giovedì, Agosto 13

Tre Stati del Sud del Brasile chiedono l’indipendenza Corruzione politica e crisi economica alla base della volontà di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà di fuggire da Brasilia

0

Dopo la Catalogna (ma anche il Camerun, i Paesi Baschi per non parlare del Kurdistan) a richiedere l’indipendenza sono ora tre Stati (i più ricchi) del Sud del Brasile: Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà. In questi tre Paesi vivono 28 milioni di persone e si registra il reddito pro capite più alto di tutto il Brasile.

Sabato 7 ottobre, nei tre Stati si è tenuto ilPleblisul‘, una votazione informale, non riconosciuta dal Governo centrale, promossa dai volontari del movimento separatistaO Sul é o Meu País‘ in almeno 900 città dei tre Stati.

Le votazioni sono state necessarie per ottenere la possibilità di organizzare un referendum, che si dovrebbe tenere nel 2018, volto alla creazione di un nuovo Paese indipendente dal Brasile. Una consultazione popolare si era già tenuta nel 2016 ed aveva visto la partecipazione di circa 500.000 persone. In quell’occasione, quasi il 95% dei votanti era favorevole all’idea di unire i tre Stati e staccarsi da Brasilia. Quest’anno, però, il numero dei partecipanti, che si sono recati alle urne, è stato inferiore rispetto all’anno scorso, ma sarebbe comunque sufficiente per presentare un progetto di iniziativa popolare alle assemblee dei tre Stati.

Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto i cittadini dei tre Paesi a votare?

«Siamo discriminati nell’assegnazione delle risorse e sull’imposizione delle tasse. Per noi non ci sono grandi prospettive se restiamo sotto il dominio di Brasilia. Dobbiamo convincere la maggioranza dei deputati ad approvare il progetto», ha detto Celso Deucher, uno dei leader del Movimento Separatista ‘O Sul é o Meu País’ (Il Sud è il mio paese).

La maggior parte dei partecipanti ha votato per le seguenti ragioni: la corruzione politica e la crisi economica del Paese. I restanti elettori, invece, si sono lamentati dell’iniqua distribuzione dei fondi statali, che vanno per lo più a beneficio degli Stati poveri del nord. Motivazioni che si fanno ancora più pressanti se sommate allo scandalo di corruzione, noto come ‘Lava Jato‘, che ha portato all’arresto di politici e imprenditori e che ha fatto crollare la fiducia popolare nei confronti della classe dirigente.
«L’idea è radicale, ma credo che la separazione dal Brasile sia necessaria. Abbiamo un Paese che mostra di avere poca etica, un Governo molto centralizzato e poco aperto al dialogo. Inoltre, l’amministrazione va controllata e la corruzione va fermata» ha detto il banchiere Walter Germano Behz, intervistato dal giornale ‘Veja‘.

Tuttavia, la votazione non ha validità giuridica e la consultazione è servita, secondo gli organizzatori del movimento, per educare la popolazione sulla formazione di una nuova Nazione indipendente dal Governo centrale. L’idea è quella di voler creare un Paese futuro più liberale sia sul piano economico, dato che il Brasile oggi è uno Stato estremamente burocratico che non permette la nascita di nuove società, e sia in campo sociale, per garantire pari opportunità alle donne, ai neri e agli omosessuali.

La secessione dal Brasile, quindi, non avverrà in tempi rapidi, anche perché si dovrà tenere conto del primo articolo della Costituzione brasiliana, che afferma che ‘il Paese è formato dall’unione indissolubile degli Stati’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore