mercoledì, Agosto 5

Trump dichiara la Somalia zona di guerra americana

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Mantenendo fede alla promessa elettorale di una dura lotta contro il terrorismo internazionale, il 29 marzo scorso il presidente Donald Trump ha firmato una direttiva dove si dichiara la Somalia zone di guerra, dando così la possibilità al Pentagono di lanciare raid militari diretti contro il gruppo terrorista salafista Al-Shabaab, ironicamente appoggiato dal principale alleato americano in Medio Oriente: l’Arabia Saudita. Il decreto è stato spiegato dall’Amministrazione Trump al ‘New York Times‘. Secondo la versione ufficiale fornita al prestigioso quotidiano americano, è di importanza regionale l’annientamento del gruppo terroristico Al-Shabaab e il presidente Trump ha assicurato al USAC (United States Africa Commando) la copertura giuridica per strike aerei e impegno di truppe americane sul suolo somalo.

Tutte le zone ancora controllate da Al-Shabaab sono state definite da Washington ‘aree ostili’. Secondo le rivelazioni fatte ai media americani il decreto nasconde l’intenzione della Amministrazione Trump di impegnare direttamente l’esercito americano in Somalia. I marines non sono più presenti nel Paese del Corno d’Africa dopo la pesante sconfitta militare subita negli Anni Novanta durante la partecipazione della forza di pace internazionale che aveva il compito (fallito) di interrompere la guerra civile tra i diversi clan e riportare pace e democrazia in Somalia. L’escalation militare che il Pentagono sta preparando per la Somalia è affidata a reparti scelti dei Marine e a ditte americane e internazionali di mercenari tra le quali la Bancroft Global Development che dal 2011 operano nel Paese per conto del Pentagono.

La firma del decreto non corrisponderebbe ad una nuova politica bellica voluta da Trump ma alla continuazione della politica militare in Africa ideata dalla Famiglia Clinton e attuata dal predecessore Barack Obama. Ora sarebbe il Pentagono l’erede di questa dottrina militare. Il suo compito è quello di assicurarsi che l’Amministrazione Trump assicuri la continuità di questa dottrina per il bene degli interessi americani nel Continente.

Dopo la sconfitta militare americana subìta negli anni Novanta, si è assistito al ritorno dei marines nel Paese voluto nel 2013 dall’Amministrazione Obama. Le prime operazioni militari si caratterizzarono su raid aerei compiuti da droni con l’obiettivo di decimare i capi militari e politici di Al-Shabaab. Abdullahi Haji Da’ud alto ufficiale del comando supremo di Al-Shabbab; Mohamed Dulyadin, architetto dell’attacco all’Università di Garissa, Kenya nel 2015; Yusuf Ali Ugas, un reclutatore di Al-Shabaab; Mohamed Mira il governatore di Al-Shabaab della regione di Hiran ed Hassan Ali Dhoore, architetto dell’attacco all’aeroporto internazionale di Mogadiscio avvenuto il 25 dicembre 2014 e dell’attacco al Mak al-Mukarramah hotel nel 2015, sono tra le vittime più illustre dei raid aerei americani compiuti dal 2013 in poi.

Come di consuetudine della propaganda americana, il presidente Obama assicurò l’opinione pubblica interna che l’utilizzo dei droni era sottoposto ad attente e precise linee guida per evitare vittime civili. La stessa assicurazione donata per i raid di droni in Afghanistan. Le cronache di questi ultimi anni dimostrano il contrario. Causa false informazioni ricevute e operazioni frettolose controllate a migliaia di km di distanza dietro schermi da guerre stellari dei comandi di guida dei droni, i raid americani hanno provocato una ecatombe di civili. Spesso sono stati autorizzati strike arei per colpire qualche dirigente terrorista in luoghi affollati e pubblici consapevoli ma incuranti dell’alto numero di civili che questi attacchi potevano causare.

In febbraio un raid aereo americano ha decimato una intera compagnia dell’esercito regolare somalo scambiata per errore in una colonna di terroristi di Al-Shabaab. Dopo le proteste del governo somalo il Pentagono ha autorizzato una inchiesta interna. Si ha il dubbio che l’intelligence americana sia stata vittima di false informazioni fornite da informatori che facevano il doppio gioco a favore dei terroristi salafisti somali alleati ad Al-Qaeda, ISIL DAESH e Arabia Saudita.

Per aumentare l’efficacia dell’impegno americano in Somalia, il presidente Obama lo scorso anno ha autorizzato il Pentagono a compiere strike aerei offensivi. Fino al 2015 erano autorizzati solo raid aerei per difendere le postazioni tenute dalla forza militare africana AMISOM o per l’eliminazione di leader terroristici. Il salto di qualità deciso da Obama si è trasformato in un potente sostegno alle offensive militari della AMISOM condotte dalla truppe ugandesi e keniote che hanno potuto godere di una efficace copertura aerea offensiva. Di fatto lo spazio aereo somalo è sotto il controllo dell’aviazione militare americana tramite intensivo utilizzo di droni da combattimento.

Sempre nel 2016 Obama ha autorizzato l’invio di soldati americani in Somalia per sostenere sul terreno le offensive militari della AMISOM. Il compito è stato affidato a reparti d’élite del Pentagono denominati: American Special Operations Forces. Attualmente 300 soldati americani sono direttamente impegnati in azioni difensive e offensive nel teatro di guerra somalo.

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