venerdì, Novembre 27

Trump e il pericolo del ‘nucleare facile’ Macron a Roma pensa a Trattato del Quirinale per rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia. Catalogna: Puigdemont ancora leader?

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L’amministrazione Trump vuole rendere più facile l’utilizzo delle armi nucleari nel proprio arsenale ricorrendo alla creazione di testate a ridotto potenziale. La rivelazione è stata fatta dal ‘Guardian‘. Il quotidiano cita come fonte Jon Wolfsthal, che era l’esperto di armi atomiche nella precedente amministrazione di Barack Obama, che confessa che gli Stati Uniti punterebbero a inserire le nuove testate a potenziale ridotto sui missili Trident imbarcati a bordo dei sottomarini.

Sulla questione Corea del Nord invece Trump, in una telefonata con l’omologo sudcoreano Moon Jae-in, ha detto di apprezzare il dialogo tra le Coree che può portare a negoziati di denuclearizzazione e all’ipotesi di colloqui Usa-Nord, a tempo debito e a condizioni definite.

Intanto sul fronte interno è stata bloccata temporaneamente la decisione dell’amministrazione  di mettere fine al programma che tutela i Dreamer, le 800.000 persone arrivate negli Stati Uniti da bambini con genitori immigrati illegali. Il giudice distrettuale William Alsup ha accolto la richiesta di fermare l’ordine di Trump sulla fine del Deferred Action for Childhood Arrivals (il presidente voleva chiudere la questione il 5 marzo) almeno fino a quando le varie cause avviate non saranno risolte. Intanto continuano le trattative in merito tra Repubblicani e Democratici. Il nodo da sciogliere, secondo i media nazionali, è la volontà di Trump di legare il programma sui Dreamer al muro con il Messico, che non piace proprio ai Dem.

Insomma tante grane per Trump, che intanto scende come popolarità negli Usa. A quasi un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca, resta il presidente degli Stati Uniti meno popolare della storia moderna. Secondo Gallup, il gradimento per l’attuale presidente è  sceso ulteriormente al 37%, due punti percentuali in meno rispetto allo scorso dicembre.

Novità dalla Catalogna, dove i separatisti hanno deciso di rieleggere Carles Puigdemont come loro leader regionale, quando si riunirà per la prima volta il nuovo Parlamento catalano, il 17 gennaio. Puigdemont, che si trova in Belgio dopo che in ottobre è stato deposto dal governo spagnolo con l’accusa di aver organizzato un referendum illegale, rischia l’arresto se rientrerà in Spagna. L’ex leader, secondo diverse fonti, interverrà in video alla seduta iniziale del Parlament (o farà leggere il suo discorso da un parlamentare) per presentare la propria candidatura alla presidenza della Catalogna. Contrario però alla candidatura il Pp.

Continuano gli allarmi bomba in Russia. Stavolta nel mirino la stazione ferroviaria Kievski di Mosca, che è stata evacuata a causa di una telefonata anonima. Secondo l’agenzia Interfax, allarmi bomba simili sarebbero giunti anche alle stazioni ferroviarie Iaroslavski, Kazanski e Leningradski.

Passiamo ad Emmanuel Macron, che dopo la Cina è a Roma. Fonti dell’Eliseo parlano della preparazione di un Trattato del Quirinale per rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia, sul modello di quello siglato con la Germania nel 1963, per coordinarsi in maniera sistematica su questioni bilaterali. A lavorarci proprio il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il presidente francese.

Per Macron intanto problemi in casa sul tema dei migranti. Secondo ‘Le Monde‘, il premier Edouard Philippe e il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, moltiplicano gli incontri con i deputati della maggioranza (La République EN Marche/MoDem) e con le associazioni di aiuto ai migranti per scongiurare eventuali spaccature in vista del nuovo (e già criticato) progetto di legge sull’asilo e l’immigrazione. Un testo che verrà presentato a febbraio in consiglio dei ministri.

Comincerà il 12 febbraio a Kuwait City una conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq. Ad annunciarlo Mahdi al Allaq, segretario generale del Consiglio dei ministri iracheno, che sovrintende all’iniziativa per il governo di Baghdad. Alla conferenza, che dovrebbe durare tre giorni, sono attesi i rappresentanti di 70 Paesi, oltre a quelli della Banca mondiale. In discussione saranno i progetti per la ricostruzione nel settore edilizio e in quelli petrolifero, delle comunicazioni, dell’industria e dei servizi di base, quali la rete idrica e le fognature. Si parla di almeno 100 miliardi di dollari da investire, mentre gli Usa hanno già deciso di stanziare 150 milioni di dollari per interventi urgenti nelle aree strappate al controllo dell’Isis.

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