martedì, Luglio 16

Trump, l’addio alla Siria fa dire addio a Mattis Barcellona, scontri tra polizia e manifestanti indipendentisti catalani

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Colpo di scena negli Usa. Il capo del Pentagono Jim Mattis ha annunciato le proprie dimissioni e lascerà l’incarico di segretario alla Difesa entro fine febbraio. «Poiché ha il diritto di avere un segretario della Difesa le cui vedute siano meglio allineate con le sue, su queste e altre materie, credo sia meglio per me fare un passo indietro», ha scritto Mattis nella lettera di dimissioni consegnata alla Casa Bianca. Una notizia che arriva a poche ore dalla decisione del presidente americano di avviare a sorpresa il ritiro delle truppe Usa da Siria e dall’Afghanistan.

La Turchia ha espresso apprezzamenti per il ritiro Usa dal Paese mediorientale, mentre il presidente afghano Ashraf Ghani ha affermato che il ritiro di qualche migliaio di soldati dall’Afghanistan «non avrà ripercussioni sulla sicurezza nel Paese». E ha confermato: «Da quattro anni e mezzo la nostra sicurezza è solo nelle mani degli afghani e l’obiettivo ultimo è che le forze di sicurezza afghane agiscano da sole per proteggere e difendere il territorio».

Intanto i curdi siriani chiedono il sostegno della Francia. E Parigi proprio ieri ha confermato di rimanere militarmente impegnata in Siria. Mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato il rinvio della nuova operazione militare delle forze di Ankara nella Siria settentrionale, nell’area a est del fiume Eufrate, una regione in cui sono presenti proprio i miliziani curdi. Secondo ‘Trt‘, il presidente turco ha precisato che l’operazione nel nord della Siria scatterà tra un mese. Erdogan ha poi sottolineato che nel frattempo Ankara lavorerà con gli Stati Uniti per pianificare un’operazione contro l’Isis in Siria.

Mentre in America, torna a farsi sentire Hillary Clinton, che su Trump dice: «Questo presidente sta mettendo in grave pericolo la nostra sicurezza nazionale. Le azioni hanno conseguenze. A prescindere dal fatto se siamo in Siria o no, le persone che vogliono colpirci sono lì e combattono. L’isolazionismo è debolezza. Dare forza all’Is è pericoloso. Cedere il controllo a Russia e Iran è stupido». Immediata la replica del tycoon: «Ho fatto più danni io all’Is di tutti gli ultimi presidenti… non c’è confronto».

Andiamo a Barcellona, perché torna a salire la tensione. Scontri tra polizia e manifestanti indipendentisti catalani che hanno bloccato, sin dall’alba, diverse strade in segno di protesta contro la decisione del governo spagnolo di tenere una riunione decentralizzata del Consiglio dei ministri, guidata dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. L’Assemblea nazionale della Catalogna (ANC) ha invitato i suoi militanti a manifestare a Barcellona e più di 20 strade sono state bloccate dai membri dei Comitati di azione diretta per la Difesa della Repubblica allo scopo di tagliare tutti gli accessi alla città.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Stephen Biegun, ha espresso ottimismo riguardo agli sforzi diplomatici per risolvere la crisi nucleare. Ieri il Nord ha annunciato che non rinuncerà alle sue armi nucleari se gli Stati Uniti non ritireranno le loro da tutta la regione. Biegun, tuttavia, ha sottolineato che «gli Stati Uniti non hanno intenzione di allentare le sanzioni unilaterali o le sanzioni Onu. Ma, nel contesto del nostro impegno con la Corea del Nord, siamo pronti ad esplorare una serie di altre proposte che potrebbero essere attendibili». Il diplomatico ha inoltre aggiunto che Washington non vede l’ora di passare alla prossima fase di discussioni con la Corea del Nord sulla denuclearizzazione e istituire un secondo summit tra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un.

Il Consiglio Ue ha deciso oggi all’unanimità, con procedura scritta, di rinnovare le sanzioni economiche nei confronti di specifici settori dell’economia russa fino al 31 luglio 2019. Decisivi i mancati progressi nell’attuazione degli accordi di Minsk.

Paura a Vienna, in Austria, dove una persona è morta e un’altra è rimasta ferita in una sparatoria avvenuta in un ristorante in centro. L’episodio è avvenuto attorno alle 13.30 nei pressi del ristorante Figlmüller. Due i colpevoli, di cui uno in fuga, ma la polizia ha escluso la matrice terroristica.

A Gibuti invece arrestato un jihadista francese. In un primo momento si era parlato di essere sospettato come una delle menti dell’attentato del 2015 al giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, ma è poi emerso che l’uomo non è soggetto a un mandato di arresto in questa indagine. 

Parlando di Francia, gilet gialli ancora in piazza domani a Versailles. Una parte del movimento ha invitato ad una nuova giornata di mobilitazione ma il ministro dell’Interno Christian Castaner ha esortato a cessare la protesta, ricordando che oggi c’è stata una nona vittima, un manifestante dei gilet gialli, travolto da un camion sull’autostrada.

In Cisgiordania, un palestinese è stato ucciso dalle forze di sicurezza israeliane. L’episodio è avvenuto in un checkpoint a nord della città di al-Bireh, nei pressi di Ramallah. Le forze di sicurezza israeliane hanno fatto sapere che è in corso un’inchiesta sull’incidente. Nel frattempo, nuova protesta alla barriera di confine tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico, dove manifestanti palestinesi hanno contestato l’occupazione israeliana.

In Nigeria, almeno 25 persone sono state uccise e una decina ferite dopo un attacco compiuto nello stato settentrionale di Zamfara. Secondo le prime ricostruzioni, uomini armati hanno aperto il fuoco uccidendo soprattutto agricoltori che erano intenti a lavorare nei campi.

Chiudiamo con il virus Ebola, che continua a mietere vittime in Africa. Negli ultimi 21 giorni sono stati segnalati in Congo 114 nuovi casi confermati, riporta l’Oms. In totale, da inizio epidemia al 18 dicembre i casi di Ebola sono stati 549 (501 confermati e 48 probabili), con 326 morti.

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