasciata tedesca. Morto anche un autista della Bbc, mentre quattro reporter sono rimasti feriti ma non sono in pericolo di vita.

Intanto l’Isis continua a subire colpi. Stavolta quelli del sommergibile ed della fregata russi nel Mediterraneo, che hanno lanciato quattro missili da crociera Kalibr contro postazioni dello Stato Islamico nella zona di Palmira. Il ministero della Difesa russo fa sapere che «gli obiettivi colpiti sono stati le fortificazioni nella zona a est di Palmira dove si trovavano mezzi pesanti e assembramenti di miliziani spostati dai terroristi da Raqqa». Mosca sostiene di aver avvisato tempestivamente Turchia, Usa e Israele.

In Libano invece le forze di sicurezza hanno annunciato l’arresto di un palestinese, considerato «uno dei più pericolosi membri dell’Isis».  Rimanendo in Medio Oriente, un rapporto dell’ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli affari umanitari (Ocha) torna ad attaccare Israele, definendo le politiche e le pratiche di occupazione condotte negli ultimi 50 anni ai danni dei Territori palestinesi la causa principale della crisi umanitaria che affligge la popolazione locale: «L’origine della crisi nei Territori palestinesi occupati è dovuta alla mancanza di protezione dei civili», ha dichiarato David Carden, capo del ramo palestinese dell’Ocha, secondo cui i palestinesi subiscono «violenza, trasferimento (forzato, ndr), limiti d’accesso ai servizi e al reddito, e altre violazioni dei diritti, il cui impatto è devastante per i più deboli, soprattutto i bambini».

Mentre il presidente Vladimir Putin intanto ha nuovamente negato le accuse rivolte a Mosca di aver interferito nelle campagne elettorali delle presidenziali di Usa e Francia: «La Russia non si occupa mai di attività di questo tipo e noi non ne abbiamo bisogno. Per noi non ha senso fare queste cose. Questi hacker potrebbero venire da qualsiasi posto e non necessariamente dalla Russia». Mentre Putin fa sapere di aver quasi completato la revoca delle sanzioni imposte alla Turchia dopo l’abbattimento, nel novembre del 2015, del Su-24 ai confini con la Siria. In vigore rimane solo il bando all’importazione di pomodori.

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