sabato, Giugno 6

Trump autorizza Microsoft a cedere i suoi prodotti a Huawei La schiarita comporta notevoli vantaggi per entrambe le società

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Nei giorni scorsi, il Dipartimento per il Commercio Statunitense ha sorprendentemente concesso a Microsoft il nulla osta necessario alla fornitura dei suoi prodotti tecnologici a Huawei. La decisione è stata accolta con grande favore sia dal colosso fondato da Bill Gates, i cui portavoce non hanno mancato di lasciar trasparire un certo entusiasmo, sia per il gigante di Shenzen, per il quale il blocco commerciale imposto dagli Stati Uniti aveva comportato l’insorgere di diversi problemi per quanto concerne l’accesso sui mercati occidentali. Più in dettaglio, l’autorizzazione fornita da Washington consentirà a Huawei di acquisire le fondamentali tecnologie elaborate da Microsoft a poche settimane di distanza dal lancio del suo nuovo Matebook. Che ora, con ogni probabilità, potrà disporre delle ultime versioni di Windows, oltre che dei vari prodotti facenti parte del pacchetto Office.

Si tratta di un vero e proprio punto di svolta, destinato a risultare determinante non solo per quanto concerne l’incremento della capacità di influire sugli orientamenti dei consumatori europei e statunitensi (per i quali l’assenza dei prodotti di Windows sui dispositivi Huawei avrebbe rappresentato un problema insormontabile), ma anche e soprattutto perché si configura come un precedente in grado di aprire il varco a una decisione analoga riguardante le circa 200 aziende operanti nel settore dell’alta tecnologia che avevano richiesto alla Casa Bianca il nulla osta per poter fornire i propri prodotti al colosso cinese della telefonia. A partire da Google, che lo scorso giugno si era allineata alle direttive dell’amministrazione Trump sospendendo la collaborazione commerciale con Huawei attraverso il blocco del trasferimento di hardware, software e servizi tecnologici di punta sugli smartphone prodotti dall’aziende di Shenzen. Salvo poi correggere il tiro nell’arco di pochi giorni, con una radicale rimessa in discussione dell’approccio oltranzista adottato originariamente implicante il lancio di un’attività di pressione – a cui si è unito il produttore di chip Qualcomm – sulla Casa Bianca per convincere il presidente a revocare il bando contro Huawei, o quantomeno a esonerarla dal divieto di vendere al colosso di Shenzen i propri servizi una volta scaduta la licenza temporanea (pari a 90 giorni).

A detta di Larry Page, Huawei rimane un partner fondamentale per aziende del calibro di Qualcomm, Intel e Micron Technology, da cui, nel solo 2018, l’impresa cinese ha acquistato componentistica per i suoi smartphone e laptop per un valore superiore agli 11 miliardi di dollari. Ne consegue che il bando commerciale imposto da Trump avrebbe giocoforza colpito non soltanto Huawei, vistasi costretta a rimandare il lancio del laptop Matebook per mancanza della componentistica necessaria, ma tutta l’indotto ad essa legato. Con forti ripercussioni anche sulle stesse società hi-tech statunitensi. Allo stesso tempo, Page ha messo in rilievo che i notevoli sforzi profusi da Huawei per rendersi il più possibile autonoma dai fornitori hi-tech occidentali le avevano già consentito di realizzare, attraverso la consociata HiSilicon, il partner Taiwan Semiconductor Manufacturing e altre società minori, il chipset Kirin, il quale è andato a sostituire i chip fabbricati dalla Qualcomm presenti in gran parte degli smartphone di fascia più alta. Inoltre, stando a quanto rivelato dal ‘Financial Times’, Huawei avrebbe gettato le basi per la messa a punto di una sorta di ‘clone’ di Android privo però dei servizi erogati generalmente da Google, tra cui Google Play Protect, il sistema preposto alla difesa di ciascun telefono dalle potenziali minacce portate dalle app. In tal caso, al di fuori di eventuali antivirus installati appositamente dagli utenti, sarebbe direttamente Huawei ad assumersi il compito di fornire ai dispositivi le funzioni legate alla protezione informatica; un rischio per la sicurezza nazionale che, nell’ottica di Google, gli Sati Uniti non possono assolutamente permettersi di correre.

Nei fatti, Huawei riuscì a installare i prodotti Google sugli esemplari del modello Nova 5T perché era riuscita ad ottenere le licenze necessarie prima dell’entrata in vigore del blocco imposta da Trump, ma non sul Mate 30-Pro, vera e proprio fiore all’occhiello dell’azienda che, con la sua versione Open Source di Android, non è ancora riuscito a riscuotere un successo di mercato all’altezza delle aspettative – quantomeno per quanto riguarda i mercati occidentali, perché sul fronte interno Huawei sta realizzando un’avanza commerciale letteralmente strepitosa. Ragion per cui, l’eventuale concessione a Google di un lasciapassare che le consentisse di tornare ad accreditarsi come fornitore di Huawei consentirebbe all’azienda cinese di recuperare molto rapidamente le posizioni perse con il blocco.

In precedenza, il governo aveva concesso una serie di deroghe che avevano consentito a Huawei e alle società statunitensi di intrattenere rapporti commerciali legati a prodotti già esistenti, ma che non contemplavano alcuna possibilità di autorizzare la fornitura di prodotti e servizi per i nuovi dispositivi. Il nulla osta concesso a Microsoft ha fatto cadere questa barriera, con il probabile obiettivo di imprimere un’accelerata decisiva ai negoziati che Washington e Pechino stanno portando avanti ormai da mesi senza trovare una vera intesa complessiva che ponga fine a una guerra commerciale foriera di pesanti ripercussioni su scala globale.

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