domenica, Aprile 5

Trump mira a eliminare le leggi introdotte da Obama a tutela dell’acqua La Casa Bianca mette nel mirino uno dei provvedimenti più sentiti del passato governo

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Nei giorni scorsi, l’amministrazione ha presentato un disegno di legge mirante a smantellare pezzo per pezzo l’intelaiatura normativa introdotta nel 2015 sotto l’amministrazione Obama con lo scopo di preservare il più possibile le falde acquifere dal rischio di infiltrazioni di ceneri  e altri materiali di scarto connessi alla produzione di energia presso le centrali a carbone. Nello specifico, il pacchetto di misure che l’attuale governo intende revocare impone alle centrali a carbone di dotarsi di filtri catalizzatori in grado di abbattere le emissioni e di installare barriere e sistemi di protezione che evitino la dispersioni delle ceneri, nonché di provvedere a un continuo monitoraggio delle acque per verificarne la qualità e rendere rigorosamente pubbliche tutte le informazioni raccolte.

Secondo le stime formulate dagli esperti assoldati dal passato esecutivo, il nuovo quadro normativo avrebbe impedito che qualcosa come 1,5 miliardi di libbre di metalli tossici e sostanze inquinanti di vario genere si riversassero nei fiumi e nei principali corsi d’acqua. Avrebbe tuttavia comportato un pesante esborso per tutti gli imprenditori operanti nel settore, perché li obbligava a sostenere costi di gestione degli impianti di gran lunga superiori, con conseguente erosione del loro margine di remunerazione.

Di qui la decisione di Trump, che non ha mai nascosto la propria vicinanza alle industrie della Old Economy, di affidare a Andrew Wheeler, direttore dell’Environmental Protection Agency (Epa, l’agenzia federale incaricata di garantire la difesa dell’ambiente), il compito di rivedere da cima a fondo la legislazione vigente. In particolare, la proposta di legge elaborata dall’attuale esecutivo rappresenta parte integrante di un più ampio progetto di deregulation (nel cui ambito sono state cancellate oltre 80 norme a difesa dell’ambiente), e si propone di allungare fino alla fine del 2028 il periodo di adeguamento che l’industria è chiamata a rispettare per adeguare i propri impianti tecnologicamente obsoleti ai nuovi standard, di esentare completamente alcune centrali particolarmente logore ma considerate di importanza strategica e di abbassare considerevolmente i limiti di inquinamento. «La modifiche proposte»ha dichiarato Wheeler – «risultano confacenti all’impegno profuso dall’amministrazione Trump di adottare un approccio improntato al buon senso che garantisca comunque la tutela della salute pubblica e dell’ambiente». Ance se comporteranno, secondo i calcoli forniti dallo stesso direttore dell’Epa, una risparmio per l’industria carbonifera quantificabile in circa 175 milioni di dollari all’anno.

Naturalmente, il timore è che i rischi di contaminazione delle falde acquifere a cui attingono milioni di statunitensi – inquadrabili in larghissima parte nelle fasce più povere della popolazione – che risiedono nei pressi delle centrali a carbone attive disseminate in tutto il Paese aumentino drasticamente (tanto più che, stando alle accuse delle principali associazioni ambientaliste, oltre il 90% dei depositi in cui vengono stoccate le ceneri prodotte dalle centrali a carbone non disporrebbero di barriere protettive capaci di preservare le fonti di acqua potabile), di pari passo con l’incremento delle emissioni di anidride carbonica. Sono in molti, in altre parole, a sospettare che la riforma trumpiana implichi una moltiplicazione esponenziale di casi analoghi a quelli verificatisi in Tennessee e in North Carolina, con la fuoriuscita nei corsi d’acqua locali di sostanze tossiche quali mercurio, arsenico e cadmio. Resta inoltre come una macchia indelebile, nella mente della stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi, il ricordo del disastro ambientale di Flint, la città del Michigan in cui decine di migliaia di persone – tra cui moltissimi bambini, poi colpiti da gravissime patologie di carattere neurologico – si ammalarono dopo aver bevuto acqua del rubinetto che era stata contaminata con residui di piombo scartati dai vicini impianti industriali, nonostante il Dipartimento della Sanità comunale ne avesse certificato la potabilità.

Non stupisce pertanto che Mustafa Santiago Ali, direttore dell’ufficio dell’Epa preposto alla giustizia ambientale sotto l’amministrazione Obama, abbia bocciato senza appello il disegno di legge messo a punto dal governo, sostenendo che esso «mette a rischio l’acqua potabile di cui si servono milioni di persone: quando un’alluvione, un uragano o una breccia colpisce un deposito di ceneri di carbone o uno stagno privo di protezioni, i cittadini si ritrovano costretti a usare acqua contaminata».

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