lunedì, Ottobre 21

Trump con i foreign fighters complica la vita agli europei Il Presidente americano usa i foreign fighters per convincere l’Europa a un aumento della partecipazione europea alle spese militari della NATO. La posizione italiana? C’è una posizione italiana?

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Tanto per non smentirsi, Donald Trump non manca di usare sistemi a dir poco inusuali per comunicare le proprie decisioni (assunte autonomamente) al mondo intero, decisioni spesso a dir poco clamorose.

È il caso di una serie di tweet del fine settimana appena trascorso in cui il Presidente statunitense afferma tre cose: di avere distrutto definitivamente l’ISIS, di avere catturato 800 prigionieri (si suppone cosiddetti ‘foreign fighters’) che intende rimandare in Europa oppure lasciarli liberi, di essere sul punto di ritirarsi definitivamente dalla Siria.

Forse qualche chiarimento sulla intera questione non guasterebbe.
L’annuncio del ritiro americano dalla Siria fu dato già qualche settimana fa e provocò una serie di reazioni preoccupate sia da parte israeliana che da parte curda. Gli USA, infatti, sono in Siria da molto tempo e ormai da parecchio hanno rinunciato alla motivazione per la quale ‘ufficialmente’ vi entrarono, impedire ad Bashar al-Assad di usare le armi chimiche, per dedicarsi quasi esclusivamente a sostenere militarmente (specialmente con attacchi aerei) i curdi di Siria, che sono quelli che, sul terreno, hanno realmente combattuto e battuto l’ISIS. Abbandonarli ora significa metterli in gravissimo pericolo, in quanto, come noto, la Turchia, che ha invaso una parte della Siria settentrionale, vuole distruggerli, in quanto li considera ‘terroristi’ alleati di quel partito curdo in Turchia (il PKK), ostile al Governo perché vorrebbe l’indipendenza dei territori curdi in Turchia. Quanto ciò faccia diminuire la fiducia negli americani è ovvio: ormai molti sono quelli che pensano che di loro non ci si possa fidare, ma questi sono altri problemi.

Però sembra che, la molto più attiva presenza russa in Siria a sostegno del regime di Assad, oltre a permettere ad Assad di vincere quasi del tutto la sua lotta contro i vari ‘ribelli’ al suo regime, stia riuscendo aconvincerela Turchia ad accettare la formazione di uno Stato o una regione curda in Siria, nell’ambito del cosiddetto ‘processo di Astana’, cioè quel complesso sistema di negoziati e accordi messo in piedi dalla Russia, con la Turchia e l’Iran, per portare ad una soluzione ragionevole la situazione in Siria, e portare, in tempi non certo brevissimi, ad elezioni che consolidino il regime di Assad o lo sostituiscano con altro regime più ‘democratico’. Difficile prevedere come andranno alla fine le cose, ma la mia impressione è che la estrema frammentazione delle formazioni anti-Assad, e la loro frequente attività terroristica, lasci ad Assad buone carte da giocare, specie con il sostegno iraniano, che persegue con decisione (aiutata dalla Russia) un suo progetto di creazione di una sorta divia della setache la porti ad arrivare al Mediterraneo. Cosa che, però, preoccupa molto Israele, che infatti bombarda spesso la Siria, ma, ritirati gli americani, la cosa potrebbe diventare più rischiosa di quanto non sia oggi.
Israele, infatti, da un lato ha cercato di ottenete almeno un rinvio del ritiro americano, ma dall’altro, una volta di più direi per abilità russa, sta cercando di trovare accordi diretti con la Russia a garanzia del proprio territorio da attacchi da parte degli Hezbollah ‘manovrati’ dall’Iran.

La situazione, dunque, una volta di più, appare estremamente complessa, pur se, forse, più verosimilmente che in passato, avviata ad una soluzione pacifica. Anche se, fin tanto che non si trovi una soluzione accettabile della questione palestinese, parlare di ‘pace’ da quelle parti non sarà possibile.
Ma certo, intanto, una soluzione, sia pure solo parzialmente autonomistica del problema curdo, sarebbe finalmente la realizzazione di una aspirazione all’autodeterminazione del tutto legittima di quel popolo, massacrato e disperso fin dalla Prima Guerra Mondiale, alla fine della quale gli fu promessa la creazione di uno Stato (il Kurdistan), poi impedita dalla Turchia, con il pieno (al solito) accordo di Gran Bretagna, Francia e USA.
Quanto alla Palestina, il problema credo che sarà ancora di lungo e difficile momento.

Ma il riferimento di Trump ai combattenti catturati crea, credo, altri problemi. Non tanto per l’Italia (una volta tanto!), ma per Francia, Gran Bretagna e Germania e qualche altro Paese europeo.
Il tema riguarda i cosiddetti ‘foreign fighters’, vale a dire quegli europei, cittadini di vari Stati europei, che sono andati a combattere in Siria nelle file dell’ISIS.

Il problema nasce dal fatto che quelle persone, sono sì cittadini europei, ma in Europa non hanno commesso alcun reato, si sono ‘limitati’ ad andare a combattere altrove. Se reati hanno commesso lì dove sono andati a combattere, quei reati solo molto difficilmente possono essere perseguiti da tribunali europei, per di più anche a causa della estrema difficoltà di acquisire le prove dei loro reati. A parte il fatto che non sempre e non in ogni caso il diritto penale di uno Stato consente di perseguire atti commessi all’estero. Se davvero Trump li lasciasse liberi, molti di loro potrebbero rientraretranquillamente a casa loro, con i rischi che ne conseguono.

Sarà dunque un grosso problema, in Europa, non suscettibile di essere risolto come fecero gli americani con i prigionieri ‘talebani’ catturati e detenuti (in maniera spesso inumana e comunque del tutto illegittima) nella base americana a Cuba di Guantanamo. I nostri ordinamenti giuridici, una cosa del genere non potrebbero mai consentirla.

Trump, in effetti, potrebbe lasciarli lì, nelle mani dei curdi e dei siriani. Ma allora, se non intende farlo è anche perché vuole qualcosa, che potrebbe essere un aumento della partecipazione europea alle spese militari della NATO. Se mai ci fosse un motivo per accelerare la formazione di un sistema di difesa europeo, questo sarebbe decisivo!

Ma i problemi non si esauriscono qui, dato che ‘sconfiggerel’ISIS significa soltanto averne sconfitto l’azione militare in Siria, ma in nessun modo averne ridotto la volontà e l’azione terroristica, specialmente in Europa, particolarmente vulnerabile ad attentati del genere, come ben si è visto.

Insomma, labuonanotizia della sconfitta dell’ISIS (peraltro un po’ prematura, dato che lì si combatte ancora) è molto avvelenata dal moltiplicarsi in Europa dei rischi di terrorismo e quindi della necessità di avere una politica comune, non solo di difesa, ma anche diplomatica verso quel fenomeno.
E la posizione italiana? Già, perché, c’è una posizione italiana?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.