venerdì, Luglio 10

Trump debutta alla 72° Assemblea Generale ONU con nel mirino la riforma del Palazzo di Vetro Minacce di tagli, più azione, trasparenza e prevedibilità delle risorse: la riforma secondo il presidente Usa

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Si è aperta ieri, ma entra nel vivo oggi, la settimana dell’ONU, ovvero la settimana della settantaduesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il dibattito, con la partecipazione di molti leader mondiali, inizia oggi, con l’intervento del Presidente americano Donald Trump (il grande atteso di quest’anno) che arriverà per quarto, dopo quelli del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, del presidente dell’assemblea, Miroslav Lajcak, e del presidente brasiliano, Michel Temer.

Al centro dei lavori: Corea del Nord, minoranza musulmana Rohingya in Myanmar, riscaldamento globale, il nucleare iraniano, riforma dell’ONU. La Corea del Nord è sicuramente uno dei temi più urgenti su cui i capi di stato mondiali discuteranno e che Trump e la gran parte dei Paesi occidentali considera la priorità assoluta. Ma nelle ultime ore la grande attesa per il primo intervento Donald Trump al Palazzo di Vetro, si appunta sulla riforma ONU, che nelle ultime ore ha decollato e preso corpo sia nell’ambito dei lavori preparatori sia sui media internazionali e nei dibattiti a margine e in attesa del via dei lavori di oggi.

Trump ha più volte minacciato tagli pesanti alle Nazioni Unite (gli Usa contribuisco a circa per il 28,5% del budget da 7,3 miliardi destinato alle missioni di peacekeeping e per il 22% al regular budget, il budget amministrativo ordinario) e in passato il Presidente aveva definito l’Onu come «un club in cui le persone si incontrano, parlano e si divertono» senza concludere nulla, approfittando della potenza e delle risorse degli Stati Uniti. Il Presidente, secondo indiscrezioni di queste ore, non dovrebbe fare attacchi violenti su questo tema, ma la necessità di mettere finalmente mano a una riforma dell’Onu in modo da ridurre i costi dovrebbe essere il piatto forte e ‘nuovo’ del discorso rispetto ai consolidati e prevedibili contenuti relativamente Corea del Nord -altro punto centrale dell’intervento-, lotta al terrorismo, nucleare.

L’Onu, ha affermato Trump, «è stata fondata con scopi veramente nobili, ma in anni recenti non ha espresso il suo potenziale a causa della burocrazia e della cattiva gestione»; secondo il Presidente «deve concentrarsi di più sulla gente e meno sulla burocrazia». «La burocrazia ostacola l’Onu», ha affermato, e punta sulla necessità di maggiore responsabilità, una ripartizione equa di oneri militari e finanziari e obiettivi chiaramente definiti per le missioni di mantenimento della pace. Quasi 130 Nazioni (su 193) hanno già firmato le proposte di riforma delle Nazioni Unite presentate da Washington, ha dichiarato ieri l’ambasciatore Usa all’Onu Nikki Haley. «La risposta che abbiamo avuto non è stato niente di straordinario: 128 Nazioni hanno firmato la dichiarazione di questa mattina», ha sottolineato aprendo i lavori della riunione sponsorizzata dal Palazzo di Vetro per la riforma. «E’ un nuovo giorno alle Nazioni Unite», ha detto Nikki Haley, aggiungendo: «Credo che le richieste che lui ha fatto riguardo a cambiamenti all’Onu siano state ascoltate e penso che quello che vedremo sarà la sua risposta». Una riforma per avere delle Nazioni Unite più orientate allazione, con una maggiore trasparenza e prevedibilità delle risorse richieste, «in cambio dei nostri dollari» è quanto, secondo Haley, vuole ottenere Trump.

Il segretario generale ONU, Antonio Guterres, sulla riforma è sicuramente sensibile e consapevole, ha dichiarato, della necessità di «avviare riforme efficaci e significative per rendere le Nazioni Unite più in grado di centrare i propri obiettivi». Le Nazioni Unite, insomma, per Guterres, devono diventare un’organizzazione più efficace e flessibile, «per servire le persone che sosteniamo e quelle che ci sostengono, dobbiamo essere agili e efficaci, flessibili ed efficienti e dobbiamo far conoscere appieno il nostro obbligo di rispettare i valori della Carta delle Nazioni Unite», ha sottolineato. L’Onu deve apportare modifiche per assicurarsi che ci si concentri maggiormente sulle persone e meno sulla burocrazia.

Sia Trump che Guterres vorrebbero rendere le Nazioni Unite più efficienti e meno costose e se Guterres saprà mostrarsi come un riformista , forse ci sono buone possibilità che riesca a lavorare con Trump. Certo è che i due sono alquanto diversi. Le differenze si notano sia sul piano personale che politico; «Guterres ha deciso un piano di azione per il suo mandato», afferma Vesselin Popovski docente presso il Centre for the Study of United Nations. Egli supporterà l’impegno contro il terrorismo, le sanzioni, la non proliferazione del nucleare e si impegnerà per la prevenzione delle guerre, per il cambiamento climatico, per la povertà e per l’Agenda 2030.

Il protezionismo ed isolazionismo americano si scontra inevitabilmente con i pilastri basilari che caratterizzano l’Onu: apertura, libero commercio e cooperazione internazionale. «Guterres può offrire ciò che i francesi chiamano ‘bon ton’». «E’ una buona divisione del lavoro, dove le Nazioni Unite si focalizzano sulla prevenzione e su problemi di sicurezza più ‘soft’, mentre Trump, Putin, Theresa May e Macron pensano più alle questioni ‘hard’ come Siria, Iran and Nord Corea». Certamente Guterres avrà qualche difficoltà sia sul tema dei diritti umani che su quello del cambiamento climatico; il rischio sarà proprio quello di infastidire Trump di cui però l’Onu ha bisogno per il supporto finanziario.

Il punto è che è ormai da tempo si discute sulle necessarie riforme Onu. In passato si era proposto, ad esempio, di rinforzare il ruolo dell’Assemblea Generale, faccia a faccia con il Consiglio di Sicurezza o di migliorare qualitativamente il dibattito all’interno della stessa. Ma nessuna riforma è passata, l’Assemblea ha resistito così com’è oggi. Come sottolinea il Council on Foreign Relations, «questo è un riflesso del dissenso tra i suoi vari membri del mondo in via di sviluppo che vogliono mantenere un forte potere nelle deliberazioni e le Nazioni più ricche che servono alle Nazioni Unite in qualità di principali donatori». Nel 2005, l’allora segretario generale Kofi Annan presentò un report che criticava l’Assemblea per focalizzarsi eccessivamente sul consenso e sulle risoluzioni, ciò che il docente della Columbia University Michael W. Doyle chiama «il più basso comun denominatore». «E’ un’istituzione importante che non ha mai abbastanza sistemato il suo ruolo». Lo studioso parla di «deliberazioni insufficienti e di una discussione non abbastanza genuina». Nel 2005 è stata adottata una risoluzione che ha stabilito un’influenza maggiore del presidente proprio per raggiungere quello standard auspicato nel dibattito.

Ed ora che si parla ancora tanto di riforme, staremo a vedere.

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