venerdì, Ottobre 2

Trump in Cina, repubblicani sconfitti in Virginia e New Jersey Catalogna, non ci sarà la 'lista unica indipendentista'. Strade bloccate per lo sciopero generale

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Giunto in Cina presidente degli Stati Uniti Donald Trump, impegnato in un lungo tour in Asia. Dopo la visita in Corea del Sud, Trump è arrivato a Pechino con la First Lady Melania, e si è subito diretto alla Città proibita accompagnato dal presidente Xi Jinping e dalla moglie.
Prima di lasciare Seul, il presidente Usa è tornato ad avvertire la Corea del Nord: «È nostro dovere affrontare questa minaccia; più aspettiamo più il pericolo cresce e meno diventano le opzioni». Saltata causa nebbia la visita del presidente Usa  nella zona smilitarizzata al confine tra le due Coree, lungo il 38mo parallelo.
Sempre oggi il vicepremier Wang Yang e il segretario al Commercio americano Wilbur Ross hanno presenziato alla firma di 19 accordi per un valore complessivo di 9 miliardi nei settori della bioscienza, aviazione e manifatture.

Nelle prime elezioni ad un anno esatto dalla vittoria di Trump alla Casa Bianca, i repubblicani escono sconfitti dal voto in VirginiaNew Jersey. Nel primo Stato, il candidato dell’asinello Ralph Northam ha battuto il repubblicano Ed Gillespie con il 54% dei voti, mentre nel secondo Phil Murphy avrebbe ottenuto il 56% dei voti, battendo largamente la repubblicana Kim Guadagno, numero due dell’ex governatore Chris Christie, che nei mesi scorsi aveva guidato il ‘transition team’ di Trump.
A New York rieletto il sindaco Bill De Blasio.
Prima trans eletta a un Congresso statale, in Virginia: è la democratica 33enne Danica Roem. Ironia della sorte, la neoeletta conquista il seggio di Richmond, che è stato per 13 mandati del repubblicano Robert G. Marshall, salito alla ribalta per aver appoggiato un disegno di legge che avrebbe posto limiti ai bagni pubblici che i trans avrebbero potuto usare.

Alle elezioni catalane del prossimo 21 dicembre non ci sarà una lista unica indipendentista, come auspicato dal President Carles Puigdemont dall’esilio di Bruxelles. I tre principali partiti sovranisti, Pdecat, Erc e Cup non hanno raggiunto un accordo prima dello scadere del termine fissato per legge per la presentazione di coalizioni. I leader indipendentisti attualmente in carcere (di cui 8 membri del Govern di Puigdemont) dovrebbero essere candidati in liste diverse.
Il premier Mariano Rajoy ha auspicato davanti al Congresso che dalle elezioni del 21 dicembre emerga in Catalogna «un nuovo scenario che generi sicurezza, certezza e tranquillità nei cittadini», con ‘obiettivo di riportare la regione alla normalità.
«Puigdemont è un cittadino europeo che deve rispondere delle proprie azioni, con i suoi diritti e doveri, senza privilegi». Lo ha detto il premier belga Charles Michel, riferendo in parlamento della situazione catalana e dei suoi riflessi sul Belgio.

Oggi traffico stradale e ferroviario interrotto questa mattina in diversi punti della Catalogna per lo sciopero generale proclamato contro la ‘repressione’ a opera del governo centrale di Madrid dello stato spagnolo e per la liberazione degli ormai ex ministri della Generalitat, ‘detenuti politici’. La protesta ha bloccato 34 snodi stradali e autostradali.

Intanto la Corte Costituzionale ha ufficialmente annullato la dichiarazione unilaterale d’indipendenza approvata dal parlamento della Generalitat il 27 ottobre. I Giudici hanno anche accusato di disobbedienza Carme Forcadell, presidente del parlamento catalano, e Ana Simò e José Maria Espejo, due membri della Mesa, l’organo che gestisce i lavori del parlamento.

Nel Regno Unito il governo di Theresa May ha meno di un mese per fare le concessioni richieste dalla Ue, se intende avviare a dicembre l’agognato negoziato sul commercio. Lo scrive il Guardian. Citando funzionari comunitari di alto rango, il quotidiano britannico riferisce che Bruxelles si aspetta che la premier inglese sia disposta a fare dei passi in avanti in termini di concessioni, se vuole sperare che nel vertice Ue di dicembre venga dato il via libera al negoziato commerciale. Il nodo è l’impegno finanziario che il Regno Unito dovrà garantire alla Ue anche dopo la Brexit.

È iniziata la visita di quattro giorni negli Stati Uniti del primo ministro turco, Binali Yildirim. Al centro della missione i rapporti bilaterali tra Ankara e Washington, con un focus sulla questione dei visti per i cittadini turchi e quelli americani, sospesi dal 9 ottobre.

È di 50 morti il bilancio degli attacchi aerei condotti ieri sera dalla coalizione a guida saudita sul governatorato di Hajjah, a nord di Sana’a, la capitale dello Yemen. Colpita una base militare dei ribelli houthi. L’agenzia di stampa Xinhua, citando fonti della sicurezza locale e mediche, parla invece di numerosi civili morti nell’attacco sul villaggio di Haran.

L’esercito siriano e le forze alleate hanno accerchiato Albu Kamal, ultima roccaforte dell’autoproclamato Stato Islamico in Siria, e hanno iniziato a entrare in città. Lo rende noto una emittente vicina al movimento libanese sciita Hezbollah.

L’esercito israeliano ha dichiarato ‘zona militare chiusa’ quella intorno alla striscia di Gaza per motivi di sicurezza.

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