giovedì, Aprile 25

Tria prova esistere, l’Europa prova fare a meno di noi Sui rimborsi ai ‘truffati’ (veri e fasulli) Tria può, se vuole, dimostrare di esistere e pensare, il che sarebbe una bella prova per grillini e leghisti; l’Europa dei pensatori cerca un modo per fare a meno dell’Italia

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Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria punta i piedi, e giù botte da orbi, e tutti lì ad assistere, magari tifare, mentre l’Europa lavora per fare a meno dell’Italia.

In un lungo editoriale su una nota rivista scientifica di diritto internazionale, ‘EJIL’ che fa capo alla European Society of International Law, cioè ad un organismo che dovrebbe rappresentare tutti, ma proprio tutti gli internazionalisti europei (e non solo), iscritti o meno alla Società (io non sono iscritto nemmeno a quella italiana e quindi non faccio testo), il Direttore della stessa, propone una sorta di analisi/previsione sull’esito delle prossime elezioni europee, benché fortemente discutibile nella forma, interessante nelle conclusioni.

Due parole sulla ‘forma’. In una rivista scientifica che si rispetti l’ultima cosa che ci si aspetta, oltre ad un editoriale che in qualche modo dia il ‘la’ scientifico al fascicolo della rivista, mai, anzi, ci si aspetta una analisi, o meglio, una ipotesi di propaganda politica. Ciò, dunque, disturba profondamente e offende: da studioso (per modesto che io sia), mi aspetto in una rivista scientifica (di costo, tra l’altro molto rilevante) discorsi scientifici e non certo propaganda politica, più o meno sapientemente travestita da analisi innocua nell’interesse della scienza, anzi, del mondo, anzi, nella specie, dell’Europa. Ma tant’è, ormai la politica, la cattiva politica, fa premio su tutto e, a quanto pare, non ha confini.

Ciò posto, però, è interessante la proposta, appunto interamente politica nel senso peggiore del termine: partitica. Tre essendo, secondo l’estensore dell’editoriale, i partiti politici significativi in Europa, i socialisti, i democristiani e i liberali (gli altri non contano, per ‘piccoli’ che siano?), le cariche principali della futura Europa dovrebbero andare a loro. E precisamente, per contrastare le mene di Matteo Salvini e di Viktor Orbàn di Donald Trump e di Vladimir Putin, alla signora Angela Merkel, come Presidente del Consiglio Europeo, a Frans Timmermans come Presidente della Commissione, a Mark Rutte come Alto Rappresentante per la politica estera, e alla signora Christine Lagarde come Presidente della Banca Centrale. Due uomini e due donne, precisa l’editorialista, ma ‘solo’ tre Stati con due funzioni alla Olanda, non diversamente, sottolinea l’editorialista, con qualche sottile perfidia?, di come oggi per quanto riguarda l’Italia.

Due osservazioni. Prima, sorprende, e sorprende moltissimo, che un internazionalista che dirige una rivista dove c’è la parola ‘europeo’, dimentichi che le cariche elencate sono cariche europee: devono, cioè, essere date a persone che rappresentino l’Europa, non lo Stato dal quale provengono e neanche il partito; e, bisogna dirlo con onestà, il ‘nostro’ Mario Draghi ha dato una prova splendida di capacità vera di essere non solo super partes, ma un vero ‘servitore’, nel senso alto del termine, della intera Europa. Seconda, fa una certa impressione che dell’Italia, Paese fondatore della UE (insieme a Francia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo, non dimentichiamolo mai: quella era la ‘prima’ Europa), si faccia menzione solo per giustificare i due posti all’Olanda e per indicare uno degli obiettivi da colpire.

Si tratta, non c’è dubbio, delle idee di una persona che, lo ripeto ancora una volta, ha tutto il diritto di averle e esprimerle, ma non in una rivista scientifica (tra l’altro nata dall’Università europea di Firenze, se non ricordo male), ma si tratta anche di una posizione che rivela, a mio avviso, quanto sia concreta la tesi che ho più volte esposta circa la volontà, nemmeno più tanto nascosta, di trovare per quanto possibile un modo per fare a meno dell’Italia.
Nel corso dell’intero articolo, non una sola volta si fa menzione dell’Italia per quanto attiene alle sue esigenze, alle sue politiche, alla sua posizione: l’Europa è questione di Francia e Germania, magari con un aiutino dell’Olanda!

Non si tratta di lamentarsi della indifferenza altrui, ma si tratterebbe di domandarsi che aspettano i nostri politici, politicanti e biliardisti vari, a rendersi conto che se non ci diamo da fare a contribuire a costruire una politica europea, e di farlo ad alto livello (culturale, prima e oltre che politico), rischiamo di finire male, molto male.

E invece, appunto, di che ci si occupa oggi?
Delle contorsioni e dei veleni intorno a Giovanni Tria, a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini … forse determinati da funzionari del Tesoro già amici di Renzi e ora amici di Salvini … a che punto siano! Il decreto sui rimborsi dei ‘truffati’ (tra virgolette perché ho molti dubbi che siano stati tutti veramente truffati), viene tirato da una parte e dall’altra perché, pare, Tria non vorrebbe esporlo alle critiche e ai ricorsi interni e europei (molto verosimili), e i suoi funzionari non vorrebbero trovarsi a dovere restituire loro i soldi dati ai ‘truffati’ per ordine di una Corte dei Conti, di un Consiglio di Stato o di una Corte di giustizia UE.
Ma Di Maio ha fretta, grande fretta, perché deve fare vedere prima delle elezioni che distribuisce soldi anche lì, nella speranza di racimolare qualche voto; e Salvini, a sua volta, non è da meno.

Tutti e due, ormai in lotta corpo a corpo da mane a sera, vogliono ottenere da Tria valutazioni e promesse in materia economica che Tria, per ora, non sembra intenzionato a dare.
Poteva, si dice negli ambienti che contano, scegliere due vie nella sua azione (Tria, non dimentichiamolo non era voluto da nessuno, è stato ‘imposto’ da Mattarella): o eseguire gli ordini dei due dioscuri o fare scelte autonome; ha scelto la seconda via, si dice, e quindi ormai è di troppo, come si permette di pensare da solo? Non che, a quanto mi pare di vedere, abbia fatto chi sa quali atti di indomita e coraggiosa autonomia, ma certo ogni tanto ha dato a vedere di pensare anche di suo (o di Quirinale, se preferite), ma ora la ha fatta grossa, pare: ha concordato con Conte una soluzione sui rimborsi, che ha mandato su tutte le furie Di Maio che ha ordinato a Conte (la cui conclamata autonomia si rivela una evidente balla) di buttare tutto all’aria. O si fa come dice Di Maio … oppure… Già, oppure?

E sì, perché questa potrebbe essere finalmente l’occasione per capire dove stiamo andando a parare: se Tria cede o se reagisce e magari se ne va. Bisognerà aspettare il prossimo Consiglio dei Ministri, ma, come avevo bn previsto per il Consiglio di ieri, possibile che si rinvierà, si cercherà di rubare ancora qualche giorno.

Eppure, chi sa, Tria avrebbe finalmente l’occasione di mostrare che esiste e che pensa (figlio, figliastro, collaboratrice, ex moglie, nuova compagna, eccetera, a parte) e fare’, cioè, non limitarsi adire’: ‘se me ne vado qui salta tutto’, ma dirlo a voce alta, altissima, per cercare di prendere lui il timone, lasciando a loro, se ne hanno il coraggio, di buttarlo giù. Almeno salverebbe un po’ di dignità … se ne ha. E, chi sa, forse gli italiani comincerebbero a capire meglio come stanno le cose, e, specialmente, che cosa stanno ‘coprendo’ con il loro consenso.

Mentre la lotta continua, perché con una rapidità degna di miglior causa, la Lega ricomincia a sparare sugli stellini a proposito degli inceneritori, e giù botte da orbi. Evidentemente sulle cose economiche il terreno è scivoloso, c’è un’altra barca in mezzo al mare e al ‘raduno’ sovranista di Lunedì a Milano non ci va nessuno.
E così via, così via, così via all’infinito, tanto siamo noi cittadini che affoghiamo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.