sabato, Ottobre 24

Trump: ‘Con Russia condiviso info sul terrorismo’. Ma Mosca smentisce

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«Come presidente volevo condividere con la Russia (durante un incontro alla Casa Bianca programmato pubblicamente), cosa che ho il diritto assoluto di fare, fatti relativi al terrorismo e alla sicurezza del volo aereo. Ragioni umanitarie, inoltre voglio che la Russia rafforzi notevolmente la sua lotta contro l’Isis e il terrorismo». Il presidente Usa Donald Trump ha commentato così le accuse del ‘Washington Post‘ di avere rivelato informazioni top secret alla Russia.

Il quotidiano, citando attuali ed ex dirigenti Usa, sostiene che Trump ha rivelato una informazione altamente classificata al ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e all’ambasciatore di Mosca in Usa Serghiei Kisliak durante il loro recente incontro, mettendo in pericolo una fonte di intelligence sull’Isis. L’informazione riguarderebbe la minaccia legata all’uso dei laptop in aereo. L’informazione, scrive il Wp, era stata fornita da un partner americano attraverso un accordo per la condivisione dell’intelligence considerato così delicato che i dettagli non erano stati resi noti agli alleati ed erano stati tenuti altamente riservati anche all’interno del governo Usa. Il partner inoltre non aveva dato il permesso per condividere il materiale con la Russia. Una decisione, quella di Trump, che aveva fatto correre ai ripari i suoi collaboratori, che hanno chiamato Cia e Nsa.

Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov parla però di «qualcosa che non si può né confermare né smentire. Non ci compete, non vogliamo avere niente a che fare con questa fesseria». Ma negli Usa è polemica. Il consigliere per la Sicurezza nazionale americano H.R. McMaster parla di «una storia falsa», che Trump, che oggi ha visto il presidente turco Recep Erdogan, non ha compromesso alcuna fonte di intelligence. Ad appoggiarlo il segretario di Stato Rex Tillerson, che ha ammesso che Trump ha parlato della «natura di specifiche minacce». In realtà però nella sintesi della Casa Bianca del colloquio non c’è alcun riferimento ad una discussione della minaccia terroristica.

«La Casa Bianca deve fare presto qualcosa per riportare se stessa sotto controllo e nell’ordine», ha dichiarato il repubblicano Bob Corker, presidente della commissione Esteri del Senato americano. E ha avvisato: «Il caos creato dalla mancanza di disciplina sta creando un ambiente preoccupante». Mentre più duro il senatore democratico Mark Warner, vicepresidente della commissione Intelligence: «Se vero, questo è uno schiaffo in faccia alla comunità dell’intelligence. Mettere a rischio fonti e metodi non è scusabile, in particolare con i russi».

E’ allerta intanto per il G7 di Taormina del prossimo 26 maggio. «Saremo in piazza per dare voce a tutti quelli che da questo vertice vengono ignorati, ma che vivono sulla propria pelle le decisioni prese dall’alto. Da una Sicilia sempre più impoverita e marginalizzata annunciamo la nostra volontà di far sentire il fiato sul collo ai potenti della Terra», fanno sapere dal Coordinamento regionale siciliano contro il G7, che si prepara alla due giorni di manifestazione in programma a Giardini Naxos in contemporanea con il summit. Ma se c’è qualcuno che vuole protestare in maniera pacifica, la paura è per i possibili cortei di black bloc.

Aumentare la connettività tra Asia, Europa e Africa lungo la nuova via della Seta di mare e terra: è uno dei passaggi della bozza della nota finale, in cui la Cina e i Paesi partecipanti al ‘Belt and Road Forum’ hanno riaffermato il no al protezionismo. «Le economie dei paesi diverranno più libere e diversificate, e le barriere commerciali ridotte», ha detto nel suo intervento il premier Paolo Gentiloni, sottolineando che la parola chiave è la «connettività: connettività tra Europa e Asia e i vantaggi che ne seguiranno. E’ importante la sinergia fra i progetti asiatici e quelli europei». Poi Gentiloni, che domani vedrà il presidente russo Vladimir Putin, ha ricordato la «posizione privilegiata» dell’Italia ed il «grande potenziale italiano su porti e la logistica».

Andiamo in Francia dove l’annuncio del nuovo governo è stato posticipato a domani alle 15. La decisione consentirà al fisco di verificare che ogni singolo ministro sia in regola con le tasse. «Nel rispetto degli impegni per moralizzare la vita pubblica il presidente della Repubblica, in coordinamento con il premier (Edouard Philippe, ndr), ha voluto introdurre un tempo di verifica affinché la Direzione Generale per le Finanze Pubbliche e l’Alta autorità per la Trasparenza della Vita pubblica possano realizzare le verifiche necessari  sulla situazione fiscale e scongiurare eventuali conflitti d’interesse», si legge nella nota diffusa dall’Eliseo.

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