sabato, Maggio 25

Tratta di persone in Messico: lo sfruttamento in ‘paradiso’

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tratta Messico

Il rapporto sul sequestro è stato pubblicato nello stato del Chiapas, da cui proviene M.J.D.E. La sua famiglia sapeva che degli uomini l’avevano portata via. Era febbraio del 2014, e la giovane di 26 anni, insieme ad altre quattro donne, era in viaggio per Cancún, scortata dai rapitori. All’arrivo in questa città paradisiaca, sempre accompagnata da due uomini, “M” aveva chiesto di andare in bagno. Le era stato concesso, e lei ne aveva approfittato per chiedere aiuto a due suore che aveva incrociato sulla strada. Le religiose l’avevano aiutata ad arrivare fino alla procura di Quintana Roo, a Cancún, per denunciare il fatto.

È stato così che, il 12 febbraio di quest’anno, il Messico è venuto a sapere del caso della giovane del Chiapas nel sudest del Paese. Ha raccontato come è stata sequestrata a Tuxtla Gutiérrez, caricata su un furgone in cui si trovavano altre donne, tenuta in ostaggio da vari uomini e trasportata via terra al paradiso turistico messicano. Una volta arrivati a Tabasco, lo stato chiamato “Eden” per le bellezze naturali, sono state tenute prigioniere in hotel per poi seguire per Cancún. Secondo la polizia locale, questo caso sarebbe collegato a una rete di tratta di persone operante in questa parte della Repubblica messicana e dedita allo sfruttamento sessuale. La giovane è tornata in Chiapas e, dopo vari giorni di assenza, si è riunita con la famiglia. Storie come questa sono all’ordine del giorno nel paese.

Allo stesso tempo, a febbraio, il Senato della Repubblica ha approvato delle riforme alla legge che punisce questa attività criminale. La cosiddetta Legge generale in materia di tratta di persone in Messico include, dal 2014, nuove tipizzazioni del reato e pene più severe. Sono stati inclusi lo sfruttamento a fini pornografici, il turismo sessuale con minori, il matrimonio o la gravidanza forzosi, la servitù obbligata e la tratta di organi. D’accordo con la nuova realtà messicana, tra le tipizzazioni è stato introdotto anche il reclutamento forzoso per formare un gruppo armato. Allo stesso modo, questa legge federale riformata ha stabilito gli obblighi per le autorità statali, in particolare per quanto riguarda l’attenzione alle vittime.

 

LA TRATTA È DIFFUSA IN TUTTO IL MESSICO

La legge deve essere ripresa in tutte le entità della Repubblica ma, alla fine di ottobre, l’associazione civile “Commissione Uniti contro la Tratta” afferma che solo 16 dei 32 stati hanno “armonizzato” le proprie legislazioni locali con la legge generale per prevenire, sanzionare e sradicare i reati in materia di tratta, e che sei stati non hanno alcuna legge in materia.

«La prima cosa da fare è denunciare a gran voce questo reato», afferma il senatore Daniel Ávila Ruiz, membro delle commissioni per il turismo e le relazioni estere al Senato. Il legislatore messicano del Partido de Acción Nacional (PAN) ammette che questo reato non viene commesso solo nei paradisi turistici di Cancún o della Riviera Maya, nella regione di Quintana Roo, ma che «si sta verificando anche ad Acapulco (Guerrero) e nella Riviera Nayarita (Jalisco-Nayarit), e non solo con donne, ma anche con uomini».

Ávila Ruiz stima che, prima di tutto, si eserciti la tratta in Messico ai fini di commercio sessuale, seguito dal traffico di persone prive di documenti e dallo sfruttamento dei lavoratori. Da parte sua, la Commissione per il turismo della Camera dei deputati ha reso noto che le città con maggior incidenza del reato di traffico di persone sono Cancún (Quintana Roo), Tijuana e Mexicali (Bassa California), Nogales (Sonora), Ciudad Juárez (Chihuahua), Monterrey (Nuevo León), Matamoros (Tamaulipas), Acapulco (Guerrero), Puerto Vallarta (Jalisco), Tapachula (Chiapas), Tlaxcala (Tlaxcala) Città del Messico (Distretto Federale).

La Commissione nazionale per i diritti umani calcola che, in Messico, tra le 16 e le 20 mila persone siano vittime di schiavismo sessuale o lavorativo, e non esiste, ad oggi, alcuna stima che indichi quanti soldi generi quest’attività criminale a livello nazionale. Nel 2009, lo studio sul traffico umano dell’Ordine degli avvocati americani aveva rivelato che, in Messico, operano 47 bande dedicate alla tratta di persone, principalmente a fini di sfruttamento sessuale e lavorativo.

 

LE PERSONE TRATTE IN SALVO

Nel 2013, nel Paese, sono stati trattati ufficialmente 90 casi vincolati al traffico, secondo quanto afferma la richiesta di trasparenza pubblicata quest’anno dalla procura speciale per i reati di violenza contro le donne e di tratta di persone (Fevimtra), dipendente dalla Procura generale della repubblica (PGR). Di questi 90 casi, 78 erano di schiavismo sessuale, e 95 sono state le vittime tratte in salvo, ma le organizzazioni civili ritengono che questi casi siano ancora denunciati raramente.

«Tutti dobbiamo parlare, tutti coloro che sono legati all’attività turistica, le autorità e la società», suggerisce il senatore Daniel Ávila, e aggiunge che, purtroppo, è vero che ci sono persone sfruttate sessualmente. «Non sono solo donne messicane, ma anche di altri stati come la Colombia, il Venezuela e Paesi europei», indica Ávila Ruiz. Dati della PGR in materia giuridica e internazionale, e ottenuti tramite il decreto di trasparenza del governo federale, affermano che, tra il 1º di gennaio e il 31 dicembre 2013, la Fevimtra ha aperto 16 indagini per questo reato, quelle in cui erano coinvolti degli stranieri. L’autorità giudiziaria ha trattenuto 33 uomini e 18 donne, di nazionalità spagnola, venezuelana, boliviana e messicana, e lo stesso rapporto afferma che le indagini si sono estese agli Stati Uniti.

A giugno del 2014, l’agenzia per le indagini criminali della PGR ha reso nota un’operazione di polizia in una zona residenziale di Cancún. L’esercito è entrato in una villa e ha arrestato 15 persone come risultato delle indagini sul traffico in quella regione. La banda trafficava su vari percorsi nel sud del Messico, con legami in Colombia e Guatemala. Al gruppo sono stati confiscati 42 auto di lusso, 82 mila dollari, 650 mila pesos in contanti, gioielli, sei computer e telefoni cellulari. In uno dei nascondigli sono state trovate due donne colombiane e uomini guatemaltechi.

 

SCHIAVISMO

Per via della posizione geografica, il Messico è punto di partenza, di transito e d’arrivo dei traffici. I centri turistici e le grandi città attraggono anche gli stessi messicani che cercano lavori migliori. La frontiera nord attira coloro che vogliono arrivare negli Stati Uniti, arrivando dal centroamerica o dal sudest del Paese, due regioni che condividono la posizione geografica e la povertà; è questo un motivo per cui il lavoro forzato è un altro tipo di traffico che interessa il Messico.

L’università La Salle di Quintana Roo ha realizzato uno studio, finanziato dall’istituto regionale per le donne, che rivela che 4 donne su 10 che emigrano senza documenti vengono impiegate nelle zone turistiche di Cancún, Playa del Carmen e Tulum come domestiche o come donne delle pulizie negli hotel. Lo studio afferma che la maggioranza delle migranti viene dal Guatemala e dal Belice, e viene scelta proprio per questi lavori. 

Nel 2013, il caso di “Manuelito, il bambino umiliato” a Tabasco, aveva colpito il Messico. Il vero nome, fu poi scoperto, era Feliciano Díaz; il bimbo apparteneva all’etnia tzotzil del Chiapas, e mostrò il fenomeno del lavoro minorile che nasce dalla migrazione nel Messico del sud. Feliciano, di 10 anni, stava vendendo dolci e sigari nelle strade di Tabasco, quando un ispettore del governo lo aveva scoperto e aveva buttato a terra la mercanzia mentre il bimbo piangeva senza sapere che fare. Il fatto, registrato in video, è diventato famoso nelle reti sociali.

È stato così che il Messico si è accorto di quest’altro tipo di traffico di persone. Nonostante tutto, il fatto è stato documentato prima dalla Commissione per i diritti umani dello Stato dello Yucatán, dove uno studio ha dichiarato che gli abitanti del Chiapas lavorano come venditori ambulanti di dolci, sigari e prodotti artigianali, e sono pagati tre pesos l’ora. Le giornate di lavoro arrivano fino a 12 ore e chi li contratta, i cosiddetti patrones, fornisce, a pagamento, la stanza in cui dormire, da dividere con altri lavoratori. Così funziona l’affare del traffico.

 

LE SOLUZIONI

In Messico, si definisce tratta come «la cattura, il trasporto, il trasferimento, l’accoglienza o l’accettazione di persone, tramite il ricorso alla minaccia, all’uso della forza o ad altre forme di coazione, al rapimento, alla frode, all’inganno, all’abuso di potere o di una situazione vulnerabile, la concessione o il ricevimento di pagamenti o benefici, per ottenere l’accettazione del fatto che una persona abbia autorità su un’altra a fini di sfruttamento».

Il Paese si è impegnato a livello internazionale a dar vita a politiche pubbliche di lotta al crimine e di protezione delle vittime, e questo dal 2003, quando ha firmato il protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini. Dal 2007, è stato modificato il quadro legale per indurire le pene per i trafficanti di persone, ma attività come table dance, case di massaggi e agenzie di compagnia, per fare solo alcuni esempi, proliferano in tutto il Paese.

In città turistiche tra cui Acapulco, Tijuana, Los Cabos e Puerto Vallarta, si possono vedere donne, bambini, anziani e, addirittura, disabili lavorare nel commercio ambulante, nonostante vari comuni abbiano già le proprie commissioni speciali per prevenire il reato. È in questi giri commerciali che si nasconde il traffico, secondo quanto hanno denunciato organizzazioni e autorità. «La cosa migliore sarebbe lavorare insieme perché non venga commesso questo delitto», suggerisce il senatore messicano Daniel Ávila.

 

Traduzione di Emma Becciu

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