domenica, Luglio 21

Transilvania, terra contesa tra Romania e Ungheria Viktor Orban ha concesso ultimamente ben 675.000 nuove cittadinanze agli ungheresi della regione

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Transilvania, una terra misteriosa che evoca gotici paesaggi nebbiosi, la notte, i Carpazi e, archetipo ormai consolidatosi nell’immaginario collettivo, i vampiri simbolizzati dal Conte Dracula (che riprende un personaggio storico, l’impalatore Vlad Țepeș, III principe di Valacchia dello scrittore irlandese Bram Stoker).

Transilvania, terra rumena, ma anche un po’ ungherese e tedesca. Crocevia conteso di culture diverse in cui si confrontano diverse Weltanschauung. Il suo nome, derivato dal latino medievale, significa, ‘Aldilà della foresta’ come in rumeno (Ardeal) e in ungherese (Erdély) mentre in tedesco si chiama Siebenbürgen e cioè ‘sette città’ riferendosi ai borghi tedeschi che imperlano la regione come una corona.

La Transilvania subisce l’invasione romana della Tracia nell’antichità e dopo la caduta dell’impero romano, nel medioevo fa parte del Regno di UngheriaNel 1920 il ‘Trattato del Trianon’ sancisce il passaggio di questa terra contesa alla Romania, che d’altronde si era già unita il primo dicembre del 1918 alle altre province storiche rumene costituendo quella entità territoriale allora chiamata ‘Grande Romania’.

Nel 1910 i rumeni sono il 53.8% e gli ungheresi il 31.6% della popolazione mentre nel 1992 sono rispettivamente il 73.6% e il 20.7%La situazione si stabilizza fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. In seguito al secondo arbitrato di Vienna (30 agosto 1940) la Romania perdeva nuovamente, a favore dell’Ungheria, la parte del nord della Transilvania.

Nel giugno del 1941 la Romania scende in campo con le forze dell’Asse (di cui fa parte anche l’Ungheria) e nell’agosto del 1944 il Re Michele firma l’armistizio con l’Unione Sovietica e schiera l’esercito con gli Alleati, riconquistando militarmente la Transilvania insieme a loroIl passaggio formale di questa terra alla Romania verrà sancito poi dal Trattato di Parigi (1947) dove però la Romania perdeva altri due territori, la Bessarabia e la Bucovina del Nord, a favore dell’Unione Sovietica e il ‘Quadrilatero’ a favore della Bulgaria.

Sotto il regime comunista di Nicolae Ceușescu la maggioranza rumena si rafforzò (verso la fine il dittatore temeva un accordo tra Ungheria e Unione Sovietica sulla Transilvania) e alla dissoluzione del comunismo vi furono sanguinosi scontri etnici nel marzo del 1990 presso la località di Târgu Mureș tra ungheresi e rumeni.

I disordini furono sedati con il primo ministro di allora, Petre Roman e il presidente Ion Iliscu che cercarono di gettare acqua sul fuoco sulla vicenda. Attualmente Cluj-Napoca è la città più rappresentativa essendo anche la seconda città più popolata della Romania dopo Bucarest. Tuttavia, dopo i fatti del 1990, le tensioni non sono magicamente scomparse ma sono rimaste a covare sotto la cenere dei rispettivi nazionalismi.

Infatti, nel marzo di quest’anno, sempre a Târgu Mureș, ci sono state nuove manifestazioni della minoranza ungherese chiamata degli Szekler (o Siculi) per richiedere una maggiore indipendenza soprattutto amministrativa nella regione denominata, appunto, dello Szeklerand dove vivono 600.000 ungheresi. Liviu Dragnea, Presidente della Camera, ha respinto tutte le richieste come anticostituzionali.

Certamente la Romania ora si trova a contrastare il nazionalismo ungherese rappresentato dall’ ex liberale Viktor Orban che ha concesso ultimamente ben 675.000 nuove cittadinanze agli ungheresi della Transilvania. L’Unione Europea vigila.

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