lunedì, Maggio 20

Trump e Kim: come si preparano alla stretta di mano Trattative e preparativi in vista del primo incontro tra il Presidente americano e quello nordcoreano, ne parliamo con l’Ambasciatore Giuseppe Jacoangeli e l’analista politico Ross Feingold

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In vista dell’incontro storico che si terrà nelle prossime settimane tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il Presidente americano Donald Trump, nei giorni scorsi hanno avuto luogo diversi appuntamenti diplomatici tra Stoccolma e San Francisco. Anche in Finlandia si attendono i colloqui tra i rappresentanti delle due Coree e degli Stati Uniti sulla denuclearizzazione, che secondo quanto riferito dalla ‘CNN‘ vedranno il confronto tra Choe Kang Il, vice direttore generale per gli affari nordamericani al ministero degli esteri, ex funzionari ed esperti privati sudcoreani e esponenti americani.

Dopo mesi di tensioni, di scambi di accuse e minacce, sia Trump che Kim pare siano disposti ad una tregua e ad instaurare un dialogo, tanto da dar luogo al primo incontro nella storia tra un Presidente americano e uno nordcoreano.

A livello operativo, le due parti devono prima mettersi d’accordo sul problema più urgente, ovvero il luogo in cui si terrà il tanto atteso Vertice. “Data la riluttanza di Kim Jong-un a viaggiare al di fuori della Corea del Nord, le possibilità includono la Joint Area di sicurezza, nota anche come il villaggio della tregua di Panmunjom, nella Zona demilitarizzata coreana, la capitale Pyongyang, il Monte della regione turistica di Kumgang e la regione industriale di Kaesong”, spiega Ross Feingold, consulente di questioni politiche di Tapei. “Se Kim accettasse di viaggiare fuori dal Paese, il luogo dell’incontro potrebbe essere anche Dorasan Station, la stazione ferroviaria a diverse centinaia di metri a sud della zona smilitarizzata, così come la capitale della Corea del Sud, Seoul. Un’opzione potrebbe essere anche un Paese terzo e neutrale come la Svezia o la Svizzera o Singapore in Asia”, afferma Feingold. Nel 2015 Singapore ha ospitato lo storico incontro tra la Cina di Xi Jinping e Taiwan di Ma Ying-jeou.

Oltre al luogo, le parti devono discutere e concordare chi saranno i membri delle delegazioni che sederanno al tavolo delle trattative, dove siederanno, le bandiere, la fotografia e, naturalmente, la tanto attesa pubblica stretta di mano tra i due leader.

Mentre solitamente durante un vertice vengono discusse molte parti dell’agenda e vengono raggiunti degli accordi, in questo caso i leader dovranno semplicemente finalizzare l’accordo”, spiega Feingold e continua: “il Presidente Trump ha mostrato la sua apertura ad intraprendere trattative con altri Paesi pur mantenendo la propria linea politica. In altre situazioni, questo ‘stile’ degli Stati Uniti ha portato a buoni risultati. Ad esempio quando agli incontri internazionali i membri della NATO si sono impegnati ad investire di più nella difesa, la Cina si è impegnata ad accedere al mercato per i prodotti statunitensi. O ancora, basti pensare a quando lo scorso aprile Xi Jinping visitò la Florida e Trump visitò Pechino lo scorso novembre”.

Quando ci si incontra lo si fa sulla base di un’agenda”, spiega l’Ambasciatore Giuseppe Jacoangeli, membro del Circolo di Studi Diplomatici.

Un colloquio tra i due capi di Stato sarebbe a carattere molto interlocutorio. Le due posizioni si confrontano, ognuno manifesta la sua, nessuno fa opposizioni dure sul momento e si prende il tempo per riflettere sulle posizioni dell’altro. Poi incomincia un lungo negoziato, che potrebbe durare qualche anno o molto di più, non più a livello di capi di Stato ma a livello diplomatico”, afferma Jacoangeli.

L’agenda includerà sicuramente la proposta della sospensione dei programmi nucleari della Corea del Nord, un trattato di pace per sostituire l’armistizio, le sanzioni, e “se la Corea del Nord seguisse ancora la sua strategia, anche delle richieste di aiuto”, aggiunge Feingold.

Ci sono alcuni obbiettivi che ogni delegazione si pone. Gli Americani vogliono la denuclearizzazione della penisola coreana, “Se la penisola è nuclearizzata è in parte anche colpa loro perché i primi a nuclearizzarla sono stati loro quando ruppero l’armistizio di Panmunjeom e incominciarono ad installare in Corea del Sud una serie di armi nucleari”, commenta Jacoangeli. “Ci sono alcuni punti su cui nessuno dei due contendenti sarà mai disposto a cedere. Un primo punto riguarda quello che gli americani vorrebbero, dunque che la Corea del nord smantellasse il proprio apparato nucleare. Kim su questo non cederà mai perché considera il sistema nucleare da lui creato, come l’unica forma di difesa di deterrenza della Corea del Nord nei confronti dei possibili attacchi esterni”, afferma Jacoangeli.

Al tempo stesso Kim dice di non avere assolutamente intenzioni aggressive, le sue armi servirebbero soltanto per dissuadere gli altri Paesi dall’attaccare il Nord Corea. “Nel negoziato ci sono dei cedimenti e Kim potrebbe accettare per esempio un congelamento del proprio armamento, una riduzione delle esercitazioni nucleari”, commenta Jacoangeli e prosegue : “Al tempo stesso Kim vorrebbe che le truppe americane abbandonassero la Corea del Sud, cosa che gli americani non potranno mai accettare perché considerano la loro presenza in Sud Corea come uno dei punti fermi della loro politica militare nell’area del Pacifico occidentale. Gli americani potrebbero però rinunciare allo stesso tempo alle esercitazioni militari con la Corea del Sud. Sono dei margini molto limitati di cedimento”.

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