lunedì, Ottobre 26

Trump-Clinton: politica estera a confronto

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Il programma di Hillary Clinton, contempla invece, come rivelato da una serie di e-mail tra l’ex first lady e un suo stretto collaboratore trafugate da ‘WikiLeaks’, un più profondo impegno degli Usa in Medio Oriente rivolto a sradicare Da’ish dall’Iraq con l’ausilio dei peshmerga kurdi – da ricompensare a giochi conclusi appoggiando con maggior decisione e sincerità le loro aspirazioni indipendentiste – in modo da permettere alle forze islamiste di concentrare le energie in Siria per assestare la spallata finale a Bashar al-Assad e al regime baathista. La via di fuga verso ovest, di cui hanno parlato fonti militari russe a ‘Ria Novosti’, assicurata ai jihadisti di Da’ish dalle forze Usa che assediavano Mosul si inserisce alla perfezione nel disegno elaborato dalla Clinton. Un disegno la cui realizzazione risulterebbe a sua volta pienamente funzionale alla visione strategica di una parte dell’establishment israeliano e susciterebbe allo stesso tempo il plauso di Arabia Saudita e Qatar, che vedrebbero così ripagati i generosi finanziamenti concessi alla Clinton Foundation e premiati gli sforzi profusi per rovesciare il governo siriano.

Pur non lesinando critiche a Trump, Jill Stein, candidata per il Green Party, si è detta terribilmente preoccupata dall’ascesa di Hillary Clinton, in virtù della sua volontà di imporre una no-fly zone in Siria, di intensificare l’appoggio alla ‘nuova Europa’ e rinforzare l’apparato militare della Nato di stanza nella parte orientale del ‘vecchio continente’. Tutte misure destinate a peggiorare i già precari rapporti con la Russia, che invece Trump intende ricucire mediante un progressivo disimpegno dal Medio Oriente facente seguito alla sconfitta definitiva dell’Isis e l’adozione di una politica più realista nell’est europeo. in funzione anti-russa potrebbe portare infatti ad una pericolosa escalation di guerra aerea con la Russia. Posizioni che hanno valso al tycoon newyorkese l’epiteto di ‘agente di Putin’. Lo stesso approccio nei confronti della Cina è molto diverso, visto che Trump predica fermezza e promette di impiegare strumenti economici per spingere Pechino a smettere di deprimere artificialmente il corso della propria moneta (cosa che la Cina ha peraltro cominciato a fare da tempo procedendo a una progressiva rivalutazione dello yuan al fine di inserirlo nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo del Fmi), mentre la Clinton continua a puntare al potenziamento della strategia incentrata sul Pivot to Asia (specialmente in seguito allo smarcamento del presidente filippino Rodrigo Duterte) e sul Trans-Pacific Partnership per serrare l’accerchiamento militar-finanziario dell’ex Impero CelesteL’intensificazione del sostegno a Israele occupa un ruolo centrale nel programma politico di entrambi i candidati, i quali godono dell’appoggio finanziario di alcuni tra i più facoltosi ebrei-sionisti degli Usa (il re dei casinò Sheldon Adelson sostiene Trump, mentre il magnate dei media Haim Saban sostiene la Clinton).

In generale, l’impostazione di Trump in materia di politica estera comporta una netta rottura con il passato, mentre Hillary Clinton persegue obiettivi che segnano una sostanziale continuità con l’amministrazione Obama che, nonostante i proclami del 2008, si è rivelata a sua volta strettamente consequenziale a quella portata avanti da George W. Bush e dalla cerchia neoconservatrice. Non va dimenticato che l’ex first lady ha ricoperto l’incarico di segretario di Stato sotto Obama, e nei quatto anni in cui ha prestato servizio come capo della politica estera gli Stati Uniti si sono imbarcati nella guerra di Libia, rivelatasi un disastro totale, nella campagna di destabilizzazione della Siria e nel sostegno più o meno evidente alle varie filiali della Fratellanza Musulmana che hanno messo il cappello sulle cosiddette ‘primavere arabe’. L’ex senatrice dello Stato di New York ha espresso dure critiche sia contro l’accordo sul nucleare iraniano promosso dal suo successore John Kerry che contro la politica, definita eccessivamente filo-palestinese, portata avanti dalla Casa Bianca in questi ultimi quattro anni. La Clinton non manca mai di accreditarsi agli occhi degli elettori come il candidato dotato dell’esperienza necessaria a guidare gli Stati Uniti in quest’epoca di crisi, mentre il suo avversario viene definito un outsider del tutto privo di stoffa.

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