domenica, Settembre 20

Trump, primo viaggio all’estero in Arabia Saudita

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Un discorso di trenta minuti, davanti a 37 capi di Stato o di Governo di altrettanti Paesi arabi a maggioranza sunnita, ‘amici’-alleati dell’Arabia Saudita, nel contesto del quale è andato in scena a Riyad il Donald Trump sunnita che scaglia il Medioriente e gli Stati Uniti contro l’Iran. L’Iran untore di ‘estremismo islamista’ -«Dal Libano all’Iraq passando per lo Yemen, l’Iran finanzia, arma e addestra dei terroristi, delle milizie e altri gruppi terroristi che diffondono la distruzione e il caos nella regione»- contro il quale tutte le Nazioni arabe devono combattere e ‘isolare’.

Non cambia la linea degli Stati Uniti, amici e fornitori dell’islam sunnita ‘saudicentrico’, (Trump ha definito «durevole amicizia» il rapporto storico tra Washington e l’Arabia) seppur il discorso di Donald fa intuire dei punti di discontinuità con l’Amministrazione precedente: come fa notareFox news’ «questo è un rifiuto del discorso politico di Obama. Nel 2009 Obama […] non ha mai fatto alcuno sforzo per chiedere al mondo islamico di combattere il terrorismo, Trump è riuscito a farlo pur rimanendo rispettoso nei confronti dell’Islam […] è anche importante notare che le ultime parole del suo discorso sono state ‘Dio benedica gli Stati Uniti’, mentre nel 2009 il discorso di Obama citava persino passi del Corano».

 

«Come rappresentante del Popolo americano, porto un messaggio di amicizia, speranza e amore, e per questo ho deciso di fare il mio primo viaggio all’estero da presidente nel cuore del mondo musulmano», ha in ogni caso detto Trump. «Prometto che l’America non cercherà di imporre il nostro stile di vita ad altri Paesi […] la nostra visione è di pace, sicurezza e prosperità». Tornano poi i temi forti del Presidente, quelli che hanno guidato la sua campagna elettorale «in poco più di tre mesi abbiamo prodotto un milione di posti di lavoro», ha vantato Trump definendo l’accordo commerciale firmato con il Governo saudita «storico, che creerà centinaia di migliai di posti di lavoro in America e Arabia».

 

«Questo accordo permetterà al regno di potenziare la sua sicurezza, e estenderla a tutto il medioriente e oltre» ha poi sottolineato il Presidente. «Non siamo qui per dare lezioni, non siamo qui per dire alla gente come vivere, chi essere o come pregare… siamo qui per offrire una partnership basata su valori comuni. Dobbiamo esser uniti per raggiungere l’obiettivo che trascende tutte le altre questioni […] combattere l’estremismo», ha detto Trump, sottolineando che «un futuro migliore è possibile solo se le vostre nazioni sconfiggeranno il terrorismo e cacceranno via l’estremismo. Cacciateli via, cacciateli via dai vostri luoghi di culto, cacciateli via dalle vostre comunità, cacciateli via dalla vostra terra sante».

 

Come sempre, in sostanza, gli Stati Uniti fanno affidamento sull’islam sunnita per combattere l’estremismo, imputato – in gran parte – all’Iran scita e a Hezbollah. Eppure già da tempo i sospetti e le accuse all’Arabia Saudita e alla sua responsabilità per quanto riguarda gli avvenimenti dell’11 settembre sono radicati nell’opinione pubblica americana: a partire dai rapporti a lungo tenuti segreti e nascosti per motivi di ‘sicurezza nazionale’- le famose ’28 pagine’ – da anni al centro di una polemica riguardo supposte implicazioni di Paesi formalmente alleati agli Stati Uniti nell’attentato delle ‘torri gemelle’.

 

Oggi Donald Trump è atteso a Israele, altro Paese chiave della politica americana in Medioriente. Trump incontrerà il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che si aspetta di ascoltare le idee della nuova Amministrazione americana riguardo alla situazione dei palestinesi nello Stato ebraico. Stando a un report di ‘Fox News’, in ogni caso, un ministro israeliano si è detto «preccupato» riguardo all’ulteriore avvicinamento di Washington verso l’Arabia Saudita.

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